di vaccini, autismo ed altri buchi

I vaccini provocano l’autismo. Ma anche no. Forse. Insomma, boh.

L’antefatto, ancora fresco di stampa nelle rotative: la procura di Trani ha aperto un’indagine sui possibili effetti del vaccino trivalente contro morbillo, parotite (anche nota al mondo come “orecchioni”) e rosolia (acronimato: MPR). L’indagine è contro ignoti per «lesioni colpose gravissime» al fine di accertare se vi sia un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino pediatrico trivalente e la comparsa di autismo, sulla base della denuncia di una coppia di genitori secondo i quali i loro figli sono diventati autistici dopo la somministrazione del vaccino.
Alla base della denuncia c’è uno studio scientifico di fine anni novanta, referente tale Andrew Wakefield, allora pubblicato da una rivista scientifica di notevole prestigio (The Lancet), in cui si dava conto di dodici bambini che avrebbero sviluppato marcati disturbi del comportamento in seguito alla somministrazione del vaccino MPR. L’articolo è stato da tempo smentito e ritirato dalla stessa rivista The Lancet; negli anni successivi, sono stati pubblicati numerosissimi studi che sostengono, al contrario, l’assoluta mancanza di correlazione tra autismo e somministrazione del vaccino (per chi volesse farsi un giro su PubMed, basta cliccare qui, per chi volesse delle versioni divulgative a mio parere abbastanza valide può leggere qui, qui e qui; per chi volesse cercare la correlazione tra bufale sui vaccini e politica italiana può cliccare qui). Insomma, per farla breve, la storia di Wakefield è tutto fuorché limpida.
Chiamatela frode, truffa, fuffa, chiamatela come volete. Per me, però, il punto è tutt’altro che questo. La riflessione necessaria per andare oltre la sterile querelle tra sostenitori e delatori dei vaccini, tra «i vaccini hanno salvato il pianeta» e «i medici vaccinatori sono tutti assassini» può e deve essere una sola.
Pensare che esista una correlazione causale biunivoca tra vaccino MPR e autismo, alla luce dei dati acquisiti, è follia pura: lo dico dal punto di vista della scienza e della ricerca che pratico quotidianamente.
Pensare che non esistano effetti collaterali legati ai vaccini, alla luce dei dati ad oggi non acquisiti, è altrettanta follia pura: lo dico dal punto di vista della scienza e della ricerca che pratico quotidianamente. E lo dico anche dal punto di vista di un padre che ha vissuto sulle proprie spalle l’esperienza di quella serie di complicanze ed effetti collaterali (non secondari) da vaccino solo apparentemente così rari ed oltre ogni ragionevole dubbio causati dal vaccino stesso.

Premessa fondamentale, e vi prego di tenerne conto: non sono un complottista, sapete bene quanto tenga alla rigorosità scientifica (ancorché non nutra affetto nei confronti delle BigPharma, non ne faccio mistero, ma non è questo il punto principale). Nonostante la vicenda personale, credo di aver mantenuto una visione abbastanza lucida rispetto alla questione vaccinale, che non considero aprioristicamente negativa ma la cui struttura soffre di grosse pecche, di innumerevoli lacune scientifiche, di incapacità di gestione delle conseguenze. Le mie sono domande aperte, che non pretendono risposta, sono riflessioni che fanno seguito a un – lungo – percorso di informazione. Informare correttamente e in maniera scientifica non significa prestare il fianco alle frottole inventate, al riguardo, da chi dei vaccini è acriticamente delatore.

