dell’invasione della polonia e di altri piccoli hobby

Perdonatemi, so che ultimamente potrei apparirvi monotono, ma certe cose (“porco boia porco”, aggiungerebbe fango, mi permetti di citarti?) mi mandano semplicemente in bestia. La premessa è che, personalmente, attribuisco ancora un certo valore al comma primo della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, nonché alla successiva  legge 645 del 20 giugno 1952 della Repubblica Italiana, titolata “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione“, anche nota come legge Scelba (non che questo le faccia troppo onore, per la verità), anche nota come “la legge che prevede il reato di apologia del fascismo” (certo, illusoriamente, potreste dirmi… se è vero che associazioni di stampo indiscutibilmente fascista – ancorché non ufficialmente, ma “solamente” nella prassi – non solo sono ampiamente riconosciute e non disconfermate, ma possono anche permettersi di presentare propri candidati alle elezioni amministrative della capitale di questo paese).

Data la premessa, non riesco a concepire che venga pubblicata della roba come questa – su cui m’è cascato l’occhio questa mattina in edicola – ed a maggior ragione che venga pubblicata da una collana che si chiama “Hobby & work”, che ovviamente per ragioni di importanza all’interno del circuito distributivo occupa anche posti di discreta visibilità nelle scaffalature delle edicole italiane. Ovviamente non accetto l’obiezione che quelli in copertina non siano simboli fascisti ma nazionalsocialisti: guardate bene i titoli della collana, non mancano le decimemas di turno né affini. Non accetto nemmeno la supposizione di mero interesse economico da parte dell’editore, sulla base della domanda dei consumatori: certo, mi preoccupa, perché se questa è l’offerta vuol dire che indubbiamente – se anche non ci fosse la domanda di consumo – quanto meno c’è una risposta – ed una risposta disponibile a spendere quattrodicivirgolanovantanove euro, salvo la prima in offerta, per trenta uscite quattordicinali, per un totale di quattrocentoquarantadue euro e settanta centesimi. Non accetto ugualmente tale supposizione: non si tratta semplicemente di “un editore che pubblica un libro sul tema”, basta guardare la pubblicità che promuove il prodotto per rendersene conto. Ora, che tutto questo rientri all’interno dei progetti di un editore denominato “Hobby & work”, che nella propria mission si premura di sottolineare che “ogni opera che decidiamo di sviluppare rappresenta sempre una sfida entusiasmante da portare avanti.”, a me fa paura. Io non so che idea abbiate voi degli hobby, la mia non è certo questa.
Detto questo, visto che il suddetto è anche distributore di un’altra lunga serie di prodotti (molti dei quali per bimbi), ammesso mai che in futuro mi dovesse capitare l’occasione di acquistarne (dubito seriamente, ma non vedo perché non essere possibilista), la mia piccola scelta personale è di mettere una croce sopra all’editore in questione  (non celtica, ovviamente).
Per chiamarlo proposta di boicottaggio mancherebbero almeno due o tre passaggi, cioè rendere pubblica la mia scelta, invitare altre persone alla medesima ed eventualmente renderne partecipe l’editore ed alcuni media. Ecco, vedete voi come interpretare questo post.

Ora che ho espresso i miei pensieri riguardo al fatto che io non ritenga un hobby invadere la Polonia, concludo con un piccolo rimando ad una notizia che ho letto stamani e su cui, per un attimo, avevo pensato di scrivere due righe, prima che l’occhio mi cadesse sulla suddetta pubblicazione. Mi parrebbe un peccato rinunciare e darla vinta alla narrazione che finora ha preso il sopravvento.
Se per caso aveste un pianoforte in casa e voleste (o, per vari motivi, aveste necessità di) disfarvene, o un qualunque altro strumento musicale – ahimè, può succedere – e non aveste idea di come fare per (o non aveste voglia di sbattervi, o non voleste cercare, ad esempio, di venderlo, o neanche di regalarlo ad una qualche associazione di qualunque titolo), ecco, se per caso foste in questa situazione, vi potrei suggerire di fare quello che hanno fatto questi due mattacchioni di San Francisco (per chi voglia una versione ridotta in italiano, può leggere qui), ovvero lasciarlo per strada, o su di una collina affacciata sulla vostra città, con sopra un biglietto con scritto “suonatemi”. E chissà che non vengano fuori altre cose così:

Ma solo se non aveste niente da fare, eh. Giusto per hobby.

