improbabili nostalgie

Nostalgie dal sapore un po’ retrò, quelle che ti prendono certi giorni in cui il ventunesimo secolo ti sta proprio qui. Tipo oggi. Forse contribuisce il fatto che sia il terzo giorno di un calvario di lavoro informatico in corso, fatto sta che alcune – improbabili – nostalgie affiorano.

Nostalgie delle musicassette, di quando ne avevo venti e le ascoltavo tutte. Dei gesti amabilmente rituali di, nell’ordine: riavvolgerle con la penna per risparmiare sulle pile, aprire lo sportellino, soffiare via la polvere con decisione, inserire la cassetta, chiudere fino al clack, premere play ed in quel momento sperare di aver riavvolto la cassetta abbastanza tesa da non sentire il nastro aggrovigliarsi irrimediabilmente tra le testine. Venti, trenta cassette (si diceva copiate, non masterizzate, a curioso etimologico onore dell’omologazione culturale e non dell’elevazione intellettuale) che portavo dovunque in uno scomodissimo parallelepipedo (per dovere di cronaca oggi, di ennemila emmepitre in uno scatolino di pochi grammi, fatico a variare l’ascolto di più di una manciata).

Nostalgie, di quando in bici s’andava in due, uno sulla canna, le gambe incrociate davanti e lo zaino appoggiato sul manubrio; ed era normale, perché un passaggio in bici si chiedeva, se chi era ai pedali non l’offriva prima. Non c’era pavée, non c’era salita cittadina da non affrontare, c’erano solo chiacchiere ed eventuali imprecazioni. Oppure, nostalgia di quando si giocava a pallone per strada, col campo disegnato coi gessetti, e se passava una macchina si faceva la cosa più semplice: ci si spostava, la si lasciava passare, e poi si riprendeva. Palla o campo? Palla, ci mancherebbe.

Nostalgia di quando aprivo la cassetta delle lettere al ritorno a casa alla sera. O di quando si chiudeva alle proprie spalle la porta del fotografo con in mano un rullino sviluppato che, sì, era il tuo rullino, ma a cui mancava la scoperta del risultato, a che lo diventasse veramente fino in fondo. Ventiquattro o trentasei foto più tre in omaggio, per l’esattezza.

Nostalgie di gesti che sembrano lontanissimi, eppure non è passata un’eternità. Chissà cosa è capitato in questi vent’anni. Chissà.

Nostalgie che comunque domani, probabilmente, passeranno. Oggi, hanno il vago – e improbabile – sapore di neoluddismo.

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30 thoughts on “improbabili nostalgie

  1. nostalgie delle cassette registrate con le canzoni della radio, pronta con il dito sullo stop appena il dj ricominciava a parlare, imprecando ogni volta.
    delle bici molleggiate che cercavo di farmi prestare.
    del giocare dentro il copertone di un camion nel giardino dell’asilo.

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    • la mia fortuna, in quegli anni, era di lavorare (beh, lavorare è una parola grossa… divertirmi, diciamo) in una radio, conducendo trasmissioni di intrattenimento e informazione. per cui, anziché dover stare con il dito sul tasto rec, potevo attingere a piene mani ad un archivio discreto di vinili e musicassette… (prima o poi credo che lo scriverò un post su quel sottoscala radiofonico un po’ bohémien)

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  2. Le cassette dalla radio….e quando era arrivato lo stereo che si poteva programmare le prime volte stavo a guardarlo per vedere se davvero si sarebbe acceso e spento all’ora giusta, e le collezioni delle gommine, e e i film della sera in TV che iniziavano ad orari sensati e che guardavamo tutti insieme e il trillo del telefono e il modo di comporre i numeri con il dito e la ghiera…neoluddista inevitabile. Adoro la tecnologia e i suoi progressi ma non so perché mi ritrovo sempre con meno tempo libero ogni anno che passa…

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    • me lo chiedo spesso, se il ti-faccio-risparmiare-tempo della tecnologia si traduca a volte in meno tempo libero. per ora, quel tempo libero, cerco di tenerlo stretto, senza nulla a che fare con qualcosa che abbia un alimentazione di corrente.

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  3. Quando la cassetta preferita diventava una sorta di stella filante accartocciata perché te l’aveva mangiata (come del resto diceva il suo appellativo) era una disgrazia. Mi sa che più o meno siamo lì. Siamo degli stessi anni. Sai che ne ho ancora scatole da scarpe piene? comprese quelle copiate? Le ascolto in auto. Perché ho un’auto vecchiotta senza lettore CD…

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    • io, per ora, custodisco la vecchia e amata reflex. non sono riuscito a “liberarmene” con l’avvento del digitale. non la sto usando, ma un giorno o l’altro vado a cercare un rullino e la riprendo in mano. anche solo per rigodermi un po’ l’emozione della sorpresa, uscendo dal fotografo.

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    • “ma sei ancora al telefono?!? è un’ora che sei lì, ma quanto ci stai?!? che cosa avrete poi da dirvi, che vi vedete tutti i giorni?!? muoviti che fra poco è pronto da mangiare!” …e chi non se l’è vissute, queste scene di vita familiare, non sa cosa s’è perso. ecco.

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  4. il duplex! il duplex!
    “gloriaaaa siamo in duppplexxx!” questo era il grido che sentivo poco prima di sentire tu-tu-tu-tu
    sua nonna le staccava sempre la presa, così, a priori, indipendentemente da quanto tempo fosse al telefono.

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  5. ragazzi miei su questa strada andiamo in discesa, senza freni e c’è pure la strada bagnata. Comunque tutto questo hardware e software mica m’ha fatto felice. Continuo ad ascoltare musica su un due telai analogico, ho tenuto tutto quello che consente di leggere quello che ho conservato e so che non è utile parlare di video 8 o di betamax, ma neppure di compressori di frequenza. Come dire: stiamo diventando un circolo di stracciaroli

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  6. ciao caro ammennicolo,
    ho fatto qualche cambiamento nel blog (url) e mi è stato detto che non arrivano le notifiche ai vecchi iscritti, anche se risultano ancora tali.
    quindi – se ti va – disiscriviti e reiscriviti al nuovo url ffangoo.wordpress.com e in teoria così tutto dovrebbe funzionare.
    bye

    (mi raccomando: veloce che siamo in duplex)

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ammennicoli di commento

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