il calciomercato de noantri – ammennicolidipensiero: topi di laboratorio in vendita

Torna il tema più-o-meno-settimanale sul blog dei discutibili: questa volta si parla, a modo nostro, di calciomercato. Redpoz ha introdotto l’argomento in questo post; quello che segue è il mio contributo in attesa di quelli dei nostri coautori o di chiunque voglia inviarci il proprio (scriveteci a redazione@discutibili.com).

i discutibili

«Buongiorno, posso disturbare cinque minuti? Vi ho portato il nuovo catalogo della Oldartis»
«Ah, grazie! Ma quindi adesso non lavora più per la Boche?»
«No, ho cambiato. Adesso è decisamente tutta un’altra cosa, molto meglio»
[Un anno dopo]
«Buongiorno, chiedo scusa, se avete cinque minuti di tempo vi lascio il nuovo catalogo dei prodotti Plecktron&Zikinson…»
«Buongiorno, grazie! Ma quindi… abbandonata anche la Oldartis?»
«Ah sì, è arrivata un’ottima offerta e una bella occasione di crescita professionale etc etc etc»
[Un anno dopo]
«Buongiorno! Come sta? Vi ho portato il nuovo catalogo della CraxoSwiftKlein…»
«…»
[continua] ***

Ebbene sì: il mondo delle aziende farmaceutiche è, per medici e ricercatori, il calciomercato de noantri. La scena che vi ho appena descritto potrebbe essere capitata in un qualunque laboratorio di ricerca, azzarderei non solo italiano ma europeo se non addirittura d’oltreoceano. Stiamo parlando di aziende che complessivamente fatturano a nove cifre…

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28 thoughts on “il calciomercato de noantri – ammennicolidipensiero: topi di laboratorio in vendita

  1. Scusami, però una cosa la devo dire: la tua facoltà, esattamente come la mia, è oggettivamente una società più facile. Questo non osta ad avere dei critici letterari del calibro di Contini o Francesco Orlando o, per parlare della generazione ‘giovane’, Daniele Giglioli, così come non osterà ad avere tanti bei nomi di ricercatori bravissimi nel tuo campo, ma negare questo dato di partenza mi sembra poco utile anche rispetto al discorso che vuoi sostenere…

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    • non sono molto d’accordo. biologia si fece questa nomea, forse a ragione, negli anni ottanta, quando era rimasto corso di 4 anni e pochi esami in mezzo a CdL che erano ormai passati a 5. fine anni ottanta inizio anni novanta, prima del grande e disastroso livellamento del 3+2, era tornato ad esser corso serio, non meno difficile di tanti altri: ti assicuro che tra l’esame di analisi uno a ingegneria e l’esame di anatomia umana a biologia non passa una gran differenza se non sei portato per l’uno o per l’altro: parlare di “oggettivamente” mi suona un po’ strano. per me la differenza sta più nel “dopo”: ho l’impressione che il valore, la “facilità”, di una facoltà sia proporzionale a quanto questa possa essere valorizzabile (in moneta) in relazione al lavoro futuro che ne deriva. biologia, chimica, scienze naturali, legge, lettere antiche sono tutte facoltà che nella più parte dei casi – certo anch’io salvo le individualità – “non rendono” economicamente. economia e commercio non è più difficile di matematica, ma trovami un disoccupato che sia uscito dalla prima alla bocconi, dove ha sborsato fior di quattrini per laurearsi, e guarda invece la situazione lavorativa dei secondi…

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      • Beh. Anche Ingegneria, specie alcune, è un po’ più facile della sua nomea. E Lettere ben fatto può essere complesso. Resta il fatto che io tra Hogwarts e :
        Durmstrang ho onestamente comosciuto i migliori scienziati della mia generazione. Beh, per entrare essere bravi a scuola poteva essere sufficiente, ma per restare no. Gli unici onesti bravi che riuscivano a restare con il loro percorso da Toto Cutugno erano i biologi, perché il loro CV, pur di cinque anni, lo sapevano tutti, era l’unico abbordabile insieme ai corsi a Hogwarts anche se eri solo bravo.

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        • il percorso da toto cutugno mi ha fatto molto ridere. intendi da eterni secondi, ho capito giusto?
          biologia certo è stato per anni considerato il ripiego di medicina, sono stato io stesso a scriverlo nel post. sono d’accordo su un aspetto: che rispetto a medicina fosse più facile dal punto di vista della gestione logistica. un anno in meno, più dinamico (anche per la possibilità di esperienze all’estero), meno soggetto a baronie e a vergognose regole di gerarchie che vigono tuttora (vedi sopra, però: questo si ricollega al potere “economico” di una facoltà), le sessioni di esame non contingentate per periodi come quasi tutti gli altri CdL ma disponibili ogni mese, corsi con frequenza non obbligatoria, poca specializzazione pre-internato. credo che questi siano alcuni aspetti che hanno spinto a considerarlo più facile, in quanto più gestibile logisticamente. per contro, come scrivevo, ad alto numero di iscritti corrispondeva anche un alto numero di abbandoni, con una selezione sul merito pari a quella di altre facoltà.
          su alcune università, non conoscendole da vicino (hogwarts una di queste, anche se ne intuisco le potenzialità) mi fido ovviamente del tuo punto di vista.

