la memoria dell’esser minoranza

Ricordi scolastici, ieri sera, in treno. Parlando con un compagno di viaggio, il discorso è scivolato su reminiscenze liceali: no, niente aneddoti, niente goliardie, nessun patetico «ti ricordi?» né «e poi quella volta in cui…?». Ad occupare la conversazione sono state principalmente riflessioni sull’insegnamento della storia nelle scuole superiori. Ci chiedevamo quanto, oggi, ci fossimo realmente scostati (di fatto, intendo, non in teoria) dal modello proposto dai programmi scolastici ministeriali di venti, trenta, quaranta anni fa, quelli che ponevano fine alla storia contemporanea con la fine della seconda guerra mondiale, quelli che saltavano a piedi pari la Conferenza di Parigi e la richiesta degasperiana di “personale cortesia” per chiosare laconicamente con: “…ed infine il 1 gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana“, dando appuntamento alla prova di italiano dell’esame di maturità e lasciando ai posteri lo scomodo compito di raccontare cosa vi fosse poi davvero scritto, in quella Costituzione. A questo non so dare risposta, anche se la personale esperienza in ambito scolastico finora non ha fatto altro che supportare il dubbio: mi farebbe piacere avere riscontri da chi, tra voi, insegnante o genitore di studenti delle scuole superiori, fosse direttamente e attualmente coinvolto dalla questione.

Aggiungo solamente un piccolo aneddoto, un ricordo nitido di quanto vissi, allora, da studente. L’insegnante di storia e filosofia, all’inizio del quinto anno di liceo, propose a noi imberbi pischelli maturandi una riflessione ed una scelta, che grossomodo potrei riassumere così: «Cari ragazzi, i programmi ministeriali di storia si fermano al 1945. Trascurano la storia degli ultimi quarant’anni, quella che nei fatti ha determinato più d’ogni altra l’evoluzione del contesto sociale, economico, culturale in cui viviamo: la “nostra” storia, per capirci. Vi propongo, per affrontare il programma di quest’anno, di partire da questa, leggendo a posteriori gli eventi antecedenti alla seconda guerra mondiale che ne hanno costituito le premesse. Raccontare i fatti di ieri, quelli dal congresso di Vienna al 1945, sì, ma per cercare di capire l’oggi, il contesto in cui viviamo, cercare di capire l’oggi senza trascurarne gli eventi che l’hanno imprescindibilmente caratterizzato. Questo ovviamente non andrà a discapito della preparazione per l’esame di maturità, che non sarà però ovviamente “lineare” come prevederebbe il programma ministeriale. L’alternativa è seguire, appunto, il programma proposto dal Ministero. Vi chiedo di pensarci su e di scegliere per la prossima lezione». Per completezza di cronaca, la proposta numero uno contemplava l’acquisto di un testo di storia specificamente dedicato al periodo 1945-1989.
Bene. Il giorno dopo. Procediamo. Votazioni.
«Quanti concordano con la proposta 1945-1989. Alzate le mani… Uno… due… Tre. Grazie. Proposta programma ministeriale classico? Uno, due, tre, quattro, … ventiquattro. Astenuti… zero. Va bene. Ne prendo atto.»

Ecco, fu lì che avrei dovuto capire che, “…anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone“, che “Io credo nelle persone. Però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre d’accordo e a mio agio con una minoranza…“. Mannaggia.

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33 thoughts on “la memoria dell’esser minoranza

  1. Dalla maturità sono passati 5 anni, ma che io sappia le cose stanno ancora così. In alcune classi si arriva forse all’inizio della guerra fredda, ma in genere sono solo accenni. Se oggi facessero una proposta come quella del tuo prof, non cambierebbe un granché. Anzi, forse sì: ci sarebbero molti astenuti. Perché scegliere è “troppa sbatta”.

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  2. Ho fatto la maturità 11 anni fa, mi ritrovo in ciò che hai scritto. Con la fine della II Guerra, finivano in programmi. Un po’ per mancanza di tempo, certo. Al liceo, complice la svogliatezza degli adolescenti, materie come storia o letteratura si limitano a seguire dei punti fermi dei programmi senza andare oltre, anche perché mancherebbe il tempo. Studiare la storia della seconda parte del Novecento richiederebbe un paio di mesi scolastici in più, a mio avviso.

    Oppure, un capovolgimento di prospettiva come quello proposto dall’insegnante

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      • Effettivamente è un periodo storico sul quale ci si sta molto tempo. Il fatto è che credo venga considerato fondamentale dal punto di vista storico, una storia eurocentrica, a dirla tutta. Infatti – piccola parentesi – io fino alle scuole medie, quando poi da adolescente cominci ad avere più curiosità per il mondo, pensavo che fino al ‘500 il resto del mondo fosse assente dalla storia, come se non fosse successo nulla.
        Ecco, una riforma dello studio della storia dovrebbe anche investire un allargamento degli orizzonti

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  3. Io sono messa peggio. Non ci siamo nemmeno arrivati alla seconda guerra mondiale. Non l’ho mai studiata a scuola (liceo classico). All’università, poi, ho fatto lettere classiche, per cui mi i sento di un’ignoranza cosmica su tutto quello che è successo dal crollo dell’impero romano d’occidente in poi 😦

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  4. Ti posso dire che alle elementari il programma di storia (che fino a qualche anno fa arrivava alla seconda guerra mondiale) si conclude in quinta con l’impero romano. Non so dove arrivino i programmi delle medie e del superiore ma posso documentarmi. Nella minoranza spesso ci sono anch’io. A volte anche nella maggioranza. Basta essere convinti di noi.

