ancora una volta, uno stato contro se stesso

We need some other kind of madness and violence”.
[A.Huxley – Brave New World
]

Fin da quand’ero piccolo, per me il paese è sempre stato quello delle ciminiere della centrale. D’altronde, per chi non è autoctono ma abita – come me – a qualche manciata di chilometri di distanza, non c’è altro che salti all’occhio in maniera così preponderante come le ciminiere a strisce rosse e bianche della centrale termoelettrica. Ho un ricordo chiaro di quelle ciminiere, dalla cima del Monte Barone. Fu una ventina d’anni fa, il mio primo duemila tutto d’un fiato, millequattrocentometri di affascinante salita ed una vetta piena di fascino, di quelle a punta come le vedi solo nei fumetti, lo spazio minimo calpestabile e poi solamente immagini a perdita d’occhio, trecentosessantagradi che ti riempiono l’anima. Loro, le ciminiere, erano là, a cinquanta chilometri di distanza in linea d’aria, infinitamente minuscole, eppure c’erano, un puntino, a bucare ignobilmente lo sfondo che il cielo terso ci stava regalando in quella giornata.

Turbigo è un legame inscindibile con le ciminiere della centrale. Quella che s’appoggia all’alzaia del Naviglio. Quella che dagli anni ’30 ha regalato al territorio Energia, Lavoro e Ricchezza. Ma anche quella che ha devastato il territorio del parco del Ticino, quella di cui sette dirigenti sono indagati per omicidio colposo per la morte di otto lavoratori a causa dell’amianto – e il processo è iniziato pochi giorni fa, poco più di due settimane, e non lo sa nessuno, ma se si cerca su gugol si trova tutto.

Turbigo è un territorio ferito dalla centrale, provato dal continuo passaggio degli aerei in atterraggio a Malpensa; Turbigo è un parco naturale, quello della valle del Ticino, violato dal cemento.

Turbigo sono i campi della vecchia via della Molinara, quella che portava al fiume. Turbigo, da qualche giorno, è un paese in lotta contro la proprio giunta comunale, perché su quel territorio martoriato è comparsa all’improvviso la prospettiva di una nuova centrale, proprio lì, nella storica via della Molinara. A biomassa, dicono, ma non sanno spiegare come funzioni e non si sa se sia davvero bio oppure è solo un modo per dire che inquina lo stesso, ma con delicatezza. Intanto quel che è certo è che brucerà, la legna di scarto – e i prodotti con cui è stata trattata – e che quella legna arriverà da lontano.

Turbigo oggi è una storia malata, di commesse per milioni di euro, di immagini truccate e ritoccate per far approvare il progetto, un progetto approvato in fretta e furia all’ultimo istante ed all’insaputa di tutta la cittadinanza; Turbigo, oggi, è una storia di lavori che incominciano a poche decine di metri dalle abitazioni. Turbigo, oggi, sono armi e forze dell’ordine di fronte al cantiere, per evitare che possano nascere presidi. Turbigo, oggi, diventa un interrogativo, lo stesso dell’alta velocità in Val di Susa o nel Mugello, lo stesso della base militare di Vicenza, del Mose o delle grandi navi di Venezia, del MUOS a Caltanissetta, dell’autostrada tirrenica: che Stato può essere quello che fa di tutto per mettere i cittadini contro se stesso? E che difende con le armi le proprie nefandezze? Turbigo oggi è la peggiore politica, la peggiore etica che oggi possiamo incontrare.

Turbigo, ora, è anche una cittadinanza che si sta organizzando, che forse si è svegliata dal torpore della centrale e che, dal basso, sta provando a sfidare la peggiore politica.

Non sono un giornalista, né per mestiere né free-lance, tantomeno ho la pretesa che questo post sia didascalico o esaustivo di quanto sta accadendo – ma, anche in questo caso, se si cerca su gugol, si trova tutto. Anzi. Questo post è semplicemente un invito. Ad esserci, a divulgare, a ricominciare – ancora una volta – a resistere.

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2 thoughts on “ancora una volta, uno stato contro se stesso

    • Come dicono in valle, “a sarà düra”. Meno di un mese tra quando è emersa la notizia e l’apertura del cantiere (blindato)… se non è dolo questo… a parte il sospetto che ci sia dietro ben altro. Il primo strumento di resistenza è l’informazione, è divulgare, è il non-silenzio. Grazie (e tienici aggiornati sulle grandi navi, se sfugge qualcosa).

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