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33 thoughts on “dell’invasione della polonia e di altri piccoli hobby

  1. Sono attento anche io al rispetto del divieto di apologia di fascismo, però in questo specifico caso, sempre che stiamo facendo riferimento a “Orologi militari”, mi parrebbe un po’ stiracchiato parlare di apologia del fascismo, in considerazione che della collezione fanno parte anche orologi americani, inglesi e canadesi. Che poi magari ci sia una preponderanza di roba italo-tedesca probabilmente è vero, ma mi pare che ci troviamo su ghiaccio abbastanza sottile. Anche perché nel concetto di “apologia”, se non vado errato e non tradisco il mio amato Zingarelli, c’è una esplicita accettazione, condivisione e sostegno di un sistema valoriale connesso al simbolo, mentre qui mi pare che si stia parlando di orologi da collezionare.

    Se invece vogliamo parlare della collezione in quanto tale, allora sono con te nel non considerare quest’attività come un hobby. La collezione è un qualcosa di talmente consumistico, e talmente oramai anacronistico, che faccio fatica a pensare che un’azienda che campa su quello possa sostenersi finanziariamente. Ma d’altra parte ci sono anche 8 milioni di persone che hanno votato Berlusconi, quindi…

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    • max, hai ragione, la questione è al limite e per certi versi lo riconosco, alla radice c’è la rabbia che mi fa montare la cosa…. io però non riesco a non fare differenza tra una pubblicazione (un libro storico, anche arricchito di immagini) e una collezione in cui, tra gli altri, sono inclusi anche tali simboli. come dire: non mi sta bene la “par condicio” se la legge prevede che tra gli aspetti che sostengono il reato di apologia del fascismo c’è anche quello legato alla riproduzione dei simboli. cioè… anche la decima mas, per diamine!!! io non sono sicuro che questo sia solo per caso, ecco…

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  2. Provo a darti il mio parere da addetto ai lavori e da semplice bloggher. La casa editrice in questione è da anni sull’orlo del fallimento (anzi ero convinto che già lo fosse). In passato se per quello ha fatto anche opere sul nazismo e sul fascismo.
    Per quanto sia diametramelmente opposto alle ideiologie di destra, ritengo che ci debba essere comunque la libera scelta. Orologi militari sono oggetti che possono essere veramente collezionati, non necessariamente da chi è filonazista, così come un opera su Mussolini non necessariamente debba essere letta solo da un fascista.
    D’altronde anche la casa editrice per cui lavoro ha pubblicato i Diari di Mussolini e non per questo ritengo di lavorare per un editore fascista, tutt’altro direi.
    Ritengo si tratti semplicemente di business e fortunatamente, visto la condizione amministrativa della Hobby & Work, direi anche povero.
    Personalmente mi preoccupano di più gli 8 milioni che votano Berlusconi rispetto ai 500 che comprano orologi nazisti.

    PS il nome Hobby & Work deriva penso da quando erano specializzati in opere ai fascicoli sull’utilizzo dei computer, nel jurassico

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    • gatto, io ti ringrazio perché sicuramente questo è un punto di vista che arricchisce la cosa, e concordo assolutissimamente che pubblicare o leggere i diari della mascella non sia associabile all’essere fascista, anzi!
      però, senti, se H&W è sull’orlo del fallimento, ma proprio gli orologi militari con le svastiche e i simboli della decima mas vai a pubblicare?!? stanno proprio messi male…
      anche sugli otto milioni niente da dire. è sui cinquecento che non sono sicuro: forse quelli che li comprano, sì. quelli che vorrebbero ma non lo fanno per vari motivi, temo molti di più.

