di cento, di tre

In questi nostri giorni medio-agostani, l’evento che ha sbancato è indubbiamente stato il festeggiamento di un compleanno centenario: ciò che lo ha reso ancora più piacevole è stata la piena presenza in corpo e mente della festeggiata (ak.a. “nonna-bis”), che non aveva certo nulla da invidiare ad alcuni invitati più giovani di lei di almeno un ventennio – se non oltre. Della tre-giorni trascorsa (perché tanto è durato, tra preparativi ed effettivi festeggiamenti, l’evento), al di là degli aspetti personali di cui non parlerò in questa sede, un episodio vorrei riportare tra i fatti di cronaca, episodio che mi ha particolarmente colpito perché lo ritengo specchio di un certo giornalismo: l’intervista con il giornalista della testata locale (che, giustamente, tra gli eventi di rilievo è uso riportare le foto di famiglia e una breve intervista sulle vite dei neo-centenari).

Domanda: «…e mi dica, nonna R., qual è il segreto per una vita così lunga? [sì, son d’accordo, stendiamo un piccolo velo di pietà sulla domanda, ma tant’è, in un’intervista può anche starci, n.d.adp]».
Ora, potete immaginare che, per quanto presente e lucida possa essere l’intervistata, la prontezza di riflessi nella risposta – che non sia risposta preconfezionata, ovviamente – di una donna di cent’anni non sarà esattamente quella dell’ormai antonomastico Bolt alla partenza dei 200 metri [paragoni inevitabili, di questi tempi]: una mimina pazienza da parte del giornalista, se non d’obbligo, sarebbe stata quantomeno di cortesia e avrebbe magari permesso di godere di qualche risposta curiosa, magari grazie ai suggerimenti dei parenti circostanti («tutti i giorni, un cucchiaio d’olio col peperoncino!», «polenta e coniglio!» quelli che ho nitidamente percepito).
Così non è stato, dato che il suddetto giornalista (ma poi, “giornalista”… alla luce di questo post, meglio usare un più trasversale “intervistatore”) ha sbaragliato la concorrenza familiare con un repentino: «Lei crede in Dio, vero? È molto credente?» seguito a ruota, dopo un minimo cenno del capo da parte della centenaria, da un: «Quindi possiamo dire che è quello il segreto della sua longevità, eh? Le piace questo papa, vero? [e provati a rispondere di no, a uno così, che si fa le domande e si dà le risposte da solo, n.d.adp] Possiamo dire questo, sì?». Quanto liberamente dichiarato dalla neocentenaria è ovviamente comparso sul giornale a corollario della foto di famiglia.
Son piccoli episodi, per carità, ma di un concetto son abbastanza convinto: nelle più piccole cellule di interazione sociale, anche banali, sono racchiusi i meccanismi oppressivi e i valori dominanti che invadono, per osmosi, tutte le relazioni sociali. Senza proporre chissà quale idea rivoluzionaria che non sia stata già ben espressa dalle meravigliose parole di Humphrey Bogart, credo che l’immagine macchiettistica di giornalismo vissuta in questi giorni sia tutt’altro che distante da quanto avviene quotidianamente nella redazione di testate nazionali di ben altra fama e tiratura.

Detto ciò, essendo che oggi è il sedici e a Milano, il sedici di agosto, è come se fosse il quindici (una sensazione prossima al vuoto cosmico), mi arrogo il diritto di seguire con un giorno di ritardo la proposta di Romolo Giacani, forte del fatto di avere almeno un compagno di medaglie di legno, gaberricci – della serie: di quanto, ogni quattro anni, i giochi olimpici condizionino il nostro linguaggio quotidiano. La proposta è di scegliere tre “post-portfolio”, tra quelli scritti, tre post rappresentativi dello spirito del proprio blog che possano farne capire l’essenza ai neofrequentatori (e, nel frattempo, offrire tre letture agostane). Ordunque, la mia scelta ricade su questi, volutamente un po’ datati per poter aggiungere il plus-valore che solo il distacco temporale consente: La prospettiva dello stercorario, tra ricerca e precariato, guardando le stelle; 50 con o 30 senza, di cui ho sempre amato l’icasticità; ed Esserci stati, perché è più di un post ma è anche più di un semplice racconto di vita.
Buona lettura e buon agosto.

