e trentadue

Oh, son trentadue.
Che forse, neanche si fosse presentato a raccontarlo dal futuro un ologramma in pantaloni da ciclista le avrebbero potute immaginare, trentadue pedalate, i pionieri che invitarono a partecipare alla prima edizione, solcando i tasti di una Olivetti lettera 22 (forse non fu quella, ma mi piace immaginarla così), tra gli scaffali della Libreria Popolare di Legnano. La Libreria Popolare ora non c’è più, al suo posto c’è un’associazione che, per l’appunto, si chiama “La libreria che non c’è”; la Bicipace, invece, con meticolosa precisione, dal millenovecentottantatré non ne ha lisciato uno, di appuntamento annuale. E dire che quest’anno bisognava pure sfidare il ponte del due giugno, oltre alle previsioni del tempo – ché, mannaggia, ci fosse una volta che non dicano che la pioggia potrebbe arrivare da un momento all’altro; l’anno scorso hanno ingannato fino all’ultimo, per poi regalare una giornata di cicloresistenza e bellezza pura.
Invece no, non solo non è arrivata la pioggia, ma il primo giorno del mese di giugno dell’anno di grazia duemilaequattordici ha dispensato sole e brezza primaverile a perdercisi dentro, ad accompagnare le duemila e passa bici – “duecento, secondo la questura” (cit.) – che hanno colonizzato le strade della Lombardia. Le quali, martoriate quanto basta da alte velocità, terze piste, rifacimenti di ferrovie, green-washing e restyling per Santa Madre Expo Adveniente e chi più ne ha più ne metta, hanno ricambiato nel loro stile per non far passare inosservata la caparbia resistenza del parco del Ticino, con i suoi aironi nella torbiera del Naviglio vecchio, con papaveri e fiordalisi che davano per estinti causa inquinanti – e invece eccoteli lì, a far capolino – o con gli striscioni bianchi appesi alle finestre a prestare voce silenziosa ma persistente al rifiuto di violentare oltremodo questa terra al grido di pecunia non olet.

A fare un dispetto ai polpacci stanchi hanno pensato, con eleganza, gli Officina finistère; se la testa e le gambe si sono goduti il mattino ed i chilometri, loro si sono presi il pomeriggio, il ritmo e la pancia della Bicipace – e fortunato chi c’era, a godersi quel Disertore suonato e cantato quasi come fosse una ballata irlandese: egregio Presidente, “vivrò di carità sulle strade di Spagna, di Francia e di Bretagna e a tutti griderò di non partire più e di non obbedire per andare a morire per non importa chi. Per cui se servirà del sangue ad ogni costo, andate a dare il vostro, se vi divertirà. E dica pure ai suoi, se vengono a cercarmi, che possono spararmi, io armi non ne ho.”.
Noi, nemmeno. Se non quelle, splendide e imprescindibili, che viaggiano con due ruote.

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17 thoughts on “e trentadue

  1. a Turbigo ci lavoravo anni fa per il revamping di un impianto per la produzione di energia elettrica.
    Il giro dev’essere stato bellissimo, non mi dire che non hai fatto nemmeno una foto !!!!

    Mi piace

  2. Pingback: this is major tom to ground control I’m stepping through the door | ammennicolidipensiero

ammennicoli di commento

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