Oggi, duemilaquattordici, mi chiedo perché esistano in quantità minimale – e vi invito a verificarlo – revisioni scientifiche rigorose ed indipendenti relative ad efficacia e sicurezza dei vaccini, vale a dire studi che non siano finanziati se non direttamente condotti dalle case produttrici dei vaccini (e perché, laddove esistano, raramente siano casistiche ampie e prospettiche). Perché rincorrere la produzione di nuove formulazioni vaccinali complesse e immetterle sul mercato prive delle adeguate garanzie?
Per quale motivo anticipare in maniera così importante il tempo delle vaccinazioni, quando verosimilmente il sistema immunitario del bambino non ha completato il suo sviluppo? Quali vantaggi ha una vaccinazione teoricamente obbligatoria anti-epatite B in un neonato dal punto di vista della cosiddetta “immunità di gregge”? C’è il rischio di un contagio di virus dell’epatite B per via sessuale tra due treenni?
Per quale motivo dalle ASL non viene fornita un’informazione adeguata sui rischi vaccinali oltre che sui benefici, inclusa le informazioni sulla possibilità – non perseguibile per legge – di dissenso informato? Per quale motivo se le – teoriche – vaccinazioni obbligatorie sono quattro non esiste la possibilità (se non con immense difficoltà) di somministrare le sole quattro vaccinazioni anziché le cinque o sei in somministrazione unica che vengono proposte di default da ASL e pediatri di questo paese?
Ha senso ragionare sull’immunità di gregge e sull’apparente associazione biunivoca con i vaccini, senza tenere conto di tutte le altre variabili che hanno influito sulla riduzione o scomparsa endemica di alcune malattie (ad esempio, le condizioni igienico-sanitarie per quanto riguarda la poliomelite)?
Domanda più tecnica, a proposito di poliomelite: perché si continua a vaccinare contro il sierotipo PV2, considerato eradicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità?
Se è vera la logica dell’immunità di gregge, perchè nei paesi europei le vaccinazioni pediatriche obbligatorie sono sia scarse sia estremamente eterogenee (vaccini obbligatori in uno stato non lo sono negli altri)? Perché non si tiene conto che nella stessa Italia le regioni hanno preso posizioni differenti rispetto all’obbligo vaccinale? Perché un bimbo nato un chilometro ad ovest del lago di Garda ha l’obbligo vaccinale ed un chilometro ad est, invece, no?
Perché, se è dato per assunto (come è, di fatto) che le vaccinazioni siano un atto medico vero e proprio, non sono personalizzate come tutti i trattamenti sanitari? Perché si è optato per la somministrazione di massa a tutti i bambini, indipendentemente che siano nati a termine, che siano sani o in convalescenza o portatori di qualche malattia, che siano immunologicamente forti o deboli?

Potrei andare avanti con innumerevoli altre domande e criticità, a cui finora la scienza (che, ripeto, pratico e con cui vivo) non mi ha dato risposta. Su un aspetto mi indispettisco, e anche tanto: se si parla di responsabilità. La mia responsabilità sociale nell’aver dato al mondo un (anzi, più di uno) figlio nasce ben prima dell’obbligatorietà (teorica, ripeto) di un programma vaccinale (per altro incostituzionale, a dirla tutta, dato che non potrebbe essere considerato trattamento sanitario obbligatorio un trattamento farmaceutico preventivo).

Di vaccini, autismo e, tanti, tanti, altri buchi.

cartoon_guessing

 

Annunci

30 thoughts on “di vaccini, autismo ed altri buchi

  1. Mi sono persa qualche puntata. Mi sbaglio o da un po’ di tempo non è più obbligatorio vaccinare? Tra le giovani mamme c’è tanta confusione. Facebook è diventato il riferimento scientifico. Io, al tempo, ho vaccinato i miei bambini e lo farei ancora.

    Mi piace

    • dove abiti tu no, non ti sei persa nessuna puntata: a livello regionale non sono più obbligatorie. dove abito io, invece, sì. per poter ottenere il foglio firmato con il dissenso informato è stata una via crucis, è stata rabbia, è stato un muro di gomma di non ascolto, è stato sbattere la testa in mille contraddizioni. pensa che addirittura all’interno della stessa regione, tra diverse ASL, in una per il dissenso informato basta un fax spedito all’ufficio, in un’altra (sfiga vuole, la mia) ci mancava solo che ci dovessimo crocifiggere in pubblico, per ottenerla.
      su fb (o affini) come riferimento scientifico scriverò presto un post, mi sa.

      Mi piace

  2. E vogliamo parlare del terrorismo psicologico che viene attuato su un genitore quando ha dei dubbi, o li pone? Mia figlia è stata vaccinata per MPR, ma mi (e ti) chiedo, non ci si potrebbe vaccinare solo per una delle tre, concretamente il morbillo, che è l’unico ad avere correlati rischi importanti, soprattutto per una femmina. E comunque, avessi un altro figlio, dubito che rivaccinerei, comunque non così presto.

    Mi piace

    • ims (posso acronomarti così?), aggiungo a pieno titolo la tua domanda tra quelle che non ho scritto nel post. terrorismo psicologico, puro.
      per il morbillo da solo ci si può vaccinare: recuperando il vaccino in svizzera e facendolo spedire in una farmacia italiana. credo di avere ancora tutto il carteggio mail, se ti servisse (ma dubito, a questo punto). il problema è che per l’italia risulta farmaco off-label, e credo che il rischio principale sia legato alla possibilità di rivalsa in caso di effetti collaterali.

