l’area schengen ai tempi dell’ikea

Con occasionalità tipicamente agostana e con eleganza un po’ maldestra (quella che s’addice, per capirci, all’imbucarsi ad un pranzo fra amici a cui non s’era stati invitati), aderisco questa settimana all’iniziativa venerdì del libro con un breve post post-prandiale (no, non ho mangiato due volte. Si apprezzi piuttosto il gioco di parole, prego).
Scrivo per consigliare un libello altrettanto breve, brevissimo direi, di quelli che si leggono in una manciata scarsa di viaggi in treno (e qui si noti l’unità di misura temporale del lettore pendolare), un libello semplice semplice scritto in forma scorrevole, anzi scorrevolissima e senza alcuna pretesa direi, dal titolo – immagino – volutamente pensato per accattivare in leggerezza (molta leggerezza) ed invitare ad un lettura da ombrellone e da spiaggia: L’ incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea, di Romain Puértolas. Molta leggerezza arricchita, aggiungerei, da un discreto sense-of-humour (complimenti al traduttore, in ogni caso): a titolo esemplificativo, consentitemi il piccolo spoiler di citare il letto Ikea per fachiri Åkuminat (…), che costa ovviamente meno nella versione a quindicimila chiodi (più comoda) rispetto a quella a duecento (meno comoda e più pericolosa) per un motivo semplicissimo: i chiodi vengono venduti smontati. Insomma, L’incredibile viaggio etc etc ha tutte le caratteristiche del classico best-seller, è arrivato in Italia pochi mesi fa forte di un numero di svariate centinaia di migliaia di copie vendute in Francia e qui non escludo possa fare altrettanto. Libro senza alcuna pretesa, molto ironico, semplice, da vetrina.

Però.
Però ci sono delle ragioni per cui consiglierei una lettura a chiunque. Perché dietro a quella semplicità e a quella sottile ironia, tra le righe nascosti, ho trovato dei delicati macigni che raccontano, con pregevole dovizia di particolari, quell’Europa che ancora non ha fatto i conti fino in fondo con le migrazioni e con l’integrazione culturale, che non ha ancora capito – o accettato – fino in fondo il senso del trattato di Schengen, che non ha ancora fatto i conti con le proprie frontiere. Perché chi l’ha scritto, Puértolas (un francoispanico praticamente mio coetaneo), ancorché alla prima esperienza, ha raccontato tra quelle righe i suoi anni di esperienza come attivista per i diritti degli immigrati e di lavoro come analista per la polizia di frontiera – e certo, di quei piccoli universi, ne sa.
O semplicemente perché, se esistono ancora le storie e le vicende che racconta “Io sto con la sposa” (che invito qui a sostenere e divulgare), allora ha senso che esista questo libro.

kindlescreensaver

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33 thoughts on “l’area schengen ai tempi dell’ikea

  1. WoW. Premesso che l’Ikea è uno dei miei luoghi di ossessione compulsione e che empatizzo la follia del letto di chiodi non trovando un compromesso tra il futon (prima) e il letto soppalcato (ora), questa è una delle migliori recensioni che ho letto in assoluto: mi hai convinta! Appena finisco i tre libri che sto leggendo in contemporanea passo al tuo fachiro e, soprattutto, all’area Schegen!

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    • vedo che anche tu, come me e presumo tanti altri frequentatori di questo blog, hai la mania (inguaribile?) della lettura contemporanea di ennemila volumi…

      per la cronaca, già che me lo ricordi: stiamo cercando un soppalco in legno da una piazza usato (senza chiodi, ovviamente). si sa mai che qualcuno, passando di qui… (ci sto prendendo gusto: vedi la filosofia proposta qui http://discutibili.com/2014/07/31/senza-pagaiare/)

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      • Uhm diciamo che durante l’anno finisco per leggere solo mattonate di roba didattica e quindi sto approfittando del parziale fancazzismo estivo per portarmi avanti con un po’ di lettura (rimpiango i bei tempi della tormentata adolescenza quando tra un evento alcolico e una paranoia sentimentale avevo il tempo per leggere tonnellate di libri)…

        Quanto alla filosofia citata, beh, che dire, 6 mesi fa ho cambiato casa e ho comprato solo la libreria (Expedit, Ikea, appunto), un tappeto e uno specchio per il bagno, tutto il resto (cucina, tavole, sedie, letto…) mi è arrivato per varie vie del non-commercio. 🙂

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    • Da quel che ho letto Romain Puértolas dimostra che il segreto per scrivere un bestseller è quello di avere uno spunto narrativo efficace. Inoltre l’autore del romanzo (scritto col cellulare), aspira al cinema, al punto che uno dei personaggi si chiama Sophie Marciò….
      questo tuo “ammenicolo di pensiero” mi è piaciuto molto e invoglia a leggere l’ inusitato romanzo
      simonetta

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      • davvero l’ha scritto con il cellulare?!? non lo sapevo. certo, l’autore ha il suo fascino: nazionalità ibrida, illusionista, insegnante, attivista per i diritti dei miganti… per certi versi mi ricorda un po’ miloud oukili con il suo viaggio nelle fogne di bucarest.
        grazie, simonetta (e benvenuta)

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  2. Ne lessi già in giro, mi convince del tutto il tema, e l’operazione culturale, solo a metà il letterario, devo dire. Diciamo che, se lo trovo gratis…

    ps. benvenuto al venerdì, ma, orsù, per completare l’opera, segnalati tra i commenti di Paola, ora! 😀

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  3. Pingback: Venerdi' del libro: un karma pesante |

  4. l’unità di misura temporale del lettore pendolare devo rubartela… Il fatto poi che un mobilificio s’incroci con la vita di un’attivista nel mondo della migrazione la dice lunga sulla nostra società

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  5. Pingback: L’unità di misura temporale del lettore pendolare | Pendolante

  6. passata per caso (sempre che esista..). Ottima recensione, leggerò presto! Un tema mio, nelle viscere. E felice di sentire parlare di “Io sto con la sposa” anche al di fuori delle (per me) solite cerchie. Grazie. Ce (o Meg) ancora senza una chiara identità nel web.

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    • “il caso non esiste” (cit.), direbbe il maestro oogway! 🙂 benvenuta ce, o meg, in cerca d’identità, e grazie davvero. di io sto con la sposa a venezia, purtroppo, credo si sia parlato meno di quanto avrebbe meritato, ma confido andrà meglio una volta che inizierà la distribuzione.

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