della raccolta differenziata e delle conseguenze sull’educazione della prole

Argomento spinoso, ovviamente, come potrete intuire dal titolo che evoca scenari di grande levatura morale (con un incipit così, immagino vi stiate già preparando spiritualmente alle conseguenze dei vaneggiamenti dell’unico neurone attivo oggi).
Per farla breve, leggendo questo post, mi è tornato in mente per associazione di idee un aneddoto raccontatomi qualche anno fa, semi-comico o semi-serio dipende dai punti di vista, indiscutibilmente inventato ma con quel vago sapore di plausibile – e per ciò stesso inquietante – realtà. Qui segue, da me non modificato nell’essenza ma personalizzato nella forma, pur consapevole che in brani come questo la mera scrittura manchi di una (fondamentale) componente non verbale: lascio alla vostra immaginazione abbinare quel pizzico di intenzione e teatralità che doni la giusta dose di sapidità alla narrazione.

***

«Babbo, perché il camion della raccolta del vetro passa al giovedì?»
Aiuto. Che cosa mi sta chiedendo mio figlio? La domanda sembra banale, ma nasconde insidie. Forse ne hanno parlato a scuola, ormai anche alle elementari è argomento comune, d’altronde, e forse vuole mettermi alla prova, forse vuole verificare se l’informazione datagli dalla maestra coincida con quella della figura educativa primaria, ovvero quella genitoriale. Ed inoltre, nell’interrogativo pare ci sia una doppia componente: quella esplicita legata al giorno, ma indiscutibilmente una implicita sul senso della raccolta differenziata, come se volesse metterne in discussione il senso.

«Babbo, perché il camion della raccolta del vetro passa al giovedì?»
«Un attimo, figliolo, un attimo». Ecco. Mi ha già ripetuto la domanda. Forse semplicemente pensava che io fossi distratto e non avessi sentito… ma se invece il ripetere la domanda fosse sorto dal timore che io non vi dessi il giusto peso, o non volessi rispondergli? Se invece l’incalzare fosse per il desiderio di una risposta non ragionata? Se fosse, cioè, per verificare l’attendibilità della mia risposta in confronto a quella ricevuta magari a scuola, come se in questa esemplificativa situazione volesse mettere alla prova l’attendibilità delle mie risposte in generale? 

«Babbo, allora! Mi dici perché il camion della raccolta del vetro passa al giovedì???»
«Un attimo, figliolo, un attimo, non insistere». E invece insiste. Incalza. Non posso sbagliare. Una risposta inadeguata rischierebbe di compromettere la mia credibilità educativa nei suoi confronti. Trovare le parole giuste, pesarle, essere però innanzitutto sicuro della risposta, far trasparire che io possieda l’argomento anche se, effettivamente, delle modalità della raccolta differenziata non sono a conoscenza fino in fondo. Certo, è un rischio, perché proprio per questo motivo potrei dare delle informazioni discordanti da quelle che a ricevuto a scuola… oddio, poi, a scuola… e se non fosse la scuola? Se invece volesse confrontare la mia risposta con quella di un amico, o di un altro adulto? Qualcuno dalla cui autorevolezza è accattivato, e sta solo cercando conferma nella mia figura e nel modello educativo che ho finora proposto?

«Babbooooo! Eddài! Perché il camion passa al giovedì?!?»
«Un attimo! Ti ho detto un attimo, per favore, sto riflettendo.». Il giovedì, il giovedì. È ovvio che qualcuno deve aver sollevato un dubbio rispetto al giorno, altrimenti non me lo chiederebbe. Ma chi? E perché lui chiede a me, e non direttamente alla persona che ha instillato il dubbio? Se fosse davvero un bisogno di sicurezza, un bisogno di conferme? E se addirittura gliel’avessi già detto in passato e non ricordo? Una qualche volta, forse distrattamente… ora corro il rischio di dare una risposta diversa, e conseguentemente di mettere in discussione la mia finora indubbia coerenza, e quindi perdere credibilità…