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  2. Eccomi dal pc, che argomento meglio. Quello che voglio dire è che secondo me ci sono facoltà che sono onestamente più abbordabili di altri, a prescindere dalla bravura dei bravissimi. Tu per esempio mi citi lettere classiche, ma è oggettivo che lettere classiche, almeno in Italia, sia mediamente più difficile di lettere moderne, che è una facoltà in cui alla fin fine si possono laureare e pure discretamente cani e porci (così come a Scienze dell’educazione e/o Scienze politiche). Io non ho fatto una facoltà difficile, è un dato di fatto. Mi sono formata brillantemente nella migliore università del mondo laureandomi a pieni voti e in tempo in una facoltà non difficile, e infatti ho trovato lavoro tempo due (nella nostra generazione ancora chi era bravo bravo trovava lavoro, persino a lettere, ma dappertutto, è noto) e ho avuto proposte di lavoro da università estere un filo prestigiose come Cambridge. Ma resta il fatto che non ho fatto una facoltà difficile.
    Ecco, Biologia nelle scientifiche è un po’ la lettere moderne, o almeno lo era nella mia generazione, è dato di fatto, così come era dato di fatto che a Matematica i Teorici dei numeri erano un pezzo avanti quanto a bravura dei Geometri e i particellari sperimentali a fisica potessero essere anche solo dei bravi elaboratori dati, mentre i genialoidi erano i teorici (o meglio ancora gli astro).
    Peraltro, dopo sedici anni di esperienza, queste cose si vedono anche a scuola: raramente trovi un insegnante di fisica (fisica vera, eh, non ingegnere riconvertito) che non sia molto bravo; mentre i peggiori insegnanti come quantità a statistica sono tre categorie: lettere, scienze naturali (quando viene dai laureati in biologia) e inglese. Sarà un caso? Io non credo proprio, anzi, so che non lo è perché per inglese il discorso è ancora più complesso ma sia a lettere sia a scienze arriva gente da un corso di laurea che mediamente laurea anche gente molto poco brava, e i risultati poi si vedono anche nell’abilitazione degli insegnanti.
    Poi, come si diceva, ci sono i numeri di chi è bravo, e sono altri discorsi. Però secondo me ci sono dati tendenziali che non si possono negare.

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    • capisco quel che vuoi dire, questo però per me supporta ulteriormente il fatto che siano i grandi numeri a far apparire un cdl più semplice di altri, oltre alle condizioni favorevoli tipo quelle che elencavo prima. ne sottolineo una in paricolare: la preparazione di base era, ancorché approfondita, molto generica, molto poco specialistica, mentre crescevano competenze tecniche e teoriche con il periodo di internato sperimentale. non è campanilismo, intendiamoci, solo non vedo una così accentuata discrepanza di formazione rispetto ad altre facoltà.

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      • Beh, non mi pare che supporti la tua teoria, anzi. Se sui grandi numeri, su laureati da tutta Italia, vedi statistiche scolastiche, alcuni Cdl si segnalano per produrre gente mediamente ciuccia e ugualmente laureata significa che è assai probabile che siano più facili di altri, dai. Capisco che sia difficile ammettere di aver fatto una facoltà facile, ma la prenderei con più serenità… 😉 A me, per esempio, avere fatto un CdL du cani e porci non turba neanche un po’. Sono talmente conscia del mio valore che non ho bisogno di fare astrofisica comparata per sentirmi parecchio brava uguale… 😎

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        • ma quello mica mi turba, anzi, fa parte del folklore 😀 quello su cui rimango in disaccordo è il fatto che biologia o lettere producano gente “mediamente ciuccia”: questa per me è una valutazione soggettiva, quella oggettiva è che la percentuale di laureati rispetto al numero di iscritti non è dissimile da quello di altri cdl. la mia sensazione è che quello nei confronti di biologia, così come di lettere o di altri cdl, sia più un pregiudizio che un dato di realtà, e i grandi numeri richiamano maggiormente l’attenzione, tutto lì…

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          • guarda, mi sa che sul fatto che i fisici siano di un altro pianeta concordiamo tutti e tre! 🙂 ma tra un 110 in lettere o biologia e un 110 in lingue, o scienze politiche, o ingegneria gestionale, o architettura, sinceramente, no, non riesco a fare proprio differenze.