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  5. Questo Nanni, proprio qui è aver ricevuto a casa l’esito dell’esame del dna. Di là ho il poster con lui sulla vespa e questa frase. E non dico altro.

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  6. Il prof di storia del liceo ci fece alcune lezioni (improvvisate e fuori orario) a inizio giugno, perchè gli pareva senza logica che il programma dovesse terminare alla fine della II guerra mondiale. Parliamo di 22 anni fa. E, volendo essere giusti, per la mia generazione, parte degli anni 70 e tutti gli anni 80 non erano storia, ma vissuto. Oggi un maturando è nato nel 95/96, dopo Tangentopoli, per dire. Finita la prima repubblica (sempre per dire, eh). Come possano, senza queste basi comprendere l’attualità e la seconda repubblica è un mistero. Ma d’altronde, se ben ricordi, per Licio Gelli, l’istruzione era un problema, no? Ecco…

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    • eh già. e chissà quanti, di quei maturandi di oggi, hanno mai sentito parlare – anche vagamente – di licio gelli. questa è la grande tristezza (e, a pensarci bene, anche l’apoteosi del suo piano di rinascita: scomparire lui stesso dalla memoria collettiva pur di raggiungere l’oblio collettivo delle coscienze).

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  7. La questione è veramente complessa. Fino alle “superiori” non c’è un vero e proprio programma ministeriale ma delle “Indicazioni nazionali” che individuano in generale una serie di competenze in uscita cui tendere. Viene lasciata ai singoli istituti la libertà … di individuare un curriculum che faccia riferimento alle indicazioni. Poi però che si fa? Si fanno le prove INVALSI, prove standardizzate, che evidentemente non tengono conto di ciò che ogni scuola ha programmato, ma soprattutto della specificità di ogni alunno che invece nelle indicazioni viene indicata come imprescindibile. A questo punto dobbiamo fare un ragionamento chiaro su che cosa sia importante, che cosa sia inutile insegnare, come valutare e che cosa valutare. Se l’obiettivo è superare l’esame di maturità piuttosto che le prove invalsi o pensare una volta tanto, ma seriamente, agli studenti.

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    • apri un capitolo (le prove invalsi) verso il quale, per quanto ho potuto conoscere, potrei solo lanciare strali infuocati. ché son qui a sperare che prima o poi qualcosa cambi all’orizzonte, da oggi a quando le dovranno fare i miei figli, che prima o poi qualcuno si ravveda che questo è un sistema che rischia di collassare nelle inutilità.

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    • ecco, non ne sono sicuro fino in fondo. gli studenti potrebbero essere tremendamente conservatori e tendenzialmente opportunisti posto che non abbiano di fronte altri modelli, questo sì. ma sono anche menti aperte al cambiamento, a mio modo di vedere, più di quanto non lo siano i neuroni fossili degli attempati settantenni (o delle incompetenti trentenni…) che hanno finora strutturato il sistema scolastico.

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  8. In realtà il mondo della scuola in Italia, se pensavi a quello, è popolato in gran parte di cinquantenni. A sessant’anni si va in pensione, o perlomeno ci si andava fino ad ora 🙂

    Ok, non è vero che gli studenti sono sempre conservatori – lo erano i tuoi compagni di classe, a quanto pare, e certo possono esserlo molto altri, e spesso, se il contesto favorisce la scelta per le strade più comode, che sono quelle più battute. Per fortuna, però, tra i giovani come tra le persone più mature, si trovano persone curiose e aperte.

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    • sì, è vero, hai ragione: anche quando ho insegnato, i miei colleghi “già di una certa età” erano per lo più intorno ai cinquant’anni. anzi, forse ho trovato più vecchiaia nella testa di alcuni miei coetanei che in quella di alcuni – splendidi – cinquantenni.

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  9. dai, a noi successe il contrario. Ovvero che chiedemmo al prof di storia di lasciar perdere un po il programma ministeriale e di parlarci almeno della questione mediorientale e degli anni del dopoguerra. E lui si rifiutò!
    detto cio non è che fossimo “migliori”, c era anche una buona parte di carognata che lo disvelò x il pavido che era.
    Purtroppo credo che l atteggiamento comune di far prevalere lo stretto indispensabile alla possibilità di varcare un confine sia uno dei tratti distintivi che stanno caratterizzando il ns paese… :\

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    • ma diamine, alla faccia del proverbio sulla mancanza di pane in presenza di denti e viceversa!
      (certo che anche voi… i soliti comunisti…) 😛

      hai colto in pieno, comunque. oltre ad essere sempre più a mio agio con una minoranza, sarò probabilmente sempre anche un disadattato dello “stretto indispensabile”.

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  10. Non è che poi ci si stia male sai nella minoranza. Io mi trovo a mio agio, tanto che inizio a pensare che se fossimo maggioranza mi chirderei in cosa sbaglio. Ma forse e solo snobismo. Comunque avrei pagato per avere un prof di matematica come quello.

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    • un prof di matematica? intendevi dire di storia o davvero di matematica con un programma diverso da quello classico?
      una cosa, comunque, è curiosa: il mio prof in realtà era la mia prof, al femminile, ma nei commenti l’avete intesa tutti al maschile. buffo, no? a me piace pensare che sia stata una donna a formulare una proposta a suo modo rivoluzionaria.

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