      Mi piace

  3. Una delle poche riflessioni critiche ma lucide sull’argomento vaccini. Grazie!! 🙂
    (Ma il problema è che i ragionamenti articolati e i dubbi irrisolti non calzano sugli schemi manichei della comunicazione di massa).

    Mi piace

  4. Forse non hai torto sull’epatite B, con l’eccezione ovvia dei figli di madre HBsAg positiva. Sugli altri, beh, sarà vero che il sistema immunitario dei piccolo è incompleto, ma rimane che le infezioni gravi per esempio da pneumococco o meningococco le prendono, eccome, e io dopo averne visti parecchi, anche che ne sono usciti male o non usciti del tutto, rivaccinerei i miei bambini contro questi due almeno mille altre volte. Idem direi per la difterite, chè se non fossimo tutti vaccinati ritornerebbe, e anche lei con forte predilezione per le età estreme della vita. Poi è ovvio, come ogni atto medico, o umano in genere, ha delle complicanze e qualcuno le deve esperire, purtroppo. Tutto sta nel calcolo del rapporto rischio-beneficio.

    Mi piace

    • D’accordo su meningococco, pneumocco. Perfino sulla pertosse. E senz’altro su polio, difterite, tetano. Ma sulla MPR che mi dici. E’ davvero così necessaria. Senza ironie. Mi domando, solo

      Mi piace

    • tenevo molto al tuo parere “da interna”. hai detto una cosa per me molto bella: parlare di rapporti rischio-benefici. ecco, ho l’impressione che questo rapporto sia davvero troppo sbilanciato, nel contesto in cui viviamo. c’è un grosso problema, di fondo: prima di certificare nero su bianco che un problema fisico di ogni sorta o gravità sia stato causato da un vaccino, certi medici sarebbero disposti a vendere la propria madre. tutti ti dicono, giustamente: oltre ogni ragionevole dubbio. bene, scrivimelo. eh, no, perché non possiamo dirlo con certezza. bene, questo non va a favore del conteggio dei rischi. se vai al dama, al san paolo, a voce ti dicono: chi arriva qui è anche a causa dei vaccini. ok, dove sono i dati? perché ogni evento avverso non corrisponde automaticamente a una segnalazione da parte dell’ASL? perché noi per ottenere la trasmissione della comunicazione di quell’evento avverso abbiamo dovuto quasi vendere le terga?
      (sulla difterite non ho una risposta: l’ultimo caso, dubbio, in italia, è stato a inizio anni novanta. si stima che, essendo che da adulti i richiami spesso non si fanno, la copertura attuale efficace sia di circa il 60-70% della popolazione, se il dato è corretto, e nonostante questo non ritorna. le condizioni igieniche sono molto, molto, molto sfavorevoli per la diffusione rispetto a prima. c’è una terapia antibiotica efficace che minimizza la gravità delle conseguenze. ecco, davvero non so quanto senso abbia l’obbligatorietà della vaccinazione).

      Mi piace

  5. out of topic mi hai fatto venire in mente che prima o poi dovrei fare un richiamo di non mi ricordo bene quale vaccino…e non mi ricordo nemmeno dove avevo messo il mio ultimo certificato di vaccinazione (si chiama così?)

    Mi piace

  6. Interessante questa disanima dei vaccini.
    Ci vorrebbe davvero un quadro completo su cosa servirebbe davvero o su cosa no.
    Io sono di quelli che non prende medicinali se non in caso estremo ma non so se lo applicherei ai miei figli.

    Mi piace

    • questa è una riflessione grande. si lega a quel discorso sulla responsabilità che scrivevo a fine post: ma io la trovo davvero in ogni singola scelta che prendiamo noi per i nostri figli, non solo per quello che riguarda i trattamenti sanitari.

      Mi piace

  7. Io non ho bambini e non so bene, a spanne direi che vaccinerei, che non potrei tollerare il senso di colpa se qualcosa andasse storto per la mancanza di vaccino. A me tutto ciò che riguarda la sanità fa sempre più paura fratello, e che pensavo di non stupirmi più, ma cosa sto vedendo in questo periodo.

