il fascino (oscuro) della divisa

Potrebbe finire semplicemente così, il racconto del pomeriggio di ieri in caserma per una piccola questione burocratica: con una risata fra me e me in memoria della sintassi dimenticata (o mai conosciuta) e della ridicolaggine di certi formalismi.

“Si fa presente ai cittadini che fanno ingresso in caserma, per qualsiasi motivo, di evitare di bussare al vetro della porta, in quanto il militare di servizio alla caserma, provvede all’apertura del cancello esterno rispondendo al citofono, pertanto avendo cognizione delle persone che accedono in caserma, avrà cura, quanto prima, a ricevere in ufficio la S.V. Si ringrazia per la cortese attenzione”

Potebbe finire semplicemente così, con il racconto di divertenti anacoluti o improbabili paratassi che regolarmente sono ospitati dalle bacheche delle caserme italiane: comunicazioni con tanto di carta intestata, bolli, mica bolli, firme e controfirme manco fossero accordi internazionali – di cui nelle righe precedenti riporto l’esemplare che ieri ho minuziosamente ricopiato.

E invece no, del pomeriggio di ieri rimane qualcosa in più, una riflessione a cui non sono venuto a capo, la cui origine è stata la presenza con me, in caserma, di M. e B. (i miei due bimbi), il primo dei quali nel pieno dei suoi quattro anni, fatti di interrogativi e curiosità sul mondo.
Bene, ho realizzato che io non ce la faccio. Non ce faccio, davvero. Con tutte le contraddizioni del caso, ovvero nonostante fossi lì in quel momento per una questione legale e mi stessi quindi affidando “all’autorità compentente”, non riesco davvero a riconoscere che quelle divise, quell armi, stiano dalla mia parte. È più forte di me. “Babbo, ma perchè quel signore esce con il mitra in mano?“. Non lo so, non riesco ipocritamente a risponderti: “Per difendere i cittadini di questo paese“, “Per salvare i buoni dai cattivi.“. Anche se a te quelle figure suscitano curiosità, anche se a cinque anni il giudizio di valore sull’uomo con la divisa è ancora lontano a venire, anche se per te, ora, le armi sono solo giocattoli che servono per sparare acqua nella piscina o elementi di storie da pensiero magico.
Non ce la faccio, non riesco a giustificare un’arma come strumento di difesa né la persona che le indossa. Soprattutto, non riesco a pensare a delle divise come indossate da persone che, in questo Stato, primariamente tutelino i cittadini. E non so se sia una mera questione di fiducia. Il fatto è che non riesco a non avere di fronte agli occhi le immagini di quelle divise dodici anni fa a Genova. O in val di Susa, dieci anni dopo. Non riesco a non scorrere nella mente tutti gli abusi di potere che ho visto – e continuo a vedere – lungo le strade, nelle carceri, sui treni. Non riesco ad immaginare il senso dei ‘carabinieri proletari’ di pasoliniana memoria (ancorché originato da versi che il miglior fascismo intellettuale è riuscito a strumentalizzare estrapolandolo da un testo quasi mai letto o riportato interamente, piccolo inciso). Non riesco a fermare il groppo allo stomaco e la rabbia ogni volta che sono costretto parlare con una divisa blu, ogni volta inchiodato nel buon viso a cattivo gioco.
Non riesco a risponderti, M. Non lo so, il perché quel signore esca con un mitra in mano, mi impappinerei in una spiegazione di cui capiresti subito non sono convinto. Preferisco non risponderti, e forse peccare di ignavia; ripeterti il mio pensiero sulle armi, senza se e senza ma, ché su quello non ho dubbi; forse, preferisco cercare per quanto possibile di offrirvi degli strumenti per saper ascoltare ed osservare – al di là ci ciò che udirete o vedrete – o stimolarvi ad interrogarsi sempre, senza dare per scontato ciò che avrete davanti o vi verrà detto.
E lasciare che, sulle divise, questo Stato risponda per sè.

