la teoria dell’ombrello

È quella teoria comportamentista che spiega il fenomeno sociale che si verifica in una giornata uggiosa e apparentemente piovosa, in mezzo ad una folla di persone in movimento prevalentemente unidirezionale (le scale di una metropolitana, per intenderci), quando il primo della fila, nel passaggio tra un luogo coperto ed il cielo aperto, apre l’ombrello. Tutti quelli che seguono, indipendentemente dal fatto che abbiano verificato di persona che stia effettivamente piovendo, eseguono il medesimo gesto: aprono l’ombrello. Psicologia delle masse, psicologia dei comportamenti indotti.

Noi no. Noi, l’ombrello, lo si tiene chiuso.

Ma ognuno se la interpreti come meglio crede.

situazione_da_interpretare.png

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36 thoughts on “la teoria dell’ombrello

  1. eeehhh…fallo esse anche aperto!
    (da leggersi con accento romano 🙂 )

    cmq ti dirò, pochi gg fa, in un malaugurato giorno di pioggia, sono andata ad una mostra molto affollata ed evidentemente non era fatto obbligo lasciare gli ombrelli al guardaroba.
    Ora io dico, già c’è poco spazio, c’è da tutelare i quadri, c’è da evitare che sgocciolino….ma perchè v’ostinate a portarli come l’orlando furioso la lancia?
    me parevo san sebastiano!

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  2. E quel gioco che facevamo da adolescenti cretini? O almeno, io qualche anno fa lo facevo. Si parlava tanto di ufo e allora io con i miei amici ci mettevamo in mezzo alla piazza, fissavamo il cielo e gridavamo “un ufo!”. La gente si girava a guardare in alto e noi ridevamo. Stessa psicologia.

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    • ehm… in realtà io lo faccio ancora adesso che non sono proprio adolescente (quasi, eh…), solo che non mi metto a gridare “un ufo!”. semplicemente, se sei in quattro-cinque persone e guardi verso un punto (a caso) verso alto, tutti indicandolo con il dito, e rimani lì, in silenzio, facendo finta di parlare a bassa voce, ecco, vedi che nel giro di cinque minuti l’effetto è identico: un crocicchio di gente che guarda verso chissà che cosa.
      poi, ovviamente, con (finta) nonchalances, ti allontani e osservi da distante quanto va avanti la scena 😉

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          • Non esageriamo, eh! Vivo qui da 10 anni. Non dico che é stato facile imparare l’italiano, ma non é stato neanche tanto difficile. Vengo dal sud dell’Ucraina, territorio molto vicino alla Moldavia e alla Romania. In quella zona oltre a parlare l’ucraino, parlano anche il rumeno. Quest’ultimo viene insegnato a scuola come lingua primaria. L’ucraino passa un po’ in secondo piano. Quindi non sono russa, ma soprattutto non sono bionda, grazie al cielo!

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          • Ahaha, grazie! In questo periodo peró sto cercando di migliorare il russo. É molto affascinante come lingua! Ha tantissimi vocaboli e modi di dire. Il russo é sarcastico e ironico, nonostante i russi sembrino dei musoni.

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  3. L’ombrello lo apro proprio se piove tantotanto, altrimenti lo tengo chiuso quando ce l’ho, anche se ce l’ho in mano lo tengo chiuso. E l’altro giorno un tossico, parlando con i suo amico tossico, diceva che ero una stupida, io che avevo l’ombrello (loro no) e lo tenevo chiuso. Proprio così mi ha detto, stupida: il tossico, è guerra dei poveri tra stupidi e tossici. Ombrello sempre chiuso, che non ci si rovina la piega a noi, che siamo belli uguale, anzi di più.

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    • l’ombrello è uno di quegli oggetti con cui non ho mai fatto amicizia fino in fondo. lo rispetto, per carità, ma non lo sposo. però ho scoperto il cappellino da pescatore antipioggia: in bici è millemila volte più comodo del cappuccio della mantella che ti toglie la visuale!

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          • Nooooo cavolo, saperlo certo che te lo dicevo. Cappuccio sempre pessimo in bici per ciclisti coraggiosi, il cappuccio (rigorosamente di nylon ricavato da un sacchetto della spesa) va bene per la signora Jole che torna dal mercato, non per noi. L’unico problema del cappello da pescatore è quando hai lo chignon fatto a modino ma so che non ti riguarda….

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          • in quel caso puoi usare l’ombrellino-copricapo. si indossa come un cerchietto per capelli e si fissa sotto al mento. lo vidi al cammino di santiago, a spicchi color arcobaleno, indossato da una ragazza marchigiana. bellissimo (non conviene presentarsi così prima di un colloquio di lavoro, però…)

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