    Mi piace

    • un nostra amica aveva scelto di non vaccinare i suoi bimbi. non ne era convinta, al primo taglio che la bimba si fece giocando in cortile andò nel panico e scelse di andare a fare il vaccino il giorno dopo, in pieno senso di colpa. noi, dopo mille dubbi e perplessità, scegliemmo per il vaccino per il motivo che ti dissi qualche tempo fa: inutile dire che, tornassimo indietro, non rifaremmo la stessa scelta. e te lo dico al di là di ogni senso di colpa, dopo aver riflettuto a lungo e dopo tutto il tempo necessario per metabolizzare l’accaduto.
      ecco, io non mi sento davvero di dare consigli, perché è proprio molto delicato come argomento, ma se proprio devo suggerire qualcosa, oggi, direi di seguire la scelta che dia la maggiore serenità possibile, in un senso o nell’altro o in una via di mezzo. in ogni caso, e questo forse sì, mi sento davvero di dirlo, informandosi al di là di quanto il sistema sanitario offre di base.

      Mi piace

    • caspita. non so, penso di non poter nemmeno immaginare il senso di colpa che possono aver avuto come genitori. noi, nella situazione opposta, non siamo arrivati a tale gravità di conseguenze.
      questo a me fa davvero pensare e convincere sempre più di quanto ci sarebbe bisogno di un grande cambio di prospettiva rispetto alle vaccinazioni, di iniziare a parlare davvero di rischi e benefici con i genitori, e quanto aiuterebbe, questo, nella scelta. spero non ti appaia come cinica la mia riflessione, non vorrei che venisse interpretata come uno staliniano “il singolo caso è un dramma, molti sono statistica”: davvero, sia da un lato il lavorarci dentro e il sostenere un certo tipo di ricerca, sia dall’altro l’aver vissuto da vicino l’assurdità di un sistema fallace mi mette non poco in crisi.

      Mi piace

      • Immagino, e capisco. E peraltro è assolutamente vero che un caso non fa statistica. Quello che però può essere vero, sempre nell’ambito di una riflessione argomentata, è che la quantità di persone che può riflettere davvero sulla questione in maniera consapevole, come te o la pellona, o persone in ogni caso colte o che sanno di non sapere e dunque non si fidano del primo social network, è molto ridotta, qui in Italia. Ecco, in un contesto di impoverimento culturale del genere a me fa molta più rassicurazione, e sono sicura che comprendi bene il mio punto di vista, uno stato che ti obbliga a vaccinare rispetto a uno che ti lascia tanta (legittima) libertà.

        Mi piace

        • fa riflettere molto quello che dici. è vero, è più rassicurante, lo capisco perfettamente. d’altro canto forse questo mi preoccupa ancora di più, perché vuol dire che l’unica via per la rassicurazione è quella del trattamento farmacologico attivo. ma tant’è: forse sono io che devo prendere atto che, in questo contesto culturale, oggi come oggi, non può essere diversamente (certo, in questo senso mi preoccupa allora ancora di più l’inadeguatezza dell’offerta, che – per fare un esempio – rende teoricamente obbligatoria la polio e non la pneumococcica, dimostrando totale incoerenza sui criteri di applicazione…)

          Mi piace

  8. Ciao, ti conosco dal blog della Pellona e volevo chiedere una tua opinione (che mi pare competente) su questi link che mi sembrano abbastanza onesti.
    http://www.acp.it/2014/10/la-scelta-di-vaccinare-uno-sguardo-dal-ponte-8215.html
    http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/pdf/Le_domande_difficili_2015.pdf
    Da mamma di due bimbe è sempre difficile fare la scelta di operare un trattamento sanitario su tuo figlio che sta bene e potrebbe avere un effetto collaterale più o meno grave. Vivo in Veneto, qui i vaccini non sono obbligatori, ma di certo anche qui l’informazione da parte dei pediatri o dei centri vaccinali è molto scarsa e provare a chiedere somministrazioni separate/differenti è sempre arduo.