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21 thoughts on “di cento, di tre

    • il condizionale è d’obbligo. in questo caso, si spara sulla croce rossa. ti dico solo che, dopo averlo chiesto due volte, ha pure sbagliato a scrivere nell’articolo il sopranome (o meglio, il nome non di battesimo con cui la conoscono tutti). [a margine: credo che, comunque, un grafologo o un criminologo avrebbero sbavato nel poter commentare i suoi appunti XD ]

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  1. A parte gli auguri a nonna-bis che mi pare il minimo, mi stupisco poco, ma mi indigno molto. Vero che lo stesso comportamento tengono in casi ben peggiori, ma chissà perché “imboccare e imbeccare” una donna con cento anni di vita alle spalle mi pare … Peccato. Chissà cosa ne penserebbe il papa? Sarebbe d’accordo, vero?!

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  2. La parte religiosa della famiglia, del paesello, degli amici, persino dei conoscenti… quella parte ha sempre la prepotenza della sacralità: non vorrai mica mettere in discussione ciò che è sacro? Non vorrai certo porti in posizione eretica? Vergogna e scandalo cadono su di te e ti senti subito sbagliato o stupido. A seconda dei casi.
    A parte questo auguri alla nonna e peccato per l’occasione persa di conoscere i suoi pensieri.

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    • qualche anno fa andai a una conferenza sulle religioni in un noto paese costiero siciliano. ad un certo punto, l’eretico (…) relatore accennò al fatto che l’iconografia della madonna con il bambino non sia cosa nuova, ma già in egitto si ritrovavano simil immagini nel culto di horus/iside parecchi secoli ante domine. un uomo, scandalizzato, si alzò dal pubblico e platealmente se ne andò dalla conferenza insultando i relatori al grido di: “la madonna no, la madonna non me la potete toccare!”. ecco, a volte penso che, nonostante pensiamo di essere anni luce avanti, il modus pensandi del nostro conteso sociale, qui dalle nostre parti, non sia molto distante da quell’immagine… è solo uno specchio leggermente deformato di un modello culturale radicato – in questo paese in provincia vaticana – da cui non saremo mai veramente liberi.

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  3. non so come mi viene la pelle d’oca al pensiero di poter rimanere in vita fino a cento anni – e me ne mancano appena quaranta! insomma, auguri alla longeva nonna alla quale, al posto dell’intervistatore, avrei chiesto qualsiasi storia degna sicuramente di essere Storia, invece che fare domande pietose. ma gli intervistatori, si sa, sono persone povere di qualsiasi cosa, soprattutto d’ingegno…

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    • concordo. non capire che la memoria storica di questi uomini e donne fra poco andrà persa, e non saper cogliere la grande opportunità di mantenerla viva. grazie per gli auguri! (per la cronaca: avevo completametne travisato la tua età, pensavo mi fossi coetanea, all’ingresso degli anta – se non addirittura più giovane. li porti blogghicamente bene 😉 )

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  4. Idiosincrasie a palla per questo tipo di “giornalismo”..
    Sono recentissime e attualissime le domande del c…….. alle persone colpite dal terremoto tipo: Lei cos’ha provato? Ma io te lo farei provare a te il terremoto, imbecille.
    In quanto alle interviste standard alle persone molto anziane, stendiamo non un velo pietoso, ma un tendone bello spesso. Per lo più sono direi offensive. Parlano loro come se a cento anni corrispondesse un alto livello di deficienza. Idioti sono loro… E parecchio.
    Auguri alla Signora e Nonna, di cuore.
    C.

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    • eh, verrebbe quasi da dire che, quelle domande, le si costruiscono in anni e anni di messa a punto: quelle sulle calamità naturali sono l’esercizio per rispondere bene a quelle sulla quarta età 😀
      grazie mille per gli auguri! (ultimamente sono un po’ assente dal blog, per cui questi passaggi fan più che piacere)

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