una storia sbagliata

Yoshitaka, come tutte le mattine salvo interventi d’urgenza, alle otto meno dieci si trova di fronte all’ascensore dell’Università di Toho, a Tokyo. Lavorare come anestesista e rianimatore è passione innanzitutto, ma è anche l’antitesi della regolarità degli orari. È routine, più spesso di quanto non si creda, perché in programma, fortuna vuole, ci sono più spesso piccoli interventi o sedazioni per indagini diagnostiche piuttosto che chiamate notturne durante la reperibilità.

O meglio, ci sarebbero anche le chiamate notturne, ma il “sistema” sanitario è decisamente mal organizzato, mal gestito e mal funzionante: poca programmazione e pochi controlli. Ma se diventi medico, lo sei a vita, senza necessità di rinnovo o di aggiornamenti. E così i medici si concentrano nelle città, anziché nelle periferie urbane, più attirati dalla clinica e dalla ricerca come specialisti che dalla quotidianità ospedaliera. Solo che con queste condizioni entrare in Università, e fare strada, è una sfida: se il sistema è malato, bisogna sopravvivere.

Yoshitaka, come tutte le mattine salvo interventi d’urgenza, alle otto meno dieci si trova di fronte all’ascensore dell’Università di Toho, a Tokyo. Salirà al quarto piano, nel suo studio, di fronte al Toshiba da 15 pollici. La giornata di oggi prevede la conclusione della scrittura del paper sul Granisterone da mandare al British Journal of Anaesthesia. La giornata sarà lunga, il paper va spedito il prima possibile e se anche questo articolo va in porto c’è in ballo un grosso finanziamento.

C’è un mondo di cui i ricercatori rischiano d’esser schiavi. Quello da cui può dipendere il tuo lavoro, il tuo precariato, la tua sussistenza. È quello dell’impact factor, quello che ti chiede di pubblicare se non vuoi essere “tagliato fuori”, quello delle riviste a pagamento, quello di revisori accondiscendenti per clientelismo o viceversa oppositivi per necessità o interesse. Quello meritocatico e delle riviste controllate da “Editorial boards” che sembrano dependance dei grossi istituti di ricerca, di cliniche o università statunitensi. La ricerca è anche questo. Mondo bastardo e vile.

Yoshitaka, come tutte le mattine salvo interventi d’urgenza, alle otto meno dieci si trova di fronte all’ascensore dell’Università di Toho, a Tokyo. Chissà se lo spedirà, oggi, il paper sul Granisterone.

Recentemente, accurate indagini di riviste ed università hanno concluso che i dati di decine di articoli “fabbricati” da Yoshitaka Fujii nel corso della sua carriera sono stati falsificazioni di proporzioni epiche. Almeno la metà delle circa 200 pubblicazioni di cui è autore, sulle risposte ai farmaci dopo intervento chirurgico, sono in previsione di ritrattazione e cancellazione entro il prossimo mese. 

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