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24 thoughts on “il fascino (oscuro) della divisa

  1. Riflessione molto molto interessante…e problematica…
    Difficile dare delle risposte ad un bimbo.
    E comunque l’insegnamento per noi era quello: “se ti perdi ti devi rivolvere ad un uomo in divisa…lui saprà cosa fare…intanto impara l’indirizzo di casa a memoria….ma lo devi dire solo a lui e nessun’altro…”
    – Quando nelle vicinanze c’è un uomo in divisa stai tranquilla non ti succederà niente” –

    Ecco.
    …in questo periodo non so se mi avessero detto le stesse cose…

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  2. Inizio decisamente off topic: “..di cui nelle righe precedenti riporto l’esemplare che ieri ho minuziosamente ricopiato..” ..meraviglioso! Io avrei fatto una foto con il telefono! 🙂
    Sulle armi non so che dire. E non saprei nemmeno io rispondere. La verità è che non è solo li la contraddizione della democrazia, ma ci circonda quotidianamente e, oltre che vederla con i nostri occhi, i media ce la propongono ad ogni TG. Ma nessuno ci regala anche un libricino in cui sono contenute tutte le risposte da dare ai nostri figli in merito.

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  3. senti, non siamo in confidenza e quindi fai conto che lo dica a me stessa quello che sto per scrivere perché la penso come te : “sei un tesoro”. IN QUESTO mi sento un tesoro perché non credo nelle armi né in ogni forma di sopraffazione e violenza. sono un tesoro perché penso che sia assolutamente corretto e necessario insegnare ai giovani di non dare tutto per giusto, onesto e scontato (come invece hanno insegnato a me), sono un tesoro perché so che violenza chiama violenza,… non me lo sono mai detta, ma infatti lo dicevo a te 🙂

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  4. Bella e profonda questa riflessione. Il ruolo di padre ma anche di educatore in genere, ti porta spesso davanti a questi dubbi etici. Io sono come te. A volte ho avuto anche da ridire con qualcuno, padre di miei alunni, che fanno i cacciatori. Ma io rimango della mia idea.

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  5. In tutta franchezza mi fa più impressione il trafiletto che hai ricopiato che non il fatto che un poliziotto possieda un’arma. Un pò perchè è espressione di uno stato di burocrazia, dal quale può dipendere tutto o niente.
    Peccato che quel tutto o niente sia la nostra libertà.
    Sull’arma bhè, non mi sono mai piaciute le armi e chi pensa sia giusto averne.
    Tuttavia sono ormai arresa che un presidio militare o dell’ordine esista in ogni stato e contempli anche l’utilizzo di armi da fuoco (immaginando scene apocalittiche ormai sempre più possibili e probabili se sparano addosso a inermi manifestanti è un conto ma se sparano addosso a chicchessia che attenta la capoccia di mio figlio, gli stendo un tappeto rosso. Sempre un’arma useranno…la differenza è il come e il perchè).
    Quello che mi fa orrore è il burocrate che c’è dietro (e davanti!).