    Mi piace

    • perdonami il ritardo con cui rispondo: periodo pieno, ci ho messo un po’ a leggere i due documenti. concordo con te, affrontano il problema in maniera seria; meglio, direi, non banale. mi riferisco in particolare al secondo che, di fatto, solleva e cerca di rispondere alle medesime criticità che ho posto in questo post e cerca di farlo con un certo rigore scientifico. non posso dire che non sia un po’ “di parte”, e non concordo su tutto (in particolare sul discorso età delle somministrazioni), ma va in ogni caso sottolineato un dato importante: la diatriba tra giovanetti (medico, chiamiamolo, “pro”-vaccinazione) e gava/serravalle (medici che non definirei propriamente “anti”-vaccinazione, ma sicuramente più critici) è nota da tempo. se leggi “le vaccinazioni pediatriche” di gava, probabilmente, rimarresti sorpresa dal vedere come, spesso partendo dagli stessi dati di giovanetti, arrivino a conclusioni opposte. un esempio: dallo stesso grafico il primo evince che la polio è orami assente solo grazie al vaccino e le migliori condizioni igienico sanitarie ne agevolano la ricomparsa, il secondo l’esatto opposto. come è possibile? probabilmente non esiste un’unica verità, e il problema ha molte più sfaccettature di quante si pensi. nessuno di loro cade in banalità indimostrabili ed indimostrate: non c’è alcuna correlazione tra vaccino e autismo, per dire, non stiamo a contarla su. al tempo stesso, il fatto che non ci sia correlazione non deve essere una tesi a sostegno dell’obbligo di sommistrazione. d’altro canto, è importante sottolineare invece come giovanetti ad esempio si schieri a favore dell’annullamento dell’obbligo vaccinale; aspetto non secondario, e a mio parere molto condivisibile.
      la questione vaccinale spesso si gioca su un aspetto fondamentale, che è quello dei numeri e della statistica. il singolo caso di ipotetici danni da contagio di malattia o di danno da vaccino, nell’una o nell’altra direzione, non fanno statistica, e conseguentemente come il singolo caso non consente di affermare che vi sia correlazione con la somministrazione del vaccino, così è fondamentale riconoscere che non consente di escludere che gli effetti collaterali siano dovuti al vaccino. una questione è la popolazione, l’altra è il singolo individuo.
      quindi: la miglior risposta che mi sento di darti è che, in ogni caso, in quanto genitore tu hai il diritto assoluto di essere informata su tutto, anche sui punti di vista differenti, e se lo richiedi hai il diritto di esserlo molto di più di quanto non facciano gli opuscoletti da due pagine delle ASL: “vaccina perché è giusto così, punto”; hai il diritto di poter scegliere consapevolmente a quale rischio esporre tuo figlio/a. giovanetti fa una riflessione molto onesta dal punto di vista intellettuale, sulla sicurezza dei vaccini: “se con questo termine intendiamo un prodotto che è totalmente esente da effetti collaterali, allora nessun vaccino è sicuro al 100%”. bene, io vorrei semplicemente che ci fosse un superamento dell’eterna lotta tra “complottisti” e “vaccinatori” proprio in questo senso, quello della tensione alla rigorosità scientifica; che venisse presentata in maniera limpida la possibilità di vaccini singoli, che si venisse messi a conoscenza di cosa può significare l’una o l’altra scelta.
      temo di averti confuso ulteriormente le idee…

      Mi piace

  9. Ma perché dici che si fa a tutti i bambini con lo stesso calendario a prescindere della nascita a termine oppure dello stato convalescente o meno? La mia pediatra ha sempre preteso di visitare prima mio figlio, che verso i nove mesi è entrato al nido e ha iniziato con le solite malattie di rito e che quindi ha terminato le vaccinazioni obbligatorie a due anni suonati invece che ad uno! E ogni volta è stato visitato e oscultato prima della vaccinazione dai medici che gli hanno somministrato le dosi. Io credo che sia diritto di ogni genitore pretendere queste accortezze! Non ho capito che problemi hai avuto tu, però se mi posso permettere, dato che sei intervenuto a gamba tesa in un commento di un post provaccino ti faccio due domande:
    – perché lasciare nel titolo del post il riferimento all’autismo, se poi lo scagioni? Mi viene da pensare che abbia sperato di essere più indicizzato da google. Ora che ci penso il mio prossimo posto sarà “50 sfumature di vaccino e autismo” così sarò a cavallo,
    – perché pur citando il tuo caso specifico non lo spieghi? Crei ancora più ansia nei confronti ti chi dovesse incappare nel tuo post in cerca di una risposta. Non mi pare onestamente corretto.
    Poi ovvio, chiunque nel proprio blog è libero di scrivere quello che vuole, ma fortunatamente anche nei commenti.
    Un ultima riflessione sul calendario vaccinale. Anche se ti puoi concedere il lusso di tenere a casa e lontano dalla “comunità” i tuoi bambini appena nati, se non ti puoi permettere un pediatra privato che faccia visite domiciliari, per i bilanci di crescita ti ritrovi in stanzini minuscoli a fare file con moltissimi bambini che oltre che essere portatori di simpatici virus di routine potrebbero, per dire, avere la pertosse se non vaccinati. Ecco perché il calendario vaccinale è così precoce.

