se fossero le donne

Se fossero le donne ad agire quotidianamente uno stillicidio di piccole o grandi discriminazioni, violenze fisiche o psicologiche, comportamenti sessisti nei confronti degli uomini? Se fossero gli uomini ad indossare il velo, il burqa o il chador, a farsi carico delle tante incombenze da cui non vengono nemmeno sfiorati in una società machista, se fossero gli uomini a venir gratuitamente chiamati “puttani” per strada?

Oppressed Majority non è solo un cortometraggio sul ribaltamento dei ruoli sociali. È un grido che è violenza non ascoltare.

Grazie a solounoscoglio per la segnalazione. Senza saperlo, ha scritto con noi di fragilità.

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24 thoughts on “se fossero le donne

    • sarebbe più che bellissimo. e forse non esisterebbero utopisti e sognatori. e invece, eccoci qua, a farci compagnia…
      invertire i ruoli non è da auspicare, ovviamente, ma trovo che il tuo “almeno ipoteticamente” sia proprio il senso alla provocazione di oppressed majority.

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  1. Credo che sia un atteggiamento che non dipenda strettamente dal genere ma dal rapporto forte/debole, tipico della razza animale. Con l eccezione che l Uomo è l unica bestia che umilia ilpiu debole x puro piacere

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    • ecco, di queste due cose non sono convintissimo. il genere non è forse totalmente sufficiente ma lo è, a mio modo di vedere, in larga parte e in ogni caso necessario – anche per un fatto biologico. per questo tipo di oppressione, naturalmente. idem sull’aspetto dell’umiliazione del più debole per puro piacere… sono di “vecchia scuola darwiniana”, più propenso a credere che alla base ci sia una questione evolutiva più che una motivazione edonistica.

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      • cioè stai dicendo che faremo la fine delle giraffe con il collo corto? perché se è così, da domani metto gli anelli come fanno nel nord del vietnam..che ahimè non è una scelta ornamentale, ma nasce proprio come strumento di controllo delle donne in quei villaggi….è proprio una vitaccia ad ogni longitudine, eh? 🙂

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      • gran vitaccia, concordo (soprattutto per i pochi darwiniani rimasti) 😀
        è una sfida continua, quella della superioriorità. il senso sta tutto nella strategia della gazzella. per quale motivo una gazzella dovrebbe fare grandi – ed energeticamente dispendiosi balzi – di fronte ad un leone, se non per dimostrare una superiorità evolutiva, favorevole alla selezione naturale del più adatto? eppure… «corri pure», dice in gazzellese, «non mi spaventi. ti dimostro che, anche correndo con la grazie di una ballerina, sono in grado di sfuggirti».
        ma, appunto: siamo rimasti in pochi, a sostenere queste teorie. ora vanno di moda gli antievoluzionisti: fa più figo, pensarla così. 😦

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  2. Partiamo pure dall’invertire i ruoli, come ben dice pendolante, sarebbe un inizio.

    Significativo video che ho avuto modo di vedere su più blog. Non passa inosservato, raggiunge sicuramente lo scopo.

    Grazie a Solounoscoglio e a voi
    buona settimana
    .marta

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    • almeno ipoteticamente, naturalmente: il senso penso proprio stia lì. come scrive appartamento67, ” combattere il maschilismo non significa andare verso una società in cui comandano le donne, bensì verso una società governata dalle persone, con pari opportunità, uguali diritti”

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      • Ma certo, si combatte per costruire mai demolire.

        Leggevo poco fa sul turismo sessuale femminile. Pare che vada “di moda” recarsi in alcuni stati africani per vacanze “rilassanti”..etc…
        (mi chiedo perchè…qui uomini non ce ne stanno più?)

        D’altra parte pare che molti uomini italiani (leggo siano i primi forse nel mondo) vadano a fare turismo sessuale con minori nei paesi orientali.

        E qui si potrebbe aprire un discorso sulla fragilità.
        Se potessi scriverei un post.
        Ma non riuscirei …

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  3. Molto interessante. L’ho condiviso su fb ma ovviamente nessuno m’ha cagato. Cioè ricevo più commenti quando scrivo “scemo chi legge”, mah. La deficienza collettiva

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    • prova provata che un post con la parola “sesso” nel titolo viene a priori cliccato dieci volte di più di uno che non la contiene. ma qua apriremmo un capitolo che esula l’argomento del post.
      ciò che invece mi fa riflettere è che spesso, quando viene fuori l’argomento, proprio chi in realtà è oggetto di discriminazione è il primo a non voler nemmeno proseguire il discorso celandosi dietro dei “ma tanto non cambia nulla”, “ma non è vero niente”. ho, ahimè, molti esempi davanti agli occhi.

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  4. ecco, finalmente riuscita a vedere il video!
    ma lo sai le ho fatto fatica in alcuni momenti ad identificare i ruoli?
    forse x quella “abitudine” di cui parla anke qpsa, assuefazione ad essere minoranza oppressa, allenamento a rispondere a certi atteggiamenti come aprire un ombrello se piove.
    non tutte le donne sono riuscite a costruirsi questi carapaci mentali, e penso alla ragazza intercettata da te in treno.
    la mia domanda è: perché? se tutte avessimo maggiore consapevolezza – senza arrivare al femminismo isterico – credo che almeno in certe parti del globo potrebbe andare meglio.
    invertire no, nessuna soddisfazione. 🙂

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    • già. scrivendo questo post avevo in mente l’altro, ovviamente.
      cercare (leggi: stimolare alla ricerca di) consapevolezza: credo che il video abbia proprio raggiunto l’obiettivo, su questo aspetto.

      p.s. sappi che, in ogni caso, “carapace mentale” entra a far parte della serie di modi di dire – made-in-graziaballe – che riciclerò più e più volte nella vita, con adeguato “(cit.)”. da oggi sei ufficialmente eletta a mia pusher di metafore icastiche.

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