diciassette (telegraficamente)

Ma io già lo sapevo che ci saremmo ritrovati prima o poi. Solo era capire il quando, solo era capire quanto sarebbe passato dai tempi dell’università, dai tempi di “piesseuno” e “piessedue” (d’altronde, abbiamo mai smesso di postscrivere e fare incisi?), da quel momento in cui apparentemente si prendevano strade diverse. Apparentemente, perché era ovvio che non sarebbero state così diverse. Apparentemente, perché era ovvio che quando ci fossimo ritrovati, ad esempio ieri, sarebbe stata una formalità raccontarsi diciassette anni, raccontarsi quello che c’è stato in mezzo, di lavoro, di affetti, di figli, di africa, di viaggi, di orti condivisi. Apparentemente, perché era ovvio che, quando ci fossimo ritrovati, avremmo fatto  la cosa più semplice che avremmo potuto fare: chiacchierare, riprendere il discorso da dove c’eravamo interrotti, nel mentre di una pedalata di una venticinquina di chilometri per i sentieri sterrati della valle del fiume. Diciassette anni, uno sfoglio di pagina. Dicevi, dov’eravamo rimasti?

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10 thoughts on “diciassette (telegraficamente)

ammennicoli di commento

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