kodachrome

Calimero è piccolo e nero. Anzi, è piccolo per natura – nella sua essenza di pulcino – ma non è nero in quanto geneticamente tale: le ragioni della sua colorazione risiedono nell’accumulo (a quanto pare indiscriminato, visti i risultati) di sporcizia, con la conseguenza che l’amata lavanderina-olandesina della Miralanza può chiosare uno dei più amati dei Caroselli con l’amorevole frase “Ci risiamo Calimero, siamo alle solite: tu non sei nero, sei solo sporco”, fatto salvo il risolvere cotanto amore nel gettare il suddetto pulcino all’interno di una tinozza piena di detersivo con perborato di sodio (se non addirittura dentro una lavatrice, ma tant’è, nel mondo magico può succedere).

Mi è tornato alla mente, Calimero, qualche giorno fa, dopo averlo abbandonato nel dimenticatoio dell’infanzia (per inciso, a scanso di equivoci: non ho l’età del primo Carosello, è durato tanto lui ed io ho fatto in tempo a coglierne i colpi di coda), quando prepotentemente mi è tornato davanti agli occhi, trasformato in “clip gommosa” per le ciabatte tipo-Crocs del nostro primogenito.

Ovvio che questo abbia aperto un vaso di Pandora di ricordi. Inevitabile, dopo aver decantato Calimero come se fosse un eroe del nostro tempo (!), dare anche un seguito di immagini in movimento all’immaginario che M. si era costruito attraverso il racconto di quel pupazzetto di un centimentro che occupa il su sovrascarpa. Non avevo dubbi che
la rete fosse piena di filmati, forse alcuni ripescati dall’archivio storico RAI – ma non escludo che qualcuno sia la digitalizzazione di materiale ripreso in originale quattro decadi fa, magari su qualche protomodello tipo il VCR Philips con i primi nastri magnetici da mezzo pollice in bobine chiuse. E allora, guardiamo il Carosello.

Martino ne è stato incuriosito, apparentemente nè più nè meno di quanto sia incuriosito dai video della Pimpa.
A me, ha lasciato in mente una piccola riflessione nata lì, mentre osservavo, dopo le vicissitudini del pulcino nero, la grazia con cui la donna ripresa dalla pubblicità ammirava controluce il risultato del lavaggio. Era, ovviamente, in bianco e nero.
Pensavo a quanto sia stato enorme il salto culturale, antropologico, nel “pensare a colori”, e soprattutto nel vivere a colori, e non appunto in bianco e nero. Il primo passaggio, quello mentale, l’ha sicuramente aiutato la fotografia.
Ma c’è qualcosa di più.
Quando ripenso ai vestiti dei miei nonni, quando osservo la cucina, e i suoi ammennicoli, della casa in Toscana, o le lenzuola, e le coperte, quando apro il baule degli oggetti dimenticati, e vi trovo i quaderni, o gli oggetti di casa, o del bagno (i rasoi, le boccette del profumo), i primi elettrodomestici (ah, il tostapane!), quando vedo le carrozzerie delle macchine degli anni ‘50, quando entro nelle case liguri con i pavimenti in graniglia, ecco, in tutti quei momenti in cui fisicamente incontro un qualche oggetto di prima di quarant’anni fa, ho come la percezione che i nostri nonni, e forse anche i nostri genitori se un po’ anziani, non solo pensassero ma forse anche vivessero in bianco e nero (con tutte le possibili variante di tonalità nel grigio e rare punte di colori naturali, tipo quelli del legno).

Oggi fatico ad immaginarmi una realtà circostante non colorata. Quando mi vesto, quando salgo sulla bici rossa, quando osservo le icone sul monitor, quando entro in un mercato o in un supermercato. Anzi, a volte mi stupisco se un oggetto in commercio si trova solo in bianco, o in nero, magari proprio per ragioni di estetica. Oggi, il bianco e nero è una scelta, a volte anche di lusso (tipo quando vai dal fotografo e chiedi una stampa B&N).
Chissà se veramente si aveva, allora, la percezione di vivere “B&N”. Chissà se l’emotività del quotidiano ne era condizionata, o se il passaggio al mondo a colori è stato talmente graduale da far dimenticare come fossero le percezioni precedenti.

Credo che sarà il prossimo – e primo – interrogativo che porrò a chi ha l’età per rispondermi. E chissà se, a qualcuno, una qualche piccola sensazione è rimasta di quel passaggio, di quando la vita attorno (forse grazie anche al rullino di una reflex), ha iniziato a pensare – e vivere – a colori.

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2 thoughts on “kodachrome

  1. E quando vedi vecchi filmati recuperati e resi a colori non ti sembra stridano un po’?
    Comunque Calimero a me torna in mente spesso: era portatore della sindrome “nessunomiama” e ogni tanto, quando qualcuno attacca questo ritornello, lo chiamo con il nome di questo pulcino.

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