shutdown

Il treno su cui viaggio è fermo da un’ora alla stazione di Treviglio. Investimento sulla linea. Al di là della drammaticità dell’evento, la mia mente non ha resistito alla tentazione di far vagare i pensieri verso l’ambiguità semantica del termine: di investimenti (economici) sulla linea ferroviaria, i pendolari non percepiscono nemmeno la minima parte. Chi fa un uso quotidiano del treno per scopi lavorativi è uno dei tanti ammortizzatori sociali ormai radicati nel nostro quotidiano, e per me che pendolo da vent’anni (urca! quando realizzo queste cifre mi spavento) lamentarmi è gioco facile: sfondo le porte aperte della solidarietà, dell’etica sociale, del buonsenso.
Ecco, oggi vorrei dire che sono anche capace di non lamentarmi sempre di precariato, pendolarismo, illegalità varie e malcostumi di casa nostra. Oggi vorrei anche raccontare che in linea di principio avremmo uno dei migliori sistemi di sanità pubblica che possano esistere sul pianeta, indubbiamente perfettibile ma prezioso – troppo spesso non ci accorgiamo di quanto.
Questa mattina – anzi, già ieri pomeriggio per la verità – migliaia (milioni?) di medici,  ricercatori, sanitari che hanno avuto modo di aprire una qualunque pagina di PubMed (il portale che indicizza le attualmente più di 23 milioni di pubblicazioni scientifiche esistenti, per dirla in parole povere), servizio imprescindibile ed universalmente utilizzato nel mondo della ricerca, hanno trovato (e troveranno per diversi giorni, temo) un messaggio che recita: “Due to lapse in government funding, PubMed is being maintained with minimal staffing. Information will be updated to the extent possible, and the agency will attempt to respond to urgent operational inquiries. Updates regarding government operating status and resumption of normal operations can be found at http://www.usa.gov“. Per farla spicciola: il servizio è garantito al minimo, anzi già siete fortunati che c’è. Il problema è che non ci sono soldi, chiedete informazioni al governo US per sapere quando si riparte.
L’indirizzo web di PubMed (ncbi.nlm.nih.gov) è la sua carta d’identità; esplicitando l’acronimo, è di competenza del National Center for Biotechnology Information (ncbi) National Library of Medicine (nlm), National Institute of Health (nih), fino ad arrivare all’ultima sigla: gov, Governo Federale.
Non osanno incondizionatamente Barack Obama, non lo difendo a spada tratta su ogni scelta, le decisioni di questi giorni non sono immuni da critiche (stato sociale bloccato, ma garantito lo stipendio ai militari) ma non posso non guardare con una certa ammirazione a quello che sta succedendo negli Stati Uniti, emblematico di vizi e virtù della cultura d’oltreoceano: il presidente US contro la camera a maggioranza repubblicana (“house of turds“, “la camera degli stronzi” ha titolato il Daily News) per difendere una riforma sanitaria che garantirebbe non il migliore dei mondi possibili ma, quanto meno, la copertura statale universale negli US ed in particolare nei confronti degli indigenti – che, pur essendo ahimè tanti, sono comunque una percentuale di minoranza della popolazione statunitense.
La storia è risaputa: la sanità statunitense è in mano alle assicurazioni private, un incidente di percorso, una malattia, un semplice intervento ambulatoriale potrebbero mettere a repentaglio l’economia domestica di una famiglia se la suddetta famiglia non facesse ricorso alle (onerose) assicurazioni private. Per diamine, qua no: qua non funziona così, e a me manda in bestia quando non ci accorgiamo che per gli interessi di lobby di potere (ex-presidente della regione Lombardia docet) stiamo mandando a farsi benedire la bellezza di questo servizio sanitario, quando non ci rendiamo conto dei rischi del sostegno spinto alla privatizzazione dei servizi diagnostici, quando chiudiamo gli occhi di fronte al fatto che stiamo demolendo, erodendo, la ragione per cui milioni di cittadini US oggi sono senza lavoro, causa shutdown. A me manda in bestia quando non ci rendiamo conto di quanto culturalmente e umanamente prezioso sia lo strumento che abbiamo in mano, quella sanità pubblica che è garanzia e si fa onere di un popolo intero, indipendentemente da sesso, età, religione, credo politico e nazionalità. Grazie, compagna partigiana Tina Anselmi, artefice e pioniera di quella riforma, prima donna ministro di questa repubblica con l’ipsilon ancorato agli scranni parlamentari; partigiana e compagna nell’animo ancorché, non so per quale motivo, la sorte ti diede d’appartenere al peggiore dei partiti possibili.
Beh, peggiore prima del 1994, s’intende.

