imprudenze

Breve riflessione post-prandiale. Questa mattina mi sono ritrovato tra le mani uno studio di Shelley Correll, pubblicato nel 2007 dall’American Journal of Sociology (e per altro premiato per il suo valore sociale con un importante riconoscimento internazionale). Gli autori dello studio hanno inviato ad un elevato numero di aziende dei curriculum vitae fasulli di due figure professionali, aventi come caratteristica comune il genere (o entrambi uomini o entrambe donne); figure identiche nella sostanza e con competenze assolutamente comparabili, ma con un’unica piccola differenza sotto la voce “altre attività rilevanti”: nel curriculum di una delle due figure era elencato il ruolo di coordinatore o coordinatrice di una non meglio precisata “associazione Insegnanti-Genitori”. Per completezza dello studio, sono state inserite anche altre variabili, quali ad esempio l’indicazione “afro-americano” o “caucasico”.
Per farla breve: le donne con figli sono stati giudicate meno competenti ed impegnate sul lavoro rispetto alle donne senza (con punteggi sulla competenza inferiori di circa il 10% e sulla valutazione dell’impegno di circa il 15%). Le donne senza figli hanno ricevuto oltre il doppio delle richieste di colloquio; in fase contrattuale, le donne con figli hanno avuto bisogno di punteggi significativamente più alti per essere considerate per l’assunzione, ed in ogni caso quelle assunte sono state autorizzate ad avere un numero minore di permessi di ingresso in ritardo al lavoro. Lo stipendio proposto alle donne con figli è stato in media di 11.000 dollari inferiore (al cambio attuale undicimila dollari sono circa ottomilatrecento euro, se aveste questa curiosità). Oltre a questo sull’articolo, se voleste leggerlo, potete trovare un’altra serie di cose, riguardanti ad esempio le differenze negli incarichi proposti o la non influenza di quella che gli statunitensi chiamano “razza” (e lasciamo perdere questo aspetto, che sull’uso della terminologia in questione sarebbe da lanciare un’altra invettiva…).
Ah, inutile aggiungere che nel campione maschile di confronto non si sono riscontrate differenze; anzi, per la verità mi è cascato l’occhio sul fatto che il salario degli uomini con figli sia risultato pure superiore di circa seimila dollari. Ma tant’è, pioggia sul bagnato.

Riflettevo sul fatto che, in Italia, da racconti di storie recenti di cui sono venuto a conoscenza, abbiamo fatto un notevole salto di qualità. Ora sui curriculum non si scrivono più informazioni sullo stato di famiglia, proprio per non dare adito a discriminazioni immediate come quelle descritte dal suddetto studio.
Ecco, proprio perché i datori di lavoro non lo trovano più scritto, durante le interviste ai candidati sono finalmente obbligati a farsi violenza, ad umiliarsi ed a superare il grande, terribile imbarazzo della domanda: “E mi dica, dottoressa… ehm… a figli… ecco… a figli, come stiamo messi, eh?“.
Due diverse umiliazioni, in un colloquio solo.

altan

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23 thoughts on “imprudenze

  1. fantastico!
    se sapessi…quante ne subiamo noi mamme al lavoro e pensa che io per non perder terreno ( e poltrona! ) ho lavorato fino all’ottavo mese!…ma non sono solo i capi maschi, le peggio quando si accaniscono, sono le colleghe senza figli! come se fosse colpa nostra se loro non hanno avuto occasione di procreare!

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    • guarda, ti ringrazio davvero del commento, perché credo che una considerazione come questa sia necessaria, con maggior valore detta da chi è donna e mamma, e la condivido molto: abbiamo avuto modo anche di lavorare con il teatro proprio su questo aspetto, e ci siamo resi conto della difficoltà di uscire dallo schema di pensiero comune dell’uomo come oppressore in ambito lavorativo.

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  2. Che tristezza, caro mio. Tra l’altro, se posso scegliere preferisco di gran lunga lavorare con le donne. Ho avuto molti capi e molti collaboratori, e con le donne mi sono sempre, ma sempre sempre, trovato meglio.

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  3. un post davvero ben centrato su uno dei problemi che assillano la società attuale e non solo le donne contemporanee. sì, perché quando ci sono madri stressate, preoccupate e sfinite, ne risentono in primis i figli, i quali invece hanno bisogno di tranquillità e di attenzioni sane che oggi tanti genitori colmano in modo materiale per ovviare l’assenza. un mio sogno, temo assolutamente utopico, è una società che garantisca alle famiglie un reale aiuto nella crescita dei figli e quindi un aiuto alle donne lavoratrici madri (che per non essere assunte o non essere penalizzate sono magari ‘costrette’ a trascurare i figli)

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  4. …e poi si continua nei discorsi spiccioli ad essere ipocriti…a non capire che in fondo, al lato pratico, ti vien sbattuta in faccia “l’imprudenza”…

    😦 😦 😦
    (sono escluse chiaramente le sorelle, le madri, le nonne, le fidanzate di chi si esprime: il massimo proprio..)…
    lasciamo stare che oggi son tranquilla.

    ciao
    .marta

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    • marta, hai ragione, credo proprio che un grande problema stia lì: al lato pratico, ti viene sbattuta in faccia “l’imprