pensieri precari

Appartengo alla schiera di coloro per cui l’inizio dell’anno è pragmaticamente rappresentato dalla ripresa al rientro dalle ferie estive, anziché da quello convenzionalmente fissato dal calendario al primo di gennaio. Mi affascina l’idea di settembre come “mese dei ripensamenti sugli anni e sulle età“, in attesa della bellezza della vendemmia ottobrina; quest’anno mi affascina forse ancora maggiormente, vai a sapere se per la sensazione di un anno di cambiamenti, o forse di nuove prospettive lavorative, o possibilmente abitative; vai a sapere se per numerosi e stimolanti progetti che frullano nella testa. Porto questi pensieri per qualche giorno in vacanza, senza intenzione di eccessive rottamazioni rispetto al passato ma al tempo stesso con poche aspettative – forse giusto quella di un po’ di recupero di energie – lasciando la mente sgombera per consentire alle nuove prospettive di cui sopra di incominciare a prendere forma.
Per non tradire però la mia ostinata propensione alla denuncia delle misere condizioni contrattuali che offre il nostro paese di questi tempi, mi sembra doveroso sottolineare che sia legittimo parlare di vacanza (e mi ritengo tra i fortunati che possono farne, ancorché all’insegna del risparmio), o di non-lavoro semmai, ma meno propriamente di “ferie”: il concetto di ferie presuppone l’esistenza di un contratto che ne sancisca esistenza e durata, il che è – ahimé – fenomeno sempre più raro. Breve parentesi, restando in tema: ho scoperto in questi giorni che il personale impiegato presso la struttura in cui lavoro avrebbe diritto, qualora l’attività svolta preveda un certo numero di ore settimanali di fronte allo schermo di un PC, di una visita di controllo oculistica ogni sei mesi da parte dei medici del lavoro. A meno che il lavoratore non sia un borsista (tipo il qui scrivente), nel qual caso di visite in medicina del lavoro: niente, rien, nichtsnada, attaccati-al-tram-e-tira, cicca-cicca. Questi sono i momenti in cui mi vedrei bene addosso la trasposizione di una nota pubblicità di una altrettanto nota agenzia turistica: “No contratto?“, “…”, “No?“, “…”, “Aaaaaahi-ahi-ahi-ahi!“. Chiusa parentesi.

Insomma, via che si va, un po’ a zonzo per il paese, un po’ a godersi le stelle per qualche immancabile giorno di campeggio,  un po’ a solcare sentieri di montagna tra rigeneranti silenzi ed immagini, in attesa di tempi lavorativi migliori e possibilmente di altri viaggi; viaggi, ma di quelli speciali, quelli che nascono con una mano di fronte agli occhi, un mappamondo che piroetta casuale ed un dito che lo blocca, impiantandosi deciso nel prossimo luogo da scoprire.

Appuntamento a settembre, dunque. Ovvero, all’inizio dell’anno.

P.S. non dimenticando che ieri, quindici d’agosto, era giorno di assunzione, in base a quello che è ormai un abusato e ludico cliché sull’ambiguità del termine, offro come controparte a tutti i miscredenti e precari un’interpretazione in versi e musica dell’articolo 1 della Costituzione della Rep.It. Buoni giorni a tutti.

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20 thoughts on “pensieri precari

  1. Anche il mio calendario comincia a settembre. La mia linea dell’anno è molto originale. A leggere i contratti (cosa che non facciamo con cura) si scoprono parecchie cose. Io sono stata precaria per anni. I primi giorni di settembre erano giorni di ansia, di attesa, di inca…volatura. Tra poco ricomincio e non mi dispiace affatto. Mi è piaciuto meno venire sapere che il mio contratto non sarà rinnovato ancora per tutto il duemilaquattordici.

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  2. Io non dico niente altro che: 1) anche per me l’anno comincia a settembre, da sempre e credo sarà sempre così, gennaio è una convenzione. 2) anche io proprio ieri pensavo a quell’assunzione di cui parli, e un pensiero mi è volato a te, al tuo precariato a testa alta e al mio precariato per scelta, a quel contratto a tempo indeterminato che ho concluso per cercare di fare il mio mestiere e ai giorni in cui mi viene da mangiarmi le mani.
    Buone vacanze fratello, ci vediamo a settembre. Stelle anche per noi, montagna e scarpe grosse a far chilometri.

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    • non mi ricordo se ti avevo già raccontato che era stato il tema dell’ultimo spettacolo che abbiamo preparato, quel filo sospeso nella scelta del lavoro tra sogni e realtà.
      a settembre, sì – e lo sapevo che, prima o poi, ti saresti incontrata con la montagna. buoni giorni a voi, sorella

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  3. Ma è proprio bello bello quel post sul campeggio. Bello. Non riesco a trovare un altro aggettivo, scusa…
    Buone ferie da precario. (:

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  4. i contratti strizzapalle tedeschi spesso finiscono a gennaio, il che ti lascia nella merda fino al collo, ma dà tutto un senso di ordine al calendario… parlo per esperienza personale

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  5. io mi dò inizi ad ogni mese.
    un pò come la dieta…perciò non sento molto il fascino di settembre in questo senso. Anzi. Per me è il ritorno alla normalità, visto che le vacanze sono diventate un lavoro! Buono stacco Ammen, goditelo tutto e sogna bene sotto il cielo stellato! 🙂

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  6. Quando leggo i tuoi post che parlano del precariato e della situazione lavorativa di molti che come te vivono senza un futuro mi sento fortunata. vorrei tanto riuscissi a trovare un po’ di tranquillità . Nel frattempo ti auguro che questo stacco di cielo e di stelle di aria fresca di montagna ti porti tante cose belle e pensieri nuovi. un abbraccio

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  7. I lavoratori statali precari non hanno nemmeno diritto ai giorni di lutto, di congedo di paternità, di formazione obbligatoria.. Così.. Per citare altri piccoli fastidi..
    Per il resto anche per me l’anno nuovo è sempre cominciato a settembre, memore forse degli infiniti anni di studio..

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  8. @gra @penna @gina @r. @simone grazie a tutti per i commenti. rientrato, da campeggio e belle peregrinazioni. appena riesco scrivo qualcosina-ina-ina (ché riprendere quando il mondo attorno a te è già in pista da parecchio non lascia molto tempio libero).

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