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  3. mi intrometto per quanto riguarda il collezionare.
    ho un papà collezionista.
    adora la storia e il passato e fin da bambino ha cominciato a collezionare cimeli della prima e seconda guerra mondiale. ha tenuto la mantellina militare di suo nonno, che ha vissuto in trincea.
    la sua città ha vissuto la guerra, anzi le guerre, in prima linea e lui è cresciuto trovando bombe, caricatori, gavette, elmetti, baionette.
    era normale, andavano a giocare e trovavano queste cose nei prati, sul fiume.
    mio padre ha cominciato da adolescente a collezionare questi oggetti e ancora rimpiange tutti quelli che ha buttato da bambino.
    per lui sono oggetti del passato, oggetti da studiare, di cui ricostruire la storia. ha fatto il militare come molti altri, poi basta. non ha vissuto male quell’anno ma non gli è piaciuto. non spara, non uccide, non è fascista, non è estremista. lavora l’orto, ha lavorato una vita come impiegato, racconta storie incredibili a mia figlia ed è contrario alla guerra più di molti altri, perchè lui la guerra l’ha vista, ha visto le rappresaglie di chi ha perso sui padri dei suoi amici, ha visto suo padre e suo nonno nascondersi in cantina per sopravvivere. la guerra la conosce molto bene e la teme davvero.
    eppure ama quegli oggetti, quelle storie, le guarda, le ordina, le racconta a chiunque voglia ascoltarlo.
    mio padre è un collezionista, non comprerà mai una rivista così ma gira per i mercatini per scambiare e comprare.
    lo so che non riesci a capire, ma funziona così. io collezionerei chitarre elettriche, se avessi abbastanza soldi. ma mica per suonarle! per guardarle, spostarle, tenerle addosso, studiarne la storia e raccontarla a chi vuole ascoltarmi.
    siamo gente strana.

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    • no, no, capisco eccome, anzi non solo: condivido in pieno. il fatto è che quello di cui tu parli è memoria, e di quella io per primo non potrei fare a meno: è fondamentale, ed è fondamentale che venga raccontata. è fondamentale, è doveroso, è necessario portare i nostri figli a camminare per le trincee dello stelvio, alla risiera di san sabba, tra le bombe inesplose della valle del ticino, e raccontare. mi sono fermato per ore a parlare e a sentir raccontare i partigiani, mi sono fermato altrettanto a parlare e a sentir raccontare i fascisti, italiani e non solo. ma la differenza sta tutta lì, tuo padre, e i miei genitori ugualmente, hanno conosciuto la guerra da vicino, de dentro. mio padre, al pari del tuo, conserva storie e cimeli di quella guerra. vauro, il fumettista, pacifista convinto, racconta di avere una collezione di divise militari… http://goo.gl/x3etY
      diverso, per me, è *riprodurre oggi* quella simbologia in forma di collezione. non ci siamo. è questo che non capisco. abbiamo abbastanza materiale per ricordare, il problema è che non siamo capaci di farlo, ma solo in questo paese, mannaggia. in germania non trovi svastichine souvenir in forma di orologio, ma i militari che vogliono intraprendere carriera nell’esercito, prima del giuramento, sono obbligati a passare del tempo nei resti dei campi di concentramento. qua, in questa terra di cachi, neanche sappiamo che i campi di concentramento c’erano pure qui.
      è il riprodurre quello che non accetto, che non concepisco, non è la memoria, ci mancherebbe! perdonami se azzardo un po’ i paragoni, ma è come se in argentina mettessero in vendita delle riproduzioni di sassolini con legata una cordicella…
      e non ce l’ho con le collezioni, davvero.
      ecco, tipo, io la farei di biciclette. ma il problema è lo stesso tuo: “pecunia non olet sed scarseggiat semper” 😀

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      • io non escludo esista anche in germania nè altrove. infondo riproducono orologi, non filo spinato o vagoni per il trasporto di ebrei. riproducono materiale specifico, che può accontentare chi non sa che ci sono i mercatini, chi vive lontano dai posti della guerra ma è appassionato in modo approssimativo, che è ignorante ma a cui piacciono gli orologi o le divise.
        non riesco a vedere quella pubblicazione in modo drastico come il tuo e soprattutto dubito fortemente che sia un fenomeno unicamente italiano.

