di luci e pedali

Delle svariate ere pre e post che si sono susseguite nella storia delle due ruote, mi chiedo quali spartiacque abbiano lasciato (o lasceranno) segni indelebili. Senza necessariamente scomodare il prototipo leonardesco, mi immagino i nostri -avoli di fronte al passaggio epocale da una ruota di circa un metro di raggio ad una di circa trenta centimetri. Mi immagino quando scomparvero i “galletti” per bloccare il mozzo delle ruote, sostituiti da anonimi dadi ottagonali, e poi ancora più recentemente dai bloccaggi antifurto. Mi immagino quando i nostalgici del “Campagnolo” ad aste, con negli occhi le immagini di Bartali che cambia inerpicandosi sulle pendici al tour, si trovarono di fronte la nuova generazione dei cambi “Shimano”. Mi immagino quando comparvero le selle gel, e me la immagino tutta, l’indignazione dei puristi del sellino devastatore di ischio e prostata – e per riflesso, già che ci siamo, estenderei alla cintura pelvica. Me li immagino, i maniaci dello scatto fisso e della bici minimalista monocromatica, cosa penseranno delle bici multicromatiche fosforescenti effetto pugno nell’occhio di vent’anni fa.
Di tutti gli spartiacque l’altra sera, pedalando nel buio dei boschi della valle del Ticino, ne ho avuto uno ben preciso di fronte agli occhi: la scomparsa della dinamo. Non l’avevo fatta scattare sulla ruota, un po’ per via del già appagante riflesso lunare ed un po’ distratto dalla ricerca, nella vegetazione del sottobosco, della luce non artificiale di deliziosi coleotteri luminosi.
Già, la dinamo, pensavo.
Chi dovesse andare ad acquistare una bicicletta, oggi, molto probabilmente avrà difficoltà a trovarne ancora qualcuna. Non so se questo rappresenti davvero un evoluzione in meglio, indubbiamente è in linea con le esigenze del mercato e con l’evoluzione tecnologica dei led a basso consumo e delle pile a lunga durata. Eppure, di fronte a quella meraviglia tecnologica che è la bicicletta, dall’alto del suo novantottovirgolacinquepercento di rendimento sulla trasmissione a pedali, in barba a qualunque combustibile fossile, mi chiedo se sia davvero fondamentale rinunciare a quel pochino di attrito sulla ruota per guadagnare in velocità, fatica o luminosità.
Mi chiedo se la storia di quest’oggetto non sia una piccola, semplice, metafora sociale.
Chissà.
La dinamo. L’affascinante trasformazione dell’energia da meccanica in luminosa; il suono, inconfondibile, sulla ruota; la luce, intermittente, che scandisce il ritmo della pedalata. Il ritmo, luminoso, di una danza.

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15 thoughts on “di luci e pedali

  1. ehehehe, che da ragazzini si faceva più fatica e poi, tanta luce quando si andava veloci e sempre più debole quando ci si fermava. Sento odor di pomeriggi d’estate, di viaggi fatti sul portapacchi, di impennate sulla graziella e di sgommate sulle prime mountain bike. Odore di ginocchia sbucciate sull’asfalto che “disinfettati e stai attenta che la cicatrice non ti va più via”.

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  2. cosa mi hai fatto tornare in mente…
    le mie pedalate notturne con la mia bici con freni a stecca ( si chiamavano così??) accompagnate dal rumore rassicurante della dinamo…non immagini proprio quante emozioni ritrovate…grazie.

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  3. arrivo da una ciclostorica di qualche domenica fa dove avevo una bici con cambio al telaio, rapporti difficile da non far “grattare”, quindi ogni cambio una regolazione…. ma la bellezza di indossare una maglia di lana in pieno luglio non è stato male.. circa la dinamo mi ricordo le volate per fare più luce e quell’attrito che rompeva il silenzio della notte e illuminava, oltre che la strada, gli insetti che popolano la notte (ricordi di campagna mantovana)

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    • ecco, la maglia di lana volevo aggiungerla nel post, ma temevo di sbagliare sulla composizione del tessuto, perché in realtà io non le ho mai amate più di tanto, le magliette da ciclista, e quindi le conosco poco. grazie che l’hai aggiunto tu!

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  4. Io la dinamo non la uso per pigrizia, però non penso che debba sparire, non ha il valore di un’aorta, ma di una milza magari sì, quindi teniamocela finchè si può.

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    • bellissimo! ma come ti vengono certi paragoni!?!
      insomma, a chi legge: sappiate che, siccome “di luci e pedali” non mi convinceva neanche un po’ ma non me ne venivano di migliori, col senno di poi (leggi: grazie badev), il titolo di questo post sarebbe dovuto essere “come una milza”.

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