ich bin ein wissenschaftler

C’è chi attende con trepidazione l’autunno inoltrato per conoscere i destinatari dei prestigiosi premi che ogni anno vengono assegnati ad Oslo e Stoccolma, meglio noti come Nobel (salvo poi chiedersi il senso dell’attesa una volta saputo che quello della Pace viene assegnato, ad esempio, a Mr. Obama). C’è chi, invece, come me, normalmente risponde con un laconico «Ah-ah» alla notizia dei nomi che affiancheranno quello di Marie Curie, Linus Pauling, Luc Montagnier.
Per quanto mi riguarda, al contrario, attendo sempre con molta curiosità i risultati di un premio collaterale, ispirato al ben più famoso ma con l’aggiunta di un piccolo prefisso sufficiente a rendere idea del senso profondo di tale riconoscimento: il premio IgNobel, assegnato ogni anno alle ricerche più improbabili che la scienza sia stata in grado di partorire negli anni immediatamente precedenti.
Non è da tutti cogliere il senso profondo della sottile ironia legata al premio IgNobel (anzi, #ignobel, per adeguarsi ai tempi), ma sono assolutamente certo che i lettori di questo blog riusciranno nell’intento. Procedo, ordunque, con l’elenco.
Premio IgNobel 2014 per la fisica: a Kiyoshi Mabuchi, Kensei Tanaka, Daichi Uchijima e Rina Sakai, per aver misurato la quantità di attrito tra una scarpa e una buccia di banana, e tra una buccia di banana e il pavimento, quando una persona mette il piede su una buccia di banana che si trova sul pavimento; premio per le Neuroscienze a Jiangang Liu, Jun Li, Lu Feng, Ling Li, Jie Tian e Kang Lee, per aver cercato di capire cosa accada nel cervello di chi vede il volto di Gesù Cristo su una fetta di pane tostato (sempre troppo avanti, ‘sti ricercatori dell’estremo oriente). Premio IgNobel alla biologia a Peter K. Jonason, Amy Jones e Minna Lyons per aver mostrato che la gente che tende a tirare tardi la sera è in media più vanitosa, manipolatrice e psicopatica di quella che si alza presto al mattino (ops!); premio per la Sanità pubblica a Jaroslav Flegr, Jan Havlíček, Jitka Hanušova-Lindova, David Hanauer, Naren Ramakrishnan e Lisa Seyfried, per aver verificato se per un essere umano sia mentalmente rischioso avere un gatto (quasi banali, direi); ancora per la Biologia: a Vlastimil Hart, Petra Nováková, Erich Pascal Malkemper, Sabine Begall, Vladimír Hanzal, Miloš Ježek, Tomáš Kušta, Veronika Němcová, Jana Adámková, Kateřina Benediktová, Jaroslav Červený e Hynek Burda, per aver accuratamente documentato che quando i cani urinano e defecano, preferiscono allineare l’asse del proprio corpo con le linee nord-sud del campo geomagnetico (!!!). Capolavoro nella Medicina: premio a Ian Humphreys, Sonal Saraiya, Walter Belenky e James Dworkin, per la terapia delle epistassi incontrollabili che consiste nell’infarcire le narici del paziente con strisce di lonza di maiale marinata (e vegetariani e vegani, ci spiace per loro, che crepino dissanguati). C’è poi un premio IgNobel che non ha un corrispettivo nel già citato ben più famoso, quello per la Scienza Artica: a Eigil Reimers e Sindre Eftestøl per aver saggiato la reazione delle renne nel vedere esseri umani travestiti da orsi polari. Notevole quello alla Nutrizione: qui si prepara il cibo del futuro. Il premio va a Raquel Rubio, Anna Jofré, Belén Martín, Teresa Aymerich,e Margarita Garriga, per lo studio intitolato “Caratterizzazione di batteri lattici isolati da feci infantili come potenziali colture probiotiche starter per salsicce fermentate” (Merd! Direbbero, appropriatamente, i cugini d’oltralpe).
Ma la vera perla è che, quest’anno, ebbene sì, anche l’Italia ha avuto non uno ma ben due riconoscimenti. I nostri esimi colleghi Marina de Tommaso, Michele Sardaro e Paolo Livrea hanno ricevuto il premio IgNobel per l’Arte per aver misurato il dolore sofferto dalle persone che guardano un dipinto orrendo e un bel quadro, mentre viene loro sparato nella mano un potente raggio laser (i più cinici, neanche a dirlo, siamo noi). E adesso, ultimo ma non ultimo, il nostro fiore all’occhiello: nientepopodimeno che Santa Madre ISTAT, per aver fieramente anticipato il mandato dell’Unione Europea che consiste nell’incrementare la dimensione ufficiale dell’economia di ogni nazione (meglio noto come PIL) includendo redditi da prostituzione, spaccio di droga, contrabbando e altre transazioni finanziarie illegali tra partecipanti volontari. E ‘sticazzi! (non è ammessa altra conclusione).

