definizioni

Quando si dice: non ti basta il precariato. No, noi si vuole di più, senza limiti. Noi si svaluta direttamente l’essenza.

Ho appena scoperto che l’altro ieri, il 23 luglio, sul sito dell’Istituto nazionale di statistica (piccolo inciso: chissà poi perché acronimato in ISTAT anziché in INS, o INST, o INSTAT…), è comparsa la nuova classificazione delle professioni CP2011 (vi invito, per curiosità, a cercare dove sia collocata la vostra). A parte il fatto che mi sfugge come mai la nuova classificazione delle professioni CP2011 sia comparsa in forma di pubblicazione sul sito istat.it solamente due anni dopo la sua effettiva definizione (ma forse mi sono perso una precedente notifica), ed a parte il fatto che avrei una piccola obiezione sulla definizione dell’oggetto della classificazione, ovvero “la professione, definito come un insieme di attività lavorative concretamente svolte da un individuo, che richiamano conoscenze, competenze, identità e statuti propri.” perché, piuttosto che propri, averi usato un termine “pluralizzante”, come ad esempio collettivi, che mi sembrerebbe, nel merito, più sensato – ma tant’è, non vorrei esser tacciato di eccessiva pignoleria.
A parte ciò, quindi, ho scoperto che la mia professione appartiene al grande gruppo delle “professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione” e, passando attraverso l’aulica qualifica di “specialisti nelle scienze della vita” (standing ovation, please), ricade nella sottocategoria di “biologi e professioni assimilate”.
Recita la specifica: “Le professioni comprese in questa unità conducono ricerche su concetti e teorie fondamentali nel campo della biologia e della genetica, incrementano la conoscenza scientifica in materia e la applicano in attività di ricerca e nelle sperimentazioni di laboratorio; studiano le basi della vita animale e vegetale, le sue origini, i sistemi di relazione, le modalità di sviluppo e di evoluzione, le strutture genetiche e le possibilità di modificarle. Applicano e rendono disponibili tali conoscenze nella produzione di beni e servizi. […]”
Ora.
Io non pretendo l’esaustività delle definizioni, né vorrei stare qui a sfrugugliare troppo fra le verze: un contratto sarebbe molto più pragmatico ed utile.
Ma di fronte a tale, un piccolo moto di indignazione mi assale: ma per diamine, almeno uno sputo di riferimento concettuale alla ricerca sulle patologie di ogni ordine e grado era proprio così difficile da includere?!? O, quello, lo lasciamo solo agli “specialisti della salute” in camice bianco e cattedra in pectore (“in pectore”, perché per dire “de facto” voglio prima le prove documentali e testimoniali) i quali, senza il lavoro, la gavetta ed i non contratti da precari dei ricercatori non avrebbero una pubblicazione nemmeno sul gazzettino di Portopalo di Capo Passero?

Buongiorno, siamo ricercatori. Figli precari di un dio delle definizioni minori.

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9 thoughts on “definizioni

  1. ammennicoli che vuoi che ti dica?
    mica li invidio io questi che devono mettersi lì a dare queste definizioni, peraltro utilissime eh??!!! ma a che????? O-O
    mioddio è più utile il bigliettaio di gardaland che sta banda di discettatori della lana caprina!

    vabbuò va.
    ti tiro su il morale.
    io sono passata da una categoria 2.5.1.3 a una 4.1.1.
    anche solo la sequenza dei numeri parla chiaro! 🙂

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  2. Non mi spiego il senso di dare una definizione così articolata per ogni professione, ma la definizione che hai dato tu per gli “specialisti della salute”… 😆

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ammennicoli di commento

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