il tempo in cui i maialetti facevano la palla nel tufo

C’è un paese scavato nel tufo. C’è il vento della Maremma, al crocevia tra la Lente e il Meleta. C’è il Seminello, che per me non è un vicolo, ma “il” vicolo. Ci sono “i vecchi” del Ghetto e di Capisotto, seduti lungo la strada a veder passare gente, storie e forse la storia. Scavate nel tufo ci sono le cantinelle, che a fine agosto aprono i portoni alla scoperta del vino, del formaggio, e dei salumi invecchati nel tufo. C’è l’umidità della sera, che sale dalla valle. Ed a camminare, e rotolarsi, nel tufo ci sono – anzi c’erano – miriadi di piccoli isopodi, tra i pochi crostacei a colonizzare le terre emerse: uno zoologo li nominerebbe “Armadillidium vulgare, comunemente chiamato porcellini di terra, porcellini di Sant’Antonio, onischi”. Ma se chiedete giù per il Ghetto, vi risponderanno solamente se li chiamate con l’unico nome con cui li conoscono: maialetti. E aggiungeranno: “quegl’insettini che s’appallotteno” .

Già, chissà dove sono finiti, quelle migliaia e migliaia di maialetti che popolavano le serate estive sul terrazzino del Seminello e degli altri vicoli, entrando e uscendo da labirinti di tufo con meticolosa passione, che “s’appallottaveno” appena ti avvicinavi con un dito, con un bastoncino di legno, a volte sembrava perfino con il solo sguardo. Spariti, evaporati. La gente dirà “è colpa che ‘un c’è ill’umidità”, o forse “chissà quali sostanze gli hanno buttato”, o “è colpa che fa più caldo”.

Forse semplicemente se ne sono andati, d’altronde se lo fanno i giovani del paese non ci si chiede mica troppe spiegazioni: “so’ annati a cerca’ lavoro, qui ‘un ce n’è”  basta e avanza.

Mi rimane una flebile speranza che si siano solo nascosti, in quei pertugi di tufo, forse più per incorreggibile ottimismo che per reale convinzione che i maialetti compagni di infanzia e gioventù torneranno ad abitare quei luoghi. O forse semplicemente perché faccio fatica a spiegarmi come si possa andar via da lì, così, senza una valida spiegazione, se non per tornare dopo un po’ di tempo dicendosi: ben ritrovati, e grazie per la paziente attesa.

 

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