fermi tutti

Creatività, immaginazione, ostinazione, dignità. Questo è ciò che pensavo due settimane fa, quando scrissi questo post. Questo ho ritrovato nelle bellissime parole di un un altro post, tre giorni fa, che vorrei segnalare a chi non l’avesse ancora letto. Questo ho ripensato oggi, questa mattina, quando con un filo di commozione ho divorato voracemente scritti ed immagini, immergendomi nella rete alla ricerca di coloro che raccontassero del gesto semplice, rivoluzionario, creativo, di Erdem Gündüz: di fronte ad un mondo che attorno urla, spara, strepita e pesta i piedi, rimanere fermo, immobile, per ore, in silenzio, proprio come quegli alberi che l’ancien régime turco vorrebbe tagliare; come quegli alberi, solamente il vento a scompigliarne la chioma; come quegli alberi, a testa alta rivolto verso il proprio desiderio di futuro. Creatività, immaginazione, ostinazione, dignità: ovvero, i caratteri di quella sottile differenza tra l’immobilismo ed il grande dinamismo che può esistere nell’essere fermi, in silenzio, guardando lontano.

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26 thoughts on “fermi tutti

  1. Con un regime come quello di Erdogan, militaresco e repressivo, non opporre resistenza se non la propria fierezza di uomini e resistenza di pensiero
    è una forma di rivoluzione che comprendo e trovo di grande impatto.
    Sinceramente qui, se penso ai nostri politici mimetici e parassiti, mi brulicano le mani.

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    • e ti dirò, mi intristisco di più a pensare ai milioni di persone che in questa terra di cachi silenziosamente avallano quella politica… ogni paese, in fin dei conti, ha i politici che si sceglie e che sono specchio della cultura collettiva. sigh.

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  2. È drammaticamente vero, se pensiamo che qui il movimento che doveva essere rivoluzionario è andato avanti a suon di vaffa e frasi fatte urlate ai quattro venti. Mentre noi esprimiamo dissenso con rumorosa rabbia che si addossa ad altra rabbia, questi ragazzi si oppongono alle urla e alla rabbia con un silenzio bellissimo, con il silenzio della natura. Da questo punto di vista c’è un abisso tra noi e loro.

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    • cam, è proprio quello il punto: ogni volta che vedo le immagini delle nostre manifestazioni, il solito rituale, caschi blu da una parte, bandane dall’altra, tira e molla, cariche attese (e quasi desiderate, mi viene da pensare), proclami sui giornali, è colpa di questo è colpa di quello, etc etc… ecco, mi fa venire una rabbia…
      (p.s. ma hai cambiato indirizzo mail?)

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  3. “…bene non seppi, fuori del prodigio
    che schiude la divina indifferenza,
    era la statua nella sonnolenza
    del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.”
    questo lo scriveva Montale, riferendosi ovviamente anche all’immobilità.
    🙂

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    • ecco, non avevo mai pensato al male di vivere montaliano in quest’ottica, l’avevo sempre più associato all’indifferenza, o ancora meglio all’accidia, ma la prospettiva è interessante! grazie davvero e benvenuto.

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