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          • Amme, famo a capirci, però. Io ti parlo di 100 e tu mi rispondi parlando di 110 (e lode, dico io), beh, non è la stessa cosa. Se le eccellenze sono uguali, è sui valori medio bassi che si misurano i ciucci laureati. Non ho detto che si laureano con la lode e in tempo. Ma si laureano. Con molta più facilità che altrove. Sulla gaussiana, molto semplicemente, è stata talmente importante che ha determinato le mie scelte. Ho fatto lettere perché sapevo che a fisica sarei stata solo brava e questo non bastava per il modello di cittadino che volevo diventare. A lettere ho pagato le mie prime tasse (non nel senso di universitarie, ma di mio contributo all’erario, dunque al bene comune) a meno di vent’anni e ne sono piuttosto orgogliosa.

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          • ah, vabbè, sui valori medio bassi è chiaro, quello non lo mettevo nemmeno in discussione. questo però è pane comune di tante facoltà, mica solo biologia o lettere: queste saltano semplicemente più all’occhio per i grandi numeri, ma mi piace pensare che non sia solo la facilità del cdl il criterio che attira, e che si possa essere un certo tipo di cittadino anche senza essere eccellenze (per quanto nel nostro paese non sia certo facile). in ogni caso, ça va sans dire, massima stima per la tua scelta, essendo nelle mie medesime corde!

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          • Comunque se ti piace credere che a Biologia non sia così padronissimo, il make-believe serve a quello. Io so che a Lettere mediamente ci sono un sacco di laureati ignoranti e molto poco intelligenti, e la cosa, personalmente, non mi turba e non ho bisogno di statistiche per sapere che faccio parte di una eccezione (alla quale, peraltro, hai pagato gli studi tu).

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  3. Mi intrometto nel vostro scambio di opinioni perché un po’ mi sento tirata in causa… In primis, non so se era un commento qui o da te, devo dire che anatomia non è un esame difficile, è solo un esame in cui metti il culo sulla sedia, la testa nel libro, e stai così parecchio giorni. Studiare a memoria milioni di nozioni richiede impegno ma poca intelligenza. Tutta la facoltà di medicina richiede poca intelligenza, direi, e molta voglia di studiare. Con questo non voglio dire che poi fare bene il medico sia facile eh, infatti è pieno il mondo di medici teste di cazzo. Peró non posso vantarmi di aver fatto una facoltà difficile, perché sarebbe bugia. Ugualmente ‘povna, non difficile in senso stretto: certo che lì probabilmente saper mettere il quid in più fa la differenza, mentre da noi, onestamente, c’è poco da mettere di personale nell’anatomia della retrocavità degli epiploon. Detto ciô, perché schifi chi lavora per l’industria farmaceutica? Non è che tutti siano gli amministratori delegati che decidono le note porcate, ci sono gli onesti lavoratori che cercano di fare una chemio meno peggiore e quelli che fanno un buon analgesico di cui tutti godiamo. Non me farei una questione di classismo…

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    • vedi che però è proprio ciò che intendevo: non esistono corsi facili o difficili, nella misura in cui sei portato per ciò che stai studiando (che sia nozionistico a sfare, come anatomia, o logico, come analisi e calcolo), né voglio sostenere che biologia lo sia più di altre: a ognuno la propria competenza. esistono, però, forse, facoltà più bistrattate di altre in relazione all’opportunità lavorativa che offrono. mi spiace se ho dato una visione negativa, nel post, di chi lavora per le aziende: non era intenzione e non lo penso. il taglio ironico era per sottolineare che dove gira il denaro c’è anche maggior interesse a muovere le risorse umane secondo le stesse logiche del calciomercato.

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      • Per la verità io volevo invece dire che esjstono corsi facili e difficili, e che tra i difficili non ci metto il mio ma ci metterei piuttosto fisica, ad esempio, o certe ingegnerie micidiali; poi certo, c’è chi sente l’amore per la fisica e pure chi è genio mondiale in fisica, tipo mio cugino, ma lì siamo alle eccezioni. È indubbio che alcune richiedano, almeno per sopravvivere, meno impegno di altre, altrimenti non ci si spiega il boom di iscrizioni a scienze politiche di certi anni. Poi certo, c’è anche chi la vuol fare per fare una seria carriera diplomatica, poniamo, davvero. Quanto a chi lavora per le aziende, beh, non deve sposarle, e il denaro muove il mondo e pochi sono così idealisti da non crederlo, e spesso sono anche ben aiutati da casa..

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        • i boom ciclici ci sono, eccome, quello di biologia, come scrivevo prima, è stato negli anni ottanta quando il corso era più facile (e su questo concordo assolutamente) rispetto agli anni successivi: erano 4 anni anziché 5, diciannove esami di cui la metà ridicoli, etc. poi, anche loro del CdL, giustamente, se ne sono accorti e hanno reso il corso pari agli altri: finita la pacchia. biologia s’è portata dietro quella nomea per anni, però, così come scienze politiche poi.
          sui fisici, invece, mi sa che è ciò su cui siamo tutti d’accordo! 😉

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