Annunci

37 thoughts on “shutdown

  1. L’ho sempre sostenuto, guardando i film americani, che il sistema sanitario italiano sia uno dei migliori al mondo e, non a caso, l’avanguardia è sempre stata italiana, purtroppo, da qualche anno, che si sta spostando all’estero

    Mi piace

  2. parlare di sitema all’avanguardia girando per gli ospedali italiani spesso, non sempre però, stride. Ma hai ragione. In Italia anche se non hai un’assicurazione privata, dall’ospedale non ti buttano fuori e in qualche modo cercano di rimetterti in sesto.
    Lo vedo oggi sulla pelle di mia madre, che si ritrova a fare una cura con dei medicinali che sulla scatola hanno il prezzo di oltre 4.000 euro !

    Mi piace

  3. Parlando da sanitario mi viene da dire, anche con un po’ di rabbia, che no, i più non se ne rendono conto affatto e che questo atteggiamento avrà effetti spaventosi. E di fronte a chi, in un pronto soccorso pediatrico con oltre 50000 passaggi all’anno, lavora (sotto-organico) tre weekend su quattro e quattro o cinque notti al mese (oltre ai normali mattini e pomeriggi) e continua a entusiasmarsi sempre, comunque e “nonostantetutto” per il proprio lavoro, sono anche capaci di alzare la voce dicendo la scoraggiante frase “c’è ancora tanto da aspettare?noi paghiamo le tasse!”. Guarda, sfondi una porta aperta. Noi paghiamo le tasse, che per molti è pure vero, poi chissà dove finiscono.

    Mi piace

  4. ammen son trooooppo incazzata in questo periodo. E la miccia parte facile e corre veloce.
    e questo perchè m’infurio a vivere in un paese dove la gente non capisce niente!!! via, la verità è questa…la maggior parte degli italiani non si rende conto di come stanno certe coserelle che pure li riguardano da vicino, ma da vicino vicinissimo direi…proprio da dentro il loro bdc. Ma fintanto che il bdc non gli fa male, evidentemente il problema non li riguarda. Non c’è solidarietà, non c’è collettività.
    ggggrrrrrrrr!!!
    (scusa ma già ieri sera ho arring(HI)ato durante una cena, dopo report di domenica sono col fumogeno nel naso e sento che diventerò una predicatrice folle…)
    (bdc=buco di…ci siamo capiti…la parolaccia è valvola di sfogo, si sa!)

    Mi piace

  5. Attenzione probabilmente quello che seguirà sarà un commento assolutamente fuori tema visto che ho letto solo tre righe e mi sono fermata, ma non riesco a evitare di dire questa cosa. Io l’ho visto un investimento da parte di un treno. Passavo e guardavo perché non capivo, poi, il mattino dopo, ho letto il giornale e ho capito quello che ho visto … mi si gela ancora il sangue. Perdonami.

    Mi piace

  6. Ecco, io vorrei che i soldi del MOSE di Venezia ci fossero risarciti tutti per essere investiti nella sanità. Tutti quei soldi lì, tangenti incluse. Qualunquismo delle sette di sera ma lo dovevo dire. (noi qui per ottobre e novembre abbiam gli abbonamenti ridotti per tutti gli scazzi dell’anno, voi no?)