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      • sì, che non sia un fenomeno unicamente italiano ne sono certo anch’io… questo è quello che mi trovo di fronte agli occhi.
        però hai ragione, spesso sono drastico, penso che tu possa facilmente intuire che su alcuni argomenti non amo particolarmente le mezze opionni e le mezze misure 😛 ecco, in querst scrivere post serve molto, perché i commenti spesso e volentieri sono quelli che fanno da contraltare alla mia lapidarietà, e quelli che offrono prospettive diverse sono quelli in questo senso più preziosi.
        non è una sviolinata nei tuoi confronti, però sappi che sei tra coloro a cui riesce meglio 😀

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  4. No ma davvero m’hai fatto amazzare! Hai visto anche le altre teribbbili collezioni che propongono? Sono da spaccarsi dalle risate! C’è l’epopea di Radici e di Kunta Kinte, le Bamboline di ceramica, quella di Berretti militari, le miniature degli Indiani d’America e quelle del vecchio FarWest…per non parlare delle Fiabe in Musical e delle Copertine di TexWiler!!! Daiiiii…qui è proprio sparare sul morto!
    Però meno male che ci sono i suonatori selvaggi di piano che ci sollevano il morale! …come qui a Torino che c’è stata la settimana dedicata a Beethoven
    http://www.youtube.com/watch?v=ZreoMyLwkW4 😀

    (Restano gli 8 milioni di “Berlusconesi”, quelli si che fanno orrore!!! )

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    • guarda, non ho elencato il resto perché era davvero sparare sulla croce rossa! 😀
      ma sai che anche qui a milano da un po’ di tempo è facilissimo incontrare artisti di strada con il pianoforte: quale bellezza. quale bellezza.
      p.s. ma perchè wordpress mi ti fa sempre moderare?!?

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      • E’ una storiona lunga. Siccome “tutti” (tutti! QPSA e pochi adepti) mi spingevano a traslocare su WP perchè dicono che su BlogSpot non si riesce a commentare (cosa NON vera, è che non han voglia di mettere il capcha) io ci ho provato e ora il risultato è che se commento un blog di WP, IO non riesco a commentare senza variare qualche dato o lasciare il mio account di WP che però…NON FUNZIONA… Insomma, io sarò anche inabile tecnicamente ma secondo me tra WP e BS c’è ‘na lotta ‘ntestina! 😉

        peccato non abbia un piano da abbandonare sotto casa…se mio figlio abbandonerà del tutto la chitarra chissà…potrei avere lo stesso effetto filantropico lasciandola all’angolo?

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      • oppure puoi darla a fango per la collezione! 😀
        anche per me comunque BS non è comodo come WP per commentare, più che altro perché non funzionano le notifiche. mi dà l’idea di una delle cose meno riuscite di google. concordo con 4piano, sarà che in periodo di traslochi vorresti dar la spinta a tutti a fare scatoloni e cercare nuove mete… 😉

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  5. Al post serio, aggiungo il commento cazzeggiante, giusto perché, vista l’ora, non c’ho voglia di fare la seria.
    Senza arrivare al poetico abbandono di strumenti musicali in ogni dove con annesso biglietto, tempo fa era stata lanciata in Italia una campagna sul book-crossig, ovvero, abbandona un libro da qualche parte che sia ben visibile in modo che chiunque lo trovi possa prenderlo e leggerselo. Dettaglio aggiuntivo di galanteria: lascia un nuovo libro al posto di quello che hai preso.
    Morale? Un flop. Avevi dubbi?
    All’estero sono organizzati un filo diversamente e sfruttano le caffetterie per questo genere di scambi letterari. Ho visto parecchia gente sfogliare libri e rimetterli sulla libreria oppure portarseli via se ritenuti interessanti.
    So che all’Arci Paz sono visionari e hanno fatto qualcosa di simile, tu sai se funziona?

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    • in passato avevo provato anch’io, ebbi la fortuna di trovare un libro su di un treno (era cosa rara) ed un libro lasciai. a quanto so, forse proprio per via del flop, il bookcrossing continua anche in italia ma prendendo decisamente la piega che ha all’estero: lo scambio all’interno di luoghi deputati. al paz credo funzioni abbastanza, dove so per certo che funziona molto (e hanno anche molti libri per bimbi, noi abbiamo trovato un bel don chisciotte a fumetti) è alla vecchia dogana di tornavento.

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