corde

Il viaggio in treno, per un pendolare, è uno dei metri di misura della lettura. È innanzitutto un riferimento temporale. Anziché: “Questo libro lo leggi in un batter d’occhio” (scontato), oppure “Non finiva più, ho impiegato una vita a finirlo” (esagerato), o ancora “Questo lo si legge al massimo in una settimana” (che poi, è tutto relativo: una settimana da mattina a sera? O una settimana dieci minuti prima di addormentarsi?) il pendolare ha un metro che dipende esclusivamente dalla tratta: leggere un libro in tot viaggi in treno.

Ma leggere in treno, per un pendolare, è anche e soprattutto una storia da raccontare, è un insieme di sensazioni, sono parole – quelle dei libri – che accompagnano percorsi di metropolitana quotidianità.

Leggere in treno, al mattino, in quell’atmosfera sospesa a metà tra i sogni della notte che, piano piano, si fanno lontani e la bicicletta, il caffè dell’Ivano ed il lavoro che aspettano all’arrivo a Milano. Leggere con gli occhi socchiusi e con a fianco, nelle giornate terse, i colori dell’albeggiare sul Rosa (sì, sono tra i fortunati che, salendo sul treno al mattino, se lo vede affacciato al finestrino, imponente e sfacciato, come un eterno richiamo). Leggere, in mezzo al vociare del vagone ed alle storie che volti noti e meno noti raccontano ai vicini e compagni di vaggio.

Leggere in treno è uno dei miei significativi “momenti di trascurabile felicità”, come l’affascinante titolo del libro piccolo piccolo (Piccolo, come il cognome dell’autore: nomen omen) che si legge in due viaggi in treno (ecco, l’unità di misura) e che mi ha accompagnato in queste due passate mattine. Breve ed essenziale, come le storie minuscole ed i fugaci momenti (di trascurabile felicità, appunto), che ne costituiscono l’anima e che restano sospesi, con delicatezza, a segnare un confine labile labile tra piacere, gioco, feroce ironia, cinismo e ossessioni del particolare – che poi è la parte più divertente: scoprire quanto “paranoici” possiamo essere nei momenti e negli episodi apparentemente più insignificanti della giornata. In che bel viaggio ci si trova, a immaginarsi quei momenti, per le strade e le case di Roma. Istanti di relazioni umane, istantanee di eventi che sembrano essere usciti da una fantasia fuori dal comune e sono invece, semplicemente, disarmante realtà. E la sensazione permeante che per anche un solo istante siano stati momenti di inaspettata, o ricercata, o improvvisa, o improbabile, o trascurabile felicità- così permeante che è quasi impossibile non riuscire a immaginarne anche un solo personale, di quei momenti, vicino o lontano nel tempo ma personale.

L’altra sera, dopo anni, ho ripreso in mano la chitarra per suonare in compagnia: un compleanno festeggiato a sorpresa, una birra e una pizza a far da movente. La mia vecchia chitarra modello Clarissa, una classica dal nome improbabile prodotta anni or sono da tali fratelli Polverini, ma che oltre ad aver accompagnato me da quando ero adolescente ha fatto la storia di svariate generazioni del secolo scorso. Il plettro, un gettone di plastica trovato per caso nel portafoglio. L’accordatura, a dispetto del tempo passato, perfetta. Gli amici argentini che cantano le appassionate e rivoluzionare melodie di Mexico insurgente di Ismael Serrano. La musica che risuona, le dita che – quasi non si fossero accorte del tempo passato – tornano a scorrere, leggere, sulle corde. Un piccolo momento di (non) trascurabile felicità.

2012-12-04 00.49.02

Annunci

14 thoughts on “corde

  1. quanto l’ho amato quel libro minuscolo, di quella felicità non urlata che permea tutta la nostra vita e quasi non ce ne accorgiamo. Il controllore, quando oltre a chiedere il biglietto dice grazie e fa un sorriso, quel piccolo scambio di umanità io lo trovo uno di quei momenti lì, che ci fa sentire più vivi dopo aver incontrato -anche solo brevemente- l’altro.