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    • ecco, questo è uno degli aspetti per cui alla teoria preferisco la pragmatica. se davvero fosse quello lo scopo, quello di difendere un libero cittadino, il cittadino che può essere tuo figlio, per carità, nobile intento e sul discorso della “legittima difesa” si può aprire un discorso serio. però, se guardo la pragmatica, io non ricordo un episodio che uno, in questo paese, in cui le armi sono servite per difendere. il capitolo delle scorte non lo apro neanche: chi ce la dovrebbe avere (perché, ad esempio, denuncia fatti di mafia), è nel dimenticatoio e viceversa, scorte su scorte per ministri, sottosegretari e compagnie briscole. la pragmatica mi dice che le armi servono per difendere il denaro, le banche, i centri commerciali con le guardie giurate all’ingresso per disincentivare il taccheggio. non so, io vorrei che uno, anche uno solo che passa da questo blog e dovesse mai leggere questo post, mi riportasse un esempio di propria conoscenza, che non sia una leggenda metropolitana od un sentito dire, per cui le armi di un corpo militare siano effettivamente servite a difendere la vita di un cittadino. e anche ammesso che qualcuno ci sia, alla fine vorrei ragionare sui grandi numeri.
      c’è uno stato in cui le forze armate non esistono: è il costa rica, paese ad oggi neutrale. è vero, la scelta non fu dettata da motivi nobili, ma da ragioni economiche e purtroppo tradisce interessi anche grandi da parte di altri paesi (vedi gli stati uniti). al tempo stesso, la rinuncia alle armi ha consentito che il paese potesse investire in crescita “umana”: scuole (alfabetizzazione altissima!), ambiente, sanità. il costa rica, pur con un sacco di contraddizioni oggi che sarebbe ingiusto che io nascondessi, non soffre però né di instabilità politica ed è uno dei pochi stati dell’america latina a non aver avuto colpi di stato negli ultimi decenni. è uno dei paesi con il più alto indice di sviluppo umano e, secondo alcune ricerche, uno dei paesi in cui le persone sono più felici. possono esserci mille motivi, ma questo non credo sia secondario.
      perdona la prolissità…
      a parte questo, però, stra-sottoscrivo in pieno l’orrore di fronte al trafiletto specchio di una burocrazia decerebrata: hai centrato in pieno il motivo per cui l’ho riportato!

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      • sono d’accordo con te perchè condivido pienamente i principi espressi e sono assolutamente con te per i fatti di Genova, Roma, Val di Susa, etc. Diciamo che mi veniva in mente l’esperienza del mio ex suocero, carabiniere di quelli doc, che ha dovuto usare con ripugnanza l’arma sia per legittima difesa (in un caso rimasto storico in famiglia perchè andava a minacciare proprio moglie e figlio. La sua frase fu: se l’avesse puntata contro di me forse non sarei nemmeno riuscito a sparare) sia, in contesti di camorra e retate di contrabbando (lui ha prestato servizio al porto di Napoli). Con molta lucidità ci raccontava che sì, non ha mai amato le armi (lui ha fatto il carabiniere come ultima spiaggia), che sì, si può diventare cattivi ma più per il dolore visto in faccia alla gente che non per il fatto di possedere una pistola. Come lui, inutile dirlo, ce ne erano tanti di ragazzi che vivevano la contraddizione di certe scelte. Lungi da me quindi difendere tout court l’uso delle armi ma era per dire che il nostro Pese stesso è ricco di contraddizioni per le quali è difficile generalizzare (il Costa Rica ha una popolazione totale che è pari ai soli abitanti di Roma! 😉 )

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      • detto questo, ecco, mi metto nelle mani delle spie! 🙂
        se c’è da imbracciare qualcosa (oltre la parola, che mi pare sia tempo perso ormai), per cambiare le sorti in questo paese io ci sto! (la minaccia a questo paese che nonostante tutto amo profondamente, è come la minaccia su un bambino)

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      • ti capisco gra, e altrettanto lungi da me colpevolizzare indiscriminatamente chi si è trovato, suo malgrado, ad usare le armi quando non c’era possibilità di scelta. io ringrazio, e farei davvero un monumento, a chi ha lottato per, e conquistato, l’obiezione di coscienza al servizio militare rendendola prassi non perseguibile. nei confronti di questi sognatori che hanno osato, che per questo hanno subito carcere ed umiliazioni, ho davvero un grande debito di riconoscenza!

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  6. Premettendo che concordo su tutta la linea: credo che, quando hai il morbillo, non serva accanirsi su ogni singola bolla. Sarebbe più opportuno curare il morbillo, ed il più efficacemente possibile. Vedrai che dopo le bolle non ti daranno più fastidio.

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    • io non ti dico come ho dovuto dissimulare quando la porta a vetri (oscurati, quindi non potevo vedere l’arrivo incipiente di un figuro in divisa) si è aperta all’improvviso, ed il fischiettio guardando distrattamente in aria non sarebbe stato proprio proprio credibile… 😉

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