fuori dalla comfort zone

Decisi che avrei letto il libro dopo aver ricevuto la mail di Nicoletta. Il soggetto della mail era “Fuori dalla comfort zone“, ed era una di quelle mail che Nicoletta scrive periodicamente agli amici di vita e di letture, raccontando e consigliando un testo. Ne riporto integralmente il contenuto: “Uscite dai gialli seriali, dalle storie di matriarcati esotici, donne in crisi, viaggiatori e bambini ed entrate in questo libro spigoloso e triste dal titolo bellissimo. E’ un libro appassionante, densissimo e faticoso da leggere ma ti porta dove mai avresti pensato, dove tutto è nuovo, fuori dal  rassicurante panorama in cui non c’è più niente da scoprire. Una simile emozione merita la fatica. Difficile definirlo, è un po’ un romanzo, un po’ una biografia, un saggio, una lunga invettiva, parla di quasi tutto il tempo che abbiamo conosciuto e si svolge a Milano. Non ultimo dei suoi meriti, ogni tanto, leggendo,  ho rivissuto l’atmosfera, l’odore, il colore di Milano com’era quando ci sono arrivata a metà degli anni ’70 e ho pensato che per fortuna qualcuno era riuscito  a farla rivivere così intensamente ché non sarebbe andato perduto tutto quel tempo.

Amo questo tipo di condivisione, questo piccolo circolo letterario telematico. Amo i consigli di Nicoletta. E non resisto alla tentazione.

Dopo un breve giro di telefonate per verificare le disponibilità mi recai in Feltrinelli, unica libreria tra le contattate  in cui rimaneva l’ultima copia del libro, di non immediata reperibilità – l’editore è minimum fax (curiosa alchimia: proprio in questi giorni mi è capitato di passare per assoluto caso, a Roma, davanti all’unica libreria dell’editore, nel cuore della movida trasteverina). Per un po’ di tempo è rimasto lì, nell’angolo in basso a sinistra della libreria, soverchiato dal rapporto ahimè sempre sfavorevole tra i libri che vorrei e quelli che umanamente riesco a leggere (in questo, fortunatamente, l’essere pendolare mi aiuta moltissimo). Qualche giorno fa è venuto, prepotentemente, il suo tempo. E la mail di Nicoletta è ricomparsa alla mente altrettanto prepotentemente. Perché, per me, “Assalto ad un tempo devastato e vile” é tutto quello che Nicoletta scrisse, oltre alla scoperta che dietro a quel titolo folgorante e melodico è tanto – infinitamente – di più.

È rabbia, è perdersi nei pensieri, è un j’accuse misto tra realtà e fantasia, è una storia di emigrazione post-bellica dalla Sicilia a Milano, è storie d’amore felici ed infelici, è emozioni e relazioni, è una lucida sfida al produci-consuma-crepa, è questo, è quest’altro, è…. È davvero ostico, Nicoletta, hai ragione, alle volte viene voglia di piantarlo lì, vorresti dirgli “smetti di piangerti addosso”, vorresti dirgli “smetti di giocare con le parole”, vorresti dirgli basta, a Genna. E poi però l’assalto ricomincia, ricomincia l’odore della periferia milanese, la nausea del Molise-Calvairate e il vuoto dei magazzini degli spedizionieri, ma ricomincia anche la spietata demolizione di imbrogli e seduzioni spiritual-religiosi, ricominciano le storie di immigrazione, precariato, prostituzione, ricomincia e allora speri che non finisca. E diventa il ricordo, struggente e mai retorico, di Primo Moroni; diventa il portarti dentro all’intreccio tra la quotidianità del lavoro in corsia ed il fascismo architettonico dell’ospedale di Niguarda; diventa Milano scrutata dall’alto della Torre Velasca con disarmante lucidità; diventa la storia di un folle esperimento sociale di vago stampo totalitarista; diventa un viaggio urbano e nel cuore dell’animo umano. Diventa l’irrefrenabile voglia di scrivere queste parole quando ancora manca qualche pagina a finirlo.

Grazie, amica. E attendo la prossima per il “circolo dei lettori”.

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3 thoughts on “fuori dalla comfort zone

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