23 aprile: non è una ricorrenza, ora e sempre #ioleggoperché

E insomma ci siamo. Nella galleria del vento (…!) di piazza Gae Aulenti, sta per iniziare la serata #ioleggoperché. A fianco a me, Patrizia Violi, Daniele Muninn, Iome e noisette. Abbiamo la chiavetta wifi a segnale pieno, neanche mezza idea di che cosa faremo, è buio e abbiamo tutti nello zaino la maglietta #ioleggoperché (sì, lo so, fa molto Blues Brothers).
Sul tavolo, tre copie de Il cacciatore di aquiloni, rimaste dalla serata del 17 aprile, che offrirò ai primi tre blogger che verranno a trovarci.
Questo post verrà aggiornato, con cadenza varia ed eventuale, circa ogni dieci minuti. E intanto che aspettiamo l’inizio, un piccolo stacco musicale. Benvenuti a tutti!

(ore 21.11. Intanto che Angelo Pisani si appresta a presentare la serata e annunciare gli Ottavio Richter, piccola nota di folklore: abbiamo consumato uno spuntino alla Feltrinelli di piazza Aulenti, dove ho scoperto l’esistenza del pastafarianesimo. Geni.)

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21.16. scusate: gli Ottavo Richter stanno suonando i Blues Brothers. Ditemi se il caso non esiste.

21.32 «cosa sei tornato a fare, che sono quindici secoli che stiamo cercando di rimediare al disastro che hai compiuto?», cita Il grande inquisitore, capitolo dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, Gherardo Colombo.

21.50. Eccolo. È lui. Calvino, l’incipit degli incipit. Quello che ho citato qui. E che, per comodità, riporto qui.

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(tra parentesi. Per un attimo ho pensato, sperato, che Alessandro Bergonzoni fosse in piazza qua, anziché nella piazza di là. Peccato: vederlo, sentirlo parlare e sentirlo danzare tra le parole, è sempre una grande bellezza. Cito, un po’ a spanne, una perla tratta da uno dei suoi ultimi spettacoli, a cui ho avuto il piacere di assistere. «Noi abbiamo cinque sensi che ascoltiamo, e rispettiamo. Se vicino a noi attaccano tre martelli pneumatici, che fanno un frastuono infernale, noi che facciamo, stiamo lì ad ascoltarli e farci massacrare i timpani?!? No! Ce le andiamo! Se entriamo in una stanza piena di puzza di merda, cosa facciamo? Restiamo lì? Ma noooo! Prendiamo e u-s-c-i-a-m-o, e rapidamente. Allora, per quale motivo quando, ad esempio a lavoro, incontriamo qualcuno che emana un’energia negativa che in confronto la puzza di merda… eeeeeeeeeeh!… per quale motivo noi, anziché andarcene a gambe levate incrociamo le braccia, stiamo lì, e cosa diciamo? “Aaah-ah. Capisco. Sì, certo.”. E ascoltiamo, e stiamo lì! Che cosa diamine non ci fa dare retta al nostro sesto senso». Ecco, scritta so che non rende, ma immaginatevela detta da quel mostro sacro)

22.02 Sul palco Carlo Gabardini, istrionico artista e meraviglioso giocoliere di parole. Non lo conoscete? Ne raccontavo qui.

22.18. Quando basta la citazione (se volete sapere come prosegue: quipostit-1553953851238b

 

22.24. Per essere uno scrittore devi essere prima di tutto un lettore”, dice Gianni Biondillo. Banalità, forse, ma val la pena sottolinearla.

22.26. Diego Parassole cita Il dilemma dell’onnivoro di Michael Pollan. Proseguono le coincidenze: ne parlavamo qui, sul blog dei discutibili.

22.31. È il momento della musica. C’è il tempo, allora, per andare a inserire sul wall una citazione (tratta dal libro raccontato qui).

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22.38. Questo è un momento di memoria imprescindible: Janusz Korczak, che scelse di andare a morire nei campi di sterminio di Treblinka perché si rifiutò di abbandonare i suoi alunni.

22.50. Non poteva mancare, Daniel Pennacchioni, è il suo momento (ma non lo sto a citare, basta che apriate il wall di #ioleggoperché e cerchiate Come un romanzo. Vi compariranno mille e mille citazioni).

23.00 sul palco, gli attori, citano Caino di Saramago. Ne parlavo, per l’appunto, qui. Già che ci sono, ne aggiungo qualche altra parola.postit-155395e1e323e0 postit-155395e7f0c8c7 postit-155395e44ac326

23.14. (intermezzo. Pinguini all’orizzonte. Boia che brezzolina).

23.27. e insomma, si va verso la conclusione. Ho appena consegnato un libro dei tre ad una persona che, avvicinatosi al palco, ha semplicemente chiesto: «Posso?». E questa, commentavo insieme ai compagni di live blogging, è stata una delle più belle sorprese di questa sera: quelle parole scritte e quell’#ioleggoperché che trovano un senso nel momento in cui passano di mano in mano.

Buonanotte a tutti voi. Sotto le coperte mi aspettano le ultima pagine di Cronache da Gerusalemme di Guy Delisle. E appuntamento al prossimo, ora e sempre, #ioleggoperché.

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69 thoughts on “23 aprile: non è una ricorrenza, ora e sempre #ioleggoperché

  1. Eh si c’erano pinguini e mancava l’albero di natale. Ma almeno ci siamo stretti la mano. Per ragioni varie ho lasciato la piazza verso le 22.30.
    bella iniziativa e ottima scelta del posto. .
    Berlino niente male 🙂

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      • Si, è vero. Fa un po’ Berlino. Si stava comunque bene. Sarei rimasta fino alla fine, potendo. Sono d’accordo con WildHorse: potremmo ritrovarci, magari perchè no, stessa piazza..Un aperitivo magari.
        Oltre la Libreria il Domani e i treni delle nord condividiamo qualcosa: un pezzo di wordpress anche se voi scrivete molto molto bene e molto molto piu’ di me. Mi spiace non essermi fermata a conoscere tutti ma eravate tutti a smanettare nel momento in cui son passata. E poi la vicinanza al palco non era adatta alle chiacchiere. Alla prossima.

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  2. Mi ha fatto piacere vedervi in faccia, peccato non ci sia stato modo di interloquire, ma eravate davvero impegnatissimi a scrivere, seguire e…. cercare di scaldarvi!
    Se a luglio moriremo dal caldo, sapremo dove ritrovarci per un po’ di refrigerio senza aria condizionata: in Piazza Aulenti!!!!
    Comunque è stata una bellissima serata e, visto che sono un po’ di parte, ottima organizzazione da parte degli amici del LAB e grandi davvero i due attori!

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  3. Che bravo che sei e che sei stato a scrivere e descrivere tutto!!!
    Perchè non l’ho capito che fosse Wild Horse? Il freddo? L’alzhaimer?

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  4. Non ti preoccupare Patrizia, io ero di fronte a Iome, noisette e mentre tu eri di spalle; alla fine ho salutato ammennicoli che era accanto a te, forse lì mi hai intravisto.
    E comunque il freddo aveva ottenebrato un po’ tutti e tutto, siete stati davvero eroici lì seduti a smanettare tutta la sera, almeno noi in piedi potevamo scaldarci un po’ ogni tanto vagando per la Piazza.

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