«Babbo, insommaaaa! Vorrei sapere perché il camion del vetro passa al giovedì! È possibile saperlo, eh?»
«Ancora un attimo, figliolo, ancora un attimo, per favore!».  È incalzante, è incalzante! Certo, potrebbe anche solo essere quell’anelito alla conoscenza, quella curiosità di fondo che ho cercato di trasemettergli fin da piccolo, a generare così tanta insistenza. Di fronte a ciò, non si tratta di temere confronti ma solo di riflettere su quale sia il modo più completo e misurato di fornire una risposta appropriata, commisurata alle risposte – su argomenti di maggiore o minore rilevanza – che finora ha ricevuto durante la sua educazione. Certo, la misura non è cosa semplice, dato che se per me l’argomento è di rilevanza relativa – e spesso, per dirla tutta, al mercoledì sera dimentico perfino di portare il cestello del vetro in strada – per lui, a giudicare dall’insistenza, è di notevole importanza. Una risposta che sappia bilanciare la curiosità, il suo bisogno di conoscenza, con il valore effettivo dell’argomento, la giusta misura; una risposta espressa in modo chiaro, non tentennante, che garantisca non autorità ma, appunto, autorevolezza alle mie parole.

«Babboooo! Allora?!?!?»
«PERCHÈ SÍ!!!! PIANTALAAAA!!!»

 

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24 thoughts on “della raccolta differenziata e delle conseguenze sull’educazione della prole

  1. Sorrido.
    Anzi rido proprio…

    Rispondere con semplicità no, eh…
    Evidentemente a casa loro non si fanno i turni su chi entra prima in bagno al mattino…per dire.

    E del perchè gli altri giorni sono impegnati a ritirare l’altra di spazzatura…secondo un calendario.

    Troppo difficile, eh…
    (queste sono solo ipotesi…) ma il racconto è molto interessante…esaustivo, direi…

    ciao
    .marta

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  2. Risposte finalistiche, e che saturano senza produrre altre domande.
    Chiudere, mai aprire ad altre curiosità, spiazzare. Verranno su bambini con certezze salde, non pensatori, sognatori, elucubratori come noi. Glielo dobbiamo!

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  3. mbhè….non gli avrà detto perchè passano il giovedì, ma almeno gli ha fatto sentire la forza dell’autorevolezza….o dell’autorità.

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  4. I retropensieri sono strepitosi!! :))
    Però dubito che se li sia veramente fatti.
    A “questo” gli mancava il famoso vocabolario di cui al post precedente (e anche un pò di “pratica inventiva”)!
    Io cmq la raccolta la faccio senza dannarmi l’anima.
    Quello che so dove va (vetro, carta, plastica) lo separo. Quello su cui ho un dubbio non vado a cercare il manuale del buon differenziatore e ammetto di metterlo nel pattume.
    Non mi pesa e penso che mio figlio lo farà di conseguenza.
    E poi ho smesso di chiedermi se è vero o non è vero che l’immondizia venga effettivamente riciclata, se il mendicante sia veramente povero, se le onlus siano veramente senza scopo di lucro, etc. Se credo in una cosa perchè la ritengo giusta, ci credo e basta.

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    • sicuramente non se li è fatti, come scrivevo nella premessa il racconto è plausibile ma non racconta un fatto realmente accaduto: era un aneddoto di un corso di formazione alla comunicazione ecologica raccontatomi da una cara amica che vi aveva partecipato. però hai centrato un punto fondamentale: spesso le migliori intenzioni sono offuscate dalla mancanza di capacità di comunicazione, e di comunicazione appunto ecologica. per me, in fondo, un personaggio che con questi retro-pensieri arriva ad una conclusione simile, ha comunque delle grandi potenzialità, anche di cambiamento nella relazione, a volte serve solo davvero abituarsi a comunicare in modo differente.