Perché noi ricercatori, in fondo, siamo scienza, non  fantascienza.

obama-nobel

 

 

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28 thoughts on “ich bin ein wissenschaftler

  1. Io tiro tardi la sera e mi alzo presto al mattino, come la mettiamo? 🙂

    Ma a parte questo… io vorrei ricordare che anche le ricerche apparentemente più ignobeli possono portare a dei risultati. Lo spiegava proprio l’inventore dell’IgNobel qualche anno fa, su “Le Scienze”. Tipo: quando il tuo cane caga, almeno sai dove metterti per non fartela fare sulle scarpe, se hai una bussola.

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    • sulla prima parte, credo che saremo in molti…
      sulla seconda: il tuo commento è il vero senso di questo post. non c’è ig-nobiltà, in fondo, se c’è curiosità e impegno, serio, di ricerca. anche se ciò che si ricerca può far (sor)ridere innumerevoli schiere di genti.

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      • Senza considerare che sui temi scientifici l’ignoranza è imbarazzante, e quindi un sacco di persone proprio non capiscono il senso di certi studi. Vogliamo ricordarci le reazioni quando venne scoperto il bosone di Higgs? La più grande scoperta della fisica negli ultimi, boh, cinquant’anni. La risposta più gettonata fu: eh, certo, mi cambia la vita. E Steve Jobs è un genio. Mah.

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    • ti dico quel che immagino: in realtà non vengono investiti fondi specificamente per queste ricerche, credo nessuno si sognerebbe di finanziare il calcolo dell’attrito della buccia di banana. questi sono studi collaterali a progetti ben più ampi, d cui magari si è occupato una qualche studente a cui è stato fatto testare un qualche sistema che servirà in studi più complessi (e meno comici nei risultati).
      ecco, diciamo che quantomeno spero che sia così… 😛

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  2. C’è da mangiarsi il cappello, come Rockerduck. Ho fatto misurare ai virgulti i coefficienti di attrito gomma da cancellare – quadernone, pacchetto di caramelle – tagliere del pane, astuccio – cattedra. Ma alla buccia di banana non c’avevo pensato…

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  3. Io utilizzavo spesso una ricerca ignobel di qualche anno fa… quanto tempo ci impiega una cosa caduta per terra a prendere su batteri e schifezze varie?…6 secondi, se non ricordo male. E quindi mi fiondavo sul ciuccio o sul biscotto di turno più veloce della luce! 😀

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    • è stata la prima lezione del corso di microbiologia all’università: una piastra di coltura lasciata aperta sulla cattedra per qualche minuto (solo esposta all’aria, quindi!, il giorno dopo era un mosaico di colonie colorate e sgargianti.
      detto questo, noi qua s’è della filosofia: “caduto il biscotto? e vabbè. soffia soffia soffia e mangia: ciò che non ammazza, ingrassa!” 😛

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  4. Pingback: E’ zucchero filato, é curiosità | Io, me e me stessa – Historia de una mujer

  5. Pingback: in busta chiusa, lettera N (di niente, di nobel, di nudi) | ammennicolidipensiero

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