ventisei anni

Beh, non male. Abbiamo abbassato la media: ci sono voluti “solo” ventisei anni per arrivare ad una sentenza per l’omicidio di Mauro Rostagno, per condannare all’ergastolo mandante ed esecutore (per altro già condannati per altri motivi e attualmente in carcere), per riconoscere che fu un omicidio di mafia, per rendersi conto che non era propriamente vero che a Trapani la mafia non esistesse. Di fronte a tale, è quasi indebito pretendere che arrivassero anche conferme, nomi-e-cognomi o sentenze relativamente all’indagine che Rostagno stava verosimilmente compiendo sul traffico di armi verso la Somalia, filo invisibile che lega il suo omicidio a quello di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Curiosa coincidenza, come un regalo inaspettato, che la sentenza arrivi il giorno del compleanno di Maddalena, sua figlia, quasi a dare davvero un senso a quel suono di una sola mano (e ve lo consiglio davvero, quel libro, perché c’è veramente un mondo, lì dentro).  Buon compleanno, Maddalena. Non ti restituirà un padre, questa sentenza, ma almeno a lui, ed a noi, una dignità, sì.

rostagno

Annunci

21 thoughts on “ventisei anni

  1. e dire che qualche politico che in sicilia c’è venuto solo per riscuotere voti,aveva detto “la mafia non esiste”.
    Almeno la sua famiglia ha avuto giustuzia,c’è ne ancora qualcuna che sta aspettando di sapere.

    Mi piace

    • tipo quello che ora sta facendo gli scongiuri in libano per sperare che non approvino l’estradizione, per poter continuare a sgattaiolare da una condanna di sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa?

      e quell’altro, suo sodale e non solo, che, interpellato, risponde: “Il libano ha un trattato di estradizione e lei pensa che io sarei così stupido da consigliare ad uno di andare in libano?” (http://goo.gl/uRJldj)
      sigh.

      Mi piace

  2. Oggi, pranzavo con mia madre. Tg acceso, sentiamo la notizia. E ho fatto gli stessi pensieri. 26 anni. Ma questi ce l’hanno un’idea pur vaga di quante cose ci stiano in ventisei anni. C’è gente che in ventisei anni ci consuma tutta un’esistenza (a volte anche meno).

    Mi piace

  3. al primo piano del palazzo del mio precedente studio ci era l’associazione saman.
    ho letto dalla tua stessa fonte, io, e non lo sapevo l’avesse fondata lui.

    io, rappresento la persona media, nè più forse qualcosa meno; questo per dire che poi ci si dimentica di raccontare, e continuare a farlo, l’uomo e una vita, un impegno, dietro una foto ingiallita, dietro un processo lungo ventisei anni.
    che alla fine obliterare la memoria significa consegnarla a prossima data di scadenza. (nella mia testa c’è una qualche comunanza etimologica tra l’oblio e il gesto dell’obliterare, bàh)

    quindi, si potrebbe, ad esempio, raccontare gli uomini, che è una cosa diversa dalle indagini giudiziarie, raccontare gli uomini, senza attendere ventisei anni per leggerlo su di un articolo che dice che ci sono voluti ventisei anni per una sentenza di condanna per l’omicidio di mauro rostagno, rostagno chi????

    Mi piace

    • rideafa, grazie di questo commento, davvero. perché va al di là della mia banale considerazione.
      sì, si potrebbe. ma quanto sarebbe difficile, e scomodo, con alcune di queste: certe persone è meglio raccontarle da morte a vent’anni di distanza, quando fa comodo per salvare le coscienze della memoria.
      leggi il libro di sua figlia, se vuoi e quando puoi.
      p.s. ma quindi, lavori a milano?!? non pensavo fossi anche tu ospitata dalla piccola mela.

      Mi piace

      • nù, io vivo arròma. però ho studiato a bologna, tranne un anno in cui sono stata a santander.

        però io sono ‘bruzzese. questa còsa la dico sempre chè mi sento ‘bruzzese. e c’entra un pò con la còsa della memoria.

        ùh, ammennicoli, tu mi ringrazi sempre chè io un pò mi imbarazzo.

        mh, non te lo prometto subito chè tre libri da iniziare.
        però lo segno.

        Mi piace

  4. In uno dei commenti hai anticipato il mio. 26 anni sono una enormità, eppure per questo paese ancora la certezza di una condanna e di una pena pare un privilegio. A Brescia, come ricordi, a Bologna, e in tante altre parti 26 anni sarebbe tempo lieve…

    Mi piace

    • leggevo sul libro di benedetta tobagi, una stella incoronata di buio, un paragone molto efficace, che copio incollo: “Il giudice istruttore Giampaolo Zorzi, che ha lungamente indagato sulla strage dagli anni Ottanta, ha usato per descrivere la progressione delle cinque istruttorie l’immagine dei cerchi concentrici prodotti da un sasso gettato nell’acqua: dal primo filone investigativo, incentrato su figure del neofascismo locale, le indagini si sono allargate, fino a inserire compiutamente la strage bresciana nel contesto della «strategia della tensione» da piazza Fontana (dicembre 1969) all’attentato sul treno Italicus (agosto 1974).”
      cerchi concentrici di un sasso gettato nello stagno, cerchi che da un lato aprono a prospettive che diventa quasi impossibile concepire per complessità e dall’altro ti fanno perdere di vista il nocciolo della questione.

      Mi piace

    • ma guarda, gra, io vorrei davvero spezzare una lancia a favore del nostro sistema giudiziario: ci sta che un processo duri più a lungo, che ci siano più gradi di giudizio, il divieto di presunzione di colpevolezza, etc. il problema del nostro sistema, se vogliamo, semmai è la non certezza della pena. e qua si aprirebbe un capitolo infinito…

      Mi piace

  5. per carità capisco x certi processi..ma x altri le piste erano abbastanza rintracciabili e suggerite.Soprattutto quelle con mandanti mafiosi. Nulla può giustificare 26 anni. E nulla può giustificare che una semplice causa civile duri 14 anni (esperienza diretta). Che poi non intendo avercela col sistema giudiziario tout court o coi magistrati…pero grosse ed evidenti storture ci sono se in un paese civie si faccia cosi fatica ad ottenere giustizia.
    Quanto alla pena…si, non parliamone!

    Mi piace

    • aspetta però, io non comparerei i 14 anni di una causa civile (assurdi, in ogni caso, concordo) con i 26 anni dell’omicidio rostagno. 26 anni non sono stati un processo solo, sono stati molti processi, l’ultimo dei quali si è aperto nel 2011 (3 anni fa), ed è in questo che è arrivata la condanna. la causa civile ha, intrinsecamente, un’urgenza e un canale diverso rispetto a quella penale: ha una lungaggine burocratica a cui davvero bisognerebbe mettere mano pesantemente. vorrei riflettere sul fatto che chi rallenta la causa penale spesso non è la magistratura, ma sono i cittadini stessi che hanno tutto l’interesse a rallentarla (su questo chiederò immediatamente un commento, se non un post, a redpoz, per avvalorare o smentire la mia ipotesi).

      Mi piace

  6. i cittadini? dici? attendo post di redpoz x capire meglio…
    certo ke non mettevo sullo stesso piano le due cause (civile-penale), era un paradosso x dire appunto ke la giustizia avrebbe sì bisogno di elaborare i fatti e i dati con calma e discernimento ma anke con dei tempi ke consentano ai cittadini di vedere dei risultati se non giusti almeno onesti.

    Mi piace

ammennicoli di commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...