    Mi piace

    • mi hai fatto venire in mente, a questo proposito, quell’istante in cui il controllore passa e anziché chiedere il biglietto o la tessera (e magari sei seduto e stai lavorando con lo zaino appoggiato sulle gambe, e il PC sopra lo zaino, e la tessera te la sei dimenticata nella giacca sul portaoggetti, e magari anche nella tasca che è finita all’interno della giacca ripiegata etc etc etc), ecco, quell’istante in cui il controllore ti guarda e chiede semplicemente “Abbonati?” e se ne va ricambiando con un sorriso il tuo cenno d’assenso…

      Mi piace

    • È vero, capita a volte di riconoscerla a posteriori. La bellezza forse sta anche nella memoria e nel racconto che ti fa rivivere le sensazioni.

      Mi piace

  2. potrà sembrare ipocrita, ma invidio a chi è pendolare (o a chi in generale va al lavoro coi mezzi) proprio il fatto di poter avere un momento di lettura quotidiano, magari con un paio di cuffiette a cullarti con buona musica contemporaneamente.
    Questa però è l’unica cosa che invidierei….per il resto hai tutta la mia stima anche per doverti alzare all’alba

    Mi piace

    • Ma sì, è vero, in tanti anni di pendolarismo alla fine, per necessità o per virtù, si impara a godere di quel tempo, in tanti modi diversi: chiacchierando, leggendo, scrivendo, o a volte semplicemente rilassandosi, dormicchiando o guardando fuori dal finestrino. Poi ci sono le cose da non invidiare, tipo quello che sta accadendo in questi due giorni: “Si avvisano i signori viaggiatori che a causa di un inconveniente tecnico al sistema informatico di gestione turni e presenza del personale Trenord, si segnalano possibili disagi con cancellazioni e riduzioni dei treni su tutta la Rete” (…!)

      Mi piace

  3. ho fatto un anno solamente da pendolare, il primo di università. totale 3 ore di treno al giorno, con orari assurdi, 4 o 5 giorni la settimana. è stata dura, avevo anche imparato a studiare in treno, che non è una cosa facile facile. però se penso a quei viaggi, penso a Proust, letto quasi tutto pendolando. ed era bello leggerlo lì, nel casino, starsene a Parigi un centinaio di anni prima.
    certi giorni quei viaggi erano pesanti, altri giorni incontravo qualcuno caro e il tempo volava. ora penso che a volte ci vorrebbe uno stop forzato, un momento in cui non puoi fare altro che dedicarti a te stesso in un modo vincolato dal luogo. senza l’impegno di guidare, di interagire, di fare. ogni tanto mi manca. spesso no, però.

    Mi piace

  4. ci vuole, a volte ci vuole davvero. ecco, ad esempio oggi è un giorno di quelli, in cui bramo quell’ora di viaggio per staccare la mente dalla giornata lavorativa pesa e bigia (e mi manca ancora un po’ prima di poter andare a prendere il treno, sic). staccare la mente leggendo o magari, semplicemente, liberando i pensieri immerso nelle “luci nel buio di case intraviste dal treno”.

    Mi piace

  5. Pingback: PICCOLO: “MOMENTO DI TRASCURABILE FELICITA’” (reblogged) | ToMeTooYou

  6. Leggere in treno, per me, è un lusso ormai un ricordo. 15 anni fa cominciai d utilizzare, essendomi trasferita, la linea CO-MI delle nord..
    Man mano che passavano gli anni fu sempre piu difficile sedere. Ora la massima aspirazione è un posto in piedi. Un lusso è se non ti capita accanto qualcuno che non conosca il sapone, o che non sia mangiato una piantagione di aglio la sera prima, o che non sbraiti al cellulare per 30 minuti senza tirare il fiato. Ecco, questo ormai è il lusso. Un libro tra le mani è solo un sogno.

    Mi piace

ammennicoli di commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...