    Mi piace

    • ma guarda che tra un po’ il mose servirà a tenere a galla le grandi navi, non so se vi conviene non farlo 😀 (parentesi: tornando in treno stavo leggendo giusto l’articolo su internazionale di questa settimana: 1.7 mln di visitatori/anno, 286 mln € di entrate. hai voglia a manifestare: a sarà düra, dicono in val susa. vai al festival a ferrara?)

      Mi piace

  7. Anch’io mi arrabbio quando vedo certi atteggiamenti verso la sanità pubblica. E anche quando stampa e tv ne parlano prevalentemente in termini di malasanità, facendo spesso cattiva e scorretta informazione. Facile scandalizzarsi e indignarsi, e suscitare quei sentimenti nelle persone. Sono discorsi complessi e non voglio semplificare troppo, però se si valorizzassero di più i meriti del nostro servizio sanitario forse migliorerebbe anche un po’ il clima di ambulatori e ospedali, con pazienti un po’ più consapevoli e meno agguerriti e sanitari meno sulle difensive, attenti più al paziente che a parare possibili denunce.
    Ovviamente detta così è davvero un po’ tagliata con l’accetta, però… credo davvero che qualcosa potrebbe migliorare.
    Ciao!
    Chiara

    Mi piace

  8. Vero, il ssn italiano è il migliore in Europa, perché anche nella pratica si spende poco e bene… Ma ciò che mi sconvolge è che neanche in Burundi (con tutto il rispetto per gli abitanti del Burundi) gli ospedali stanno messi così male – spera di non fare mai un incidente qui da noi, perché neanche al peggiore dei miei nemici augurerei di entrare in un ps napoletano. 😯
    Abbiamo una grande risorsa, ma non sappiamo gestirla.

    Mi piace

  9. Pingback: shutdown | I discutibili

  10. Ieri il messaggio di PubMed mi ha basita e trovare l’accesso alla Library of Congress chiusa, mi ha quasi spaventa. Hai ragione, il nostro sistema sanitario ci garantisce cure gratuite e nessuno morirà mai per mancanza di cure, mala-sanità a parte. Questo è un privilegio irrinunciabile.

    Mi piace

  11. Nessun dubbio (non ancora almeno) sul sistema sanitario italiano. Sono le strutture che, nella grande parte dei casi, non riescono a dimostrare altrettanto valore.

    Mi piace

      • Più che alla malasanità o ai singoli episodi che, concordo con te, non fanno testo, mi riferivo a ciò che in Italia è visibile a tutti: per una struttura che si presenta bene e accoglie il paziente come è giusto che sia, ce ne sono dieci che certamente si impegnano per curarlo ma spesso lo fanno in condizioni ai limiti della decenza. Sulla qualità del personale del settore, in ogni ambito, non discuto.

        Mi piace

  12. Ne aggiungo una di donna artefice della sanita’ pubblica: la tanto vituperata Rosy Bindi che e’ stata l’ultima a dare impulso e ordine, almeno sulla carta, al servizio pubblico. Poi da Veronesi in avanti e’ stato un dire “pubblico” e un privilegiare il privato.
    Ci si scandalizza del deficit della sanita’, ma la sanita’ DEVE essere in perdita, e’ un servizio, non un’azienda che fa profitto.
    ml

    Mi piace

    • da scrivere a caratteri cubitali, ml, la sanità deve, deve, deve essere in perdita, offrire un servizio – e non fare profitto. e se qualcuno non è d’accordo, mi trovi una struttura privata (non convenzionata) che si assume il rischio della medicina d’urgenza e degli interventi di ps e poi, forse, possiamo anche iniziare a discuterne, ma non è neanche detto.

      Mi piace

  13. Pingback: di improbabili statistiche e marjuane dimenticate | I discutibili

  14. Pingback: di improbabili statistiche e marjuane dimenticate | ammennicolidipensiero

ammennicoli di commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...