dalle stelle, agli scranni, alle stalle

Traffico internazionale di virus. Beh, non ho idea se esista un articolo del codice di diritto penale che lo preveda tra i reati, ma certamente questo scenario da “esercito delle dodici scimmie” (sempre sia lode a te, Terry Gilliam) è l’ideale per stuzzicare le fantasie di chi è appassionato di spionaggi, guerre batteriologiche, complotti da scie chimiche, fantascienza post-apocalittica.

Prima di tutto, un disclaimer: questo post contiene riflessioni politicamente scorrette. Detto ciò, messo in chiaro che non siamo qui a smacchiar felini maculati, possiamo proseguire.
Ilaria Capua è virologa presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, in provincia di Padova. Ha una pagina (questa) di tutto rispetto su wikipedia. Ilaria Capua è una persona influente, secondo Scientific American, tra i 50 ricercatori più influenti nel 2007. Ilaria Capua è il baluardo dell’open-access nella ricerca, colei che sfida le logiche dei brevetti e deposita la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza H5N1  (sì, proprio la famosa H5N1, ricordate?) in un database pubblico, tanto che le sono state dedicati testi (come questo di Alessandro Delfanti, molto bello, di cui per altro consiglio la lettura) e parole di riconoscimento di massimo pregio. Ilaria Capua è “il futuro della ricerca”.
Da ieri, stante quanto riporta il settimanale L’Espresso (qui), è anche indagata per “traffico di virus” o, meglio, per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, abuso di ufficio e per traffico illecito di virus. Per dirla tutta lo è anche il marito, ex manager della Fort Dodge Animal di Aprilia, attiva nella produzione veterinaria: indagati insieme ad altre 38 persone. Secondo la relazione degli inquirenti, l’azione di Ilaria Capua e di altri funzionari dell’Istituto di Padova avrebbe contribuito a creare un cartello fra due società, la Merial e la Fort Dodge (sì, esatto, quella del marito), escludendo quindi le altre concorrenti, nella vendita di vaccini veterinari per l’influenza aviaria. La Capua sarebbe stata illegalmente e profumatamente pagata per fornire agenti patogeni: trasportati da un paese all’altro dentro a normalissime valigie, tra un paio di mutande e un calzino, in barba ad ogni logica di sicurezza. Breve inciso, a scanso di moralismi: non pensiate che non sia una prassi per i ricercatori trasportare del materiale da un laboratorio all’altro. Capita che delle cellule o del DNA viaggino confidentially da un paese all’altro, da un laboratorio all’altro. Ecco, vorrei dire che in questo caso non è secondario il cosa si trasporta: diciamo che non è proprio ortodosso veicolare lentivirus, retrovirus o simili, proprio perché non andrebbe escluso a priori l’imprevisto (senza arrivare necessariamente alle conseguenze simil-apocalittiche in stile cinematograficho). Ad ogni buon conto, in una conversazione registrata sembrerebbe lei stessa a farne esplicito riferimento, sostenendo di aver ceduto ceppi virali in favore di un veterinario americano.
La replica di Ilaria Capua non si è fatta attendere (qui il comunicato ANSA).

Ora, premetto che non amo particolarmente il modo sensazionalistico in cui vengono comunicate le notizie dai giornali (“[…] virus, scambaiti da ricercatori senza scrupoli e dirigenti di industrie farmaceutiche: tutti pronti ad accumulare soldi e fama grazie alla paura delle epidemie“): eccheccaspita, valendo la presunzione d’innocenza, la gogna mediatica è assolutamente intollerabile e sufficientemente incivile, ancorché perfettamente inserita nei perversi meccanismi d’informazione dei mass-media. Si parla di indagine, non di condanna, e questo dovrebbe essere sufficiente per giustificare un altro tipo di linguaggio. Mi fareste il piacere di moderare i toni? Grazie.
Per contro la risposta della Capua dal comunicato stampa sembra, a mio modo di vedere, principalmente incentrata sul meccanismo di diffamazione, non tanto sul merito della questione; questo le farebbe, sempre come parere personale, solo parzialmente onore (di fatto, un’imputazione è in corso), ma tant’è: questione di sfumature, lasciamo perdere.