    Mi piace

    • ciao chiara, ti rispondo punto per punto: le vaccinazioni sono previste secondo un calendario ben preciso. è accortezza del medico (pediatra di base) valutare se sussistano o meno condizioni avverse per la somministrazione (può essere una banale influenza come delle condizioni patologiche congenite), ma di base è stabilito secondo una cadenza ben precisa. purtroppo non sempre i pediatri seguono queste accortezze, né sono pronti ad affrontare eventuali emergenze (un “banale” shock anafilattico da somministrazione, ad esempio). obietto che una giustificazione alla somministrazione precoce di un vaccino come l’anti-Hbv possa essere giustificato dalla presenza di più bambini in uno stanzino di un medico di base; l’epatite B, fortunatamente, non si trasmette (ancora) per via aerea.
      il titolo del post contiene la parola autismo perché la notizia da cui parto è proprio quella che, ai tempi, fece molto scalpore sui giornali e si riferiva alla correlazione ipotetica tra vaccini e autismo. il titolo, permettimi, riflette pienamente il contenuto del post; la parola autismo è seguita da “altri buchi”, e da questo si intuisce che la mia posizione non sia prettamente di sostegno alla teorie complottiste ma semmai alla necessità di maggiore chiarezza; terzo, permettimi, ma c’è anche un senso estetico nei titoli che, credo, ogni blogger dovrebbe abbastanza libero di gestire. se fai un giro sul mio blog puoi renderti conto di come mi piaccia curare i titoli; se tu titolassi come dici un tuo post, non mi scandalizzerei particolarmente. no, mi spiace ma la critica sul titolo mi sembra proprio gratuita.
      la vicenda personale è, e rimane, strettamente personale per un motivo molto semplice: un episodio non fa statistica. il mio primo bimbo ha avuto una emiparesi destra, fortunatamente non permanente ma rientrata dopo due anni di (faticosa) riabilitazione causata, oltre ogni ragionevole dubbio, dalla somministrazione del vaccino; non per questo voglio considerare questo singolo episodio, ancorché mi abbia toccato molto da vicino e abbia significato molto, dal punto di vista emotivo, come giustificazione per supportare la mia critica nei confronti non dei vaccini in sé (che, ben inteso, io non sconsiglio di fare a priori) ma del modo in cui viene gestito il piano vaccinale (ti prego di notare la differenza, per quanto il mio post possa essere stato accalorato).
      l’intervento nel post di paola, permettimi anche questa riflessione, non lo considererei a gamba tesa: è nel merito della discussione, ben venga il confronto; fino a prova contraria ad un post si può anche obiettare.

      Mi piace

  10. Ci mancherebbe altro, infatti il mio commento era proprio per obiettare al tuo. Capisco perfettamente il tuo punto di vista per quanto riguarda la tua esperienza con vaccino. E comprendo molto profondamente la frase “uno non fa statistica”, te lo posso assicurare. Cercavo di spiegarti l’effetto che però lascia ad un lettore/lettrice tutto l’insieme del tuo post ad una mamma o un papà che ci capitano in cerca di risposte o di confronto. Se io cito un evento ma non dico cosa è accaduto, l’effetto è forse peggiore. Ma forse sono solo io a pensarla così.
    Forse ho utilizzato l’espressione scorretta, “a gamba tesa” non intendeva che sia intervenuto a sproposito, ma che sia intervenuto in certo qual senso non per condividere una perplessità ma per patteggiare per la parte opposta… Da cui i dubbi/osservazioni che sono seguiti.
    Spero di essermi spiegata meglio a parole, con cui, è evidente, non sono brava.

    Mi piace

    • è più chiaro anche se, come avrai poi intuito leggendo, il mio obiettivo non è dare risposte, quanto piuttosto porre domande su un sistema vaccinale che, al momento, è come se fosse inchiodato alla sua “intoccabilità” in risposta estrema a quella dei complottisti modello “medici-vaccinatori-assassini”. quello che vorrei semplicemente far capire è che, forse, questo sistema ha delle falle che vanno al di là del vaccino sì/no, e sarebbe solo beneficio collettivo cercare di affrontarle con il maggior rigore scientifico possibile.

      Mi piace

ammennicoli di commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...