ragazzacci

Meglio montarle prima, le luci, perché siamo già in ritardo e prima delle nove le gente comincia a entrare in sala, e allora dài, passami la prolunga che intanto tiro su la piantana, merda non ci arriva, proviamo di lì, no spara negli occhi, cerca un riduttore per quella presa, niente non ci va è quella piccola e poi questi sono par da mille watt, carichiamo troppo, ok, non importa metti lì il mixer e poi ci pensiamo dopo che arrivano i ragazzi, ciao ragazzi, bentornati, si ricomincia, oggi sarà una corsa contro il tempo, lo sapete? ci siamo tutti quelli che ci devono essere, sì insomma dobbiamo dirvi una cosa, poi si può cominciare, lo so, non è facile, è capitato l’altro giorno… ci sono tutti, e anche se il corso finisse qui sarebbe già un successo perché, diamine, non ci sono solo i ragazzi dell’istituto, no, ci sono anche i ragazzacci, “gli sgarrupati del parco” come li chiamano gli educatori, e davvero ci sono stati fino in fondo, forse perché era una sfida, forse perché oggi si corre che il tempo non basta, forse perché questo è un teatro un po’ strano, da fuori di testa, e allora “oh, ci sto dentro”, perché si raccontano le proprie storie, minchia posso dire minchia sul palco, sì, dillo, tira fuori la rabbia, ma il palco no, non c’è, siamo lì in mezzo alla gente, e la gente entrerà in scena? davvero? sì, non preoccupatevi, ci siamo noi, vi accompagniamo in questo viaggio, spieghiamo, ma ora corriamo, che il tempo non basta mai, un gioco e poi via i modelli sono tre e non due per cui noi ci si dividerà tra un gruppo e l’altro ma ce la facciamo, ma cos’è? anche le prove della musica qua a fianco, non si sente nulla cazzo, dai uno via l’altro, proviamo, gli oggetti di scena sono lì, cosa vuole il tuo personaggio in questo momento? chi sta subendo la situazione secondo voi? di cosa hai bisogno per tirare fuori più rabbia? ok, rinforza quell’aspetto, ora dài che stanno per arrivare anzi sono lì fuori si sta per iniziare, buonasera a tutti, benvenuti, le storie che vedrete stasera, storie di vita, è stato il lavoro dei ragazzi, voi però sarete protagonisti, è un teatro un po’ particolare, proviamo a cambiare, vi chiediamo di sostituirvi all’attore che subisce, partiamo che è tardi, purtroppo il tempo è tiranno, forza la prima scena.

È andata. Anche stavolta, è andata. Volti sereni, entusiasti, stupiti, incuriositi, e gli educatori raggianti. Che bello. Ogni volta un piccola magia, nonostante il tempo sembra non basti mai. E ci sono stati tutti, in questa delirante corsa contro il tempo di oggi.

No, quasi tutti.

A., il suo tempo ha deciso di prenderselo qualche giorno fa, e ha scelto che durasse un istante, il tempo di un soffio. Il tempo di un salto nel vuoto. Forse ce la farà, forse nonostante tutto lo tireranno dentro per i capelli, chi lo sa. Mi chiedo se abbia senso, provarci, e non sono in grado di dare una risposta. Ci siamo incontrati, scoperti, incrociati per un tempo brevissimo. Durante il corso avevi un’aspettativa, “durante lo spettacolo vorrei essere felice”. Ecco, quello che volevo dirti è solo che, anche se non c’eri, i ragazzi ce l’hanno messa tutta, per darti la loro risposta. Davvero. Volevo dirtelo, anche se quello che è uscito è un post mezzo sconclusionato scritto di getto al termine di questa lunga e delirante giornata. Ce l’hanno messa davvero tutta.

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6 thoughts on “ragazzacci

  1. Le soddisfazioni del teatro e dell’educazione… bellissime parole soprattutto perchè sono “di getto” e quindi con quella leggera sovrastruttura mentale che mettiamo nelle correzioni e nelle riflessioni.

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    • Ti ringrazio, davvero. Anche perché se avessi aspettato oggi, a rileggerlo ora, credo che forse non avrei scritto nulla (e, per inciso, che fatica il giorno dopo… ma è quella fatica piacevole da provare).

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  2. Questo post ha il sapore delle cose fatte con passione. E’ vero. Contiene tanta tensione, insomma, io la sento e si rilassa nella parte finale. Forse le parole avevano veramente urgenza di esprimere.

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    • Sì, l’altra sera scrivere è stato liberatorio. Non tanto per la tensione, normale, di un percorso che finisce o dei minuti che passano e sembra sempre di non riuscire a finire in tempo una scena o un modello, oppure per la preoccupazione che i ragazzi stiano bene, e siano tutelati; queste cose ci sono ma ci stanno, è anche piacevole e stimolante, e poi a questo ci si “abitua” (passami il termine). Il fatto è che per tutta la giornata, e poi tornando a casa, non riuscivo a togliermi dalla testa la scelta di A, la scelta di farla finita così, che si contrapponeva a quell’immagine (apparentemente) serena che avevamo conosciuto durante il gioco teatrale. Realizzo oggi che forse quello scrivere liberatorio è stato semplicemente il tentativo di non pretendere di dare una risposta…

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