Ecco, premesso tutto questo, confesso che sono riuscito a frenare a fatica lo sviluppo di sinapsi di malignità tra i miei neuroni, soprattutto se penso che tutto ciò non va certo a giovamento dell’opinione pubblica riguardo alla ricerca open access (il passo tra il credere che la sfida intellettuale di Ilaria Capua non fosse per nobili scopi di ricerca ma per tornaconto personale credo sia davvero breve). Lo freno ancora più a fatica (lo sviluppo di sinapsi di malignità, intendo) se penso che Ilaria Capua è Deputata alla Camera dell’attuale legislatura eletta come capolista nella lista di Scelta Civica per l’Italia di Mario Monti: già quando lessi che si presentò fui perplesso, chiedendomi come potessero conciliarsi le istanze di una “ricercatrice della logica open access” con quelle del neoliberista senatore a vita Monti che, per far tornare i conti pubblici, sarebbe disposto a vendere la madre sul mercato, se quotata bene, piuttosto che investire in ricerca, istruzione, occupazione, servizi. Beh, non dico che questa vicenda sia la risposta ai miei interrogativi, ma certo non ci andrebbe distante, mettiamola così.

Ad ogni buon conto, a conclusione: nonostante i toni altisonanti usati dall’Espresso per descrivere la vicenda, credo che sarebbe corretto sospendere il giudizio su Ilaria Capua, quanto meno fino ad una sentenza, a tutti gli effetti e gradi, passata in giudicato. D’altro canto, Onorevole Ilaria Capua, inutile dirLe che, in coscienza,  sarebbe corretto da parte Sua sospendere il mandato qualora l’accusa rivoltaLe non fosse propriamente avulsa dalla realtà. Non mi riferisco tanto al “traffico internazionale di virus” (per cui, ripeto, non so nemmeno bene di quale norma del codice penale si debba parlare), quanto alla voce “corruzione”.
Ma tant’è, in questo caso, non serve dirlo: siamo esempio di rettitudine morale ed onestà intellettuale.

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9 thoughts on “dalle stelle, agli scranni, alle stalle

  1. io ho bisogno di una vacanza dall’umanità, oppure rischio di diventare violento.
    premetto che, sempre dopo i politici, i giornalisti rappresentano una delle classi che più risvegliano in me i peggiori istinti e alimentano tutto il qualunquismo di cui sono capace.
    detto ciò, lo sviluppo di sinapsi di malignità tra i miei neuroni è sempre più difficile da frenare.
    apprezzo molto la tua ragionevolezza, adp, io mi permetto di aggiungere che la sospensione del giudizio è SEMPRE dovuta, ma che non sono i tribunali, i tre gradi di giudizio e il ragionevole dubbio che devono dirimerlo, ma i fatti, le parole delle persone direttamente coinvolte nelle vicende e gli occhi negli occhi. se questo vuol dire che una verità non la si potrà ottenere, bene, preferisco rimanere nel dubbio, e diventare via via più sospettoso. ma le verità dei tribunali spesso non sono diverse da quelle dei giornali…

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    • tocchi una questione mica da niente: l’attendibilità nel merito del giudizio di un tribunale. anch’io aspetto fatti, più che parole, di dimostrazione da parte dei soggetti coinvolti (leggi fra le righe il “…non tanto sul merito della questione; questo le farebbe, sempre come parere personale, solo parzialmente onore…” del post). il fatto è che tra le figure istituzionali del nostro paese, l’unica nella quale ho ancora un minimo di fiducia è la magistratura, e vorrei poter credere che, tutto sommato, il nostro sistema giudiziario è tale che, se non sempre è vero che alla colpa corrisponde una sentenza che la riconosce, viceversa il riconoscimento di una colpa bene o male è difficilmente menzognero.

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  2. ecco, premesse e cautele accettate Però io in certi casi sarei dell idea di applicare anche il rovescio del principio cristiano “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Facciamo che questi si inoculano x sbaglio…
    ehmmm no, vostro onore, non l ho detto, solo pensato… :/

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