la svolta

(immagine dal web. Autore: João Carvalho)

Avviso ai lettori: riflessione scritta da un non cattolico, tantomeno vaticanista. Riflessione da leggersi unicamente per il suo mero signifcato di speculazione sociologica.
Secondo avviso ai lettori: il titolo che avrei desiderato dare a questo post è un altro, ma la political correctness mi impedisce di farlo. Non ve lo risparmierò, in ogni caso, lo troverete in fondo al post in forma di immagine.

E bravo Jorge Mario Bergoglio. Questa volta l’hai fatta proprio grossa.
Dall’inizio della reggenza del duecentosessantaseiesimo papato della chiesa cattolica nonché del vescovato di Roma, il 13 marzo 2013, sono state innumerevoli le occasioni nelle quali Bergoglio è stato definito rivoluzionario. Il termine, a mio avviso, è stato quantomeno abusato, se si considera che quanto Bergoglio ha compiuto è né più né meno quanto si attenderebbe da una figura che per defnizione dovrebbe incarnare l’essenza evangelica. L’origine di tale abuso di rivoluzionarietà risiede con ogni probabilità nel fatto che i due papati precedenti hanno probabilmente abituato a tanto e tale secolarismo e fermezza sulla dottrina che sarebbe apparsa rivoluzionaria qualunque cosa, anche la reintroduzione del latino nelle celebrazioni.
Indubbiamente Bergoglio si è distinto, innazitutto, per la modalità: ha riportato l’emozione al centro della comunicazione (indubbiamente coadiuvato dal sapersi adeguare ai linguaggi odierni), ha reintrodotto il sorriso nella relazione, ha demitizzato il ruolo. Sempre indubbiamente, sono molto più che apprezzabili, e purtroppo molto meno pubblicizzati di quanto sarebbe stato giusto, tutti gli interventi volti al rinnovamento della struttura ecclesiastica: dalle (necessarie) riforme dello IOR e della curia a quella (altrettanto necessaria ed emanata motu prorio) sul codice penale vaticano. Ben più pubblicizzati sono state le aperture sull’omosessualità (tutti ricorderanno il «chi sono io per giudicare?…») e la lotta alla pedofilia interna al clero (non priva comunque di controversie, a cominciare dalla vicenda Inzoli) sulle quali, ribadisco, il commento più adeguato non dovrebbe essere tanto rivoluzionario quanto un e ci mancherebbe anche. Ma, appunto, l’apertura a qualcosa che sarebbe dovuta risultare prassi viene molto facilmente – e per comodità e vantaggio mediatico – etichettatto come rivoluzionario.

Stavolta, però, credo sia giusto riconoscere forse non l’epocalità ma certo l’eccezionalità del gesto. Il fatto è noto: in una comunicazione inviata a Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, in occasione del Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del fine vita, Bergoglio dichiara che è moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico definito proporzionalità delle cure, per giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’accanimento terapeutico. In altre parole, assegnando centralità e diritto assoluto alla decisione del paziente.
In una dichiarazione (che, se mai diventerà enciclica, chapeau) Bergoglio ha fatto due cose: la prima, ha ridicolizzato nei cinque minuti di lettura di una letterina di tre paginette un Parlamento italiano che, in non si sa più quanti anni, non è ancora riuscito ad arrivare ad una quadra su una legge sulla quale ormai, pur di non arrivare ad una conclusione, si è deciso di introdurre un articolo di legge sul sesso degli angeli.
Ma soprattutto, secondo punto, ha in qualche modo abdicato all’appannaggio e al controllo da parte della chiesa su uno dei due elementi imprescindibili della vita degli uomini: la morte (l’altra è, ovviamente, la nascita). Questo è un aspetto tutt’altro che secondario, se si considera quanto sia ontologico (e cruciale per la loro esistenza) per le religioni monoteiste conservare il predominio su ciò che per gli uomini è ignoto. La comunicazione di Bergoglio ha il pregio dell’umanità e del saper leggere i tempi, quelli di una medicina che ha esteso la durata della vita, ed il suo controllo ad oltranza, nei paesi ad alto tenore di vita e benessere; ancor di più, ha forse il pregio di riconoscere che non è con l’oltranzismo che si raggiunge l’obiettivo della priorità della divinità sulla vita umana che il cattolicesimo pone come elemento centrale della sacralità della fede.
E bravo, Bergoglio.