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  5. le potenzialità vanno espresse però!
    che se rimangono nell’indifferenziata… per rimanere in tema! 😀
    secondo me comunicazione ecologica ce n’è abbastanza se fossimo un paese che sta a sentire. Ne facessero di più sarebbe come dire che vengano a casa e prenderci per le orecchie!!
    E’ il senso comune e civico che fa difetto, la pigrizia che la fa da padrona.
    Che comportarsi civilemente spesso sia uno smaronamento è indubbio.
    Quanto è bello mollare l’auto alla cazzo per scendere 10 “minutini” per comprare una “cosina”, quanto è più comodo prendere l’auto rispetto al mezzo pubblico con tutta la puzza di ascelle che comporta, quanto è più facile scaraventare tutto nel bidone, quanto mi conviene far timbrare il cartellino a un collega e andarmene a fare la spesa, tagliare la fila, etc. Io sono la prima tra le “peccatrici” sia chiaro! perchè anche io mi lascio andare…ma il fatto è che poi c’ho il ceffone fantasma che me lo sento arrivare da dietro (perchè la coscienza sta sempre dietro!) e qualche volta allora evito e rientro nei ranghi, qualche atra le dico “dai, solo un “minutino” e solo per oggi”!!! 🙂

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    • concordo su tutto, ma non sono convinto che nel nostro paese abbondiamo di ecologia nella comunicazione né di ascolto. riuscire a comunicare in forma non violenta, scrupolosa ed attenta alle differenze, possibilmente non giudicante, è un percorso lungo e purtroppo credo non rientri nella nostra formazione culturale; parimenti, non rientra nelle necessità mediatiche, che trovano al contrario al loro fortuna nei proclami, nelle sentenze e nelle voci grosse…
      (bella però l’immagine della coscienza che sta sempre dietro! rende molto l’idea… :-))

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      • “riuscire a comunicare in forma non violenta, scrupolosa ed attenta alle differenze, possibilmente non giudicante”….
        tu sei proprio un uomo santo! 😀
        AM(M)ENnicoli! :DDDD

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      • hai ragione! il mio non è buonismo eccessivo nè!
        solo che la resistenza di essere miscredenti (ormai continua la saga con 4 piano di lasciare commenti sparsi su altri blog!!) e di perseguire con tenacia la strada della buona comunicazione e del buon fare è proprio ciò che ti – ci…dai mi ci metto anche io! – fa SANTI! :DD
        un pò come mrincredible (refrain!! 🙂 ) quando dice che “ormai quando vieni trattato come un essere umano in certi posti e lo noti, vuol dire che è una diventata una cosa RARA!”
        …già, quello che dovrebbe essere la stra-normalità!! :/

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  6. Ah ah! Divertentissima!
    Però a discapito del povero genitore non credo che uno che riesca a fare così tanto discernimento in cerca di una risposta poi la chiuda con un “perchè si”. Me lo vedo di più in fantasiose risposte fumose che non contengano nulla in realtà, ma diano l’idea di essere molto complesse.
    Qui siamo nella parte magica della spiegazione, nella difficoltà opposta, quella di rendere semplice e accessibile anche ad un bimbo piccolo ogni cosa (o quasi.. diciamo ogni cosa che possa interessargli)

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    • così tanto discernimento è quasi parossistico, è vero. ma mai sottovalutare la capacità di quei nanerottoli di comprendere anche le cose più complesse, linguaggio incluso (e so che su questo siamo perfettamente concordi! ;))

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  7. Aggiungi che poi tutti i camioncini che passano così ben schedulati, ogni giorno della settimana, ognuno a raccogliere un sacchettino di colore diverso, si dice vadano tutti nello stesso luogo dove il contenuto dei sacchettini, in funzione della resa dell’inceneritore, si mescolerà. Così sarà sicuro che oltre ad essere imperioso lo stai pure prendendo in giro.

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    • che poi è la tesi del post di masty che ha originato l’idea… in parte sì, è vero, in parte però il riciclo funziona, soprattutto nella nostra zona (anche se ovviamente non copre la totalità del prodotto, ma percentuali variabili dal 30 al 60%). abbiamo la fortuna di vivere in un comune che, oltre a chiedere, riporta dati e risultati, e non è poco…

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