***

Detto tutto ciò, come anticipato, qua finisce la serietà del post ed inizia la parte, diciamo, satirica (se gaberricci mi approva il termine trattandosi di vignetta, per giunta non mia): lasciatemi concludere nella maniera politically incorrect con cui avrei voluto titolare questo post, affidandomi alle immortali parole di Don Zauker:

« Adinooooolfi…? »

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14 thoughts on “la svolta

  1. Ad Adinolfi della cosa fregherà zero, visto che ha inventato una nuova variazione dell’essere più realisti del re: lui è più papa del papa.

    Comunque: Bergoglio non s’è inventato nulla, la dottrina della chiesa è sempre stata quella. Per quanto riguarda la legge… guarda, forse le cose stanno meglio adesso. Tranne che per la “dittatura del parente” sulle questioni del fine vita.

    Bella la battuta sul sesso degli angeli.

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    • vado in ordine: lo so che ad adinolfi “fregancazzo”, ma non hai idea di quanta soddisfazione personale… 😀 😀 😀
      sono parzialmente d’accordo sul “la dottrina è sempre stata quella”. la dottrina si costituisce su più livelli, imprescindibilmente da esegesi, interpretazioni, catechismi – ed anche in questo caso con beneficio del dubbio. il primato della decisione dell’individuo è stato inserito solo in tempi moderni nel catechismo CEI ed è ben circoscritto all’accanimento terapeutico; il medesimo sottolinea poi che “anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte.”. dove, quindi, nel contesto, si collochino idratazione e nutrizione o l’essere tenuto in vita artificialmente è appannaggio dell’interpretazione. ecco, la mia può essere una sensazione sbagliata, ma la circostanza in cui è stato inviato il messaggio, il destinatario e il testo (cito dalla missiva) “vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere
      un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia” mi lasciano intendere da pate di bergoglio una rottura di pensiero più importante del semplice riportare l’attenzione sulla dottrina.
      opinione personale, ça va sans dire.

      infine: grazie per l’apprezzamento, mi sembrava fin troppo scontata in realtà…

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  2. Io sono cattolico, ma anche pensatore indipendente.
    Apprezzo le uscite di Bergoglio, che ha capito che la dottrina della Chiesa debba per forza di cose riavvicinarsi alla vita *reale* delle persone, con i problemi dei divorziati, con l’omosessualità, con i problemi di fine vita. Purtroppo per lui la strada è ancora molto lunga, e non son certo che l’impalcatura della Chiesa possa accettare le sue aperture.

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  3. Come dice Gaberricci Papa Francesco non si sta inventando nulla. Cerca di riportare la figura di Gesù e del Dio d’Amore al centro dell’esistenza umana ribadendo concetti che sono sepolti da anni di “regno papale” e da uno strato che “fa politica” e non fa quello che dovrebbe fare.
    Da cattolico sono molto contento di quello che sta facendo anche se i “nemici” interni aumentato di giorni in giorno… e come non dargli ragione quando dice: non basta non fare del male per essere cristiani … Dio non è un controllore di biglietti… nel senso che bisogna agire per fare del bene e farlo verso il prossimo

    Un sorriso 🙂
    Ps prima o poi ci dobbiamo incontrare (lo diciamo da anni) 😉

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    • perdonami se non riscrivo due volte la riflessione, ché è lunghetta, ti rimando alla risposta a gaber sulla questione dottrinale (e al mio scorrettissimo commento in risposta a kikkakonekka sulla questione inimicizie nel clero… 🙄 )
      sul p.s., invece, sottoscrivo in pieno! da pendolare non ho occasione di passare facilmente dalle tue parti, ma se occasionalmente passi in centro in settimana fammi sapere, che almeno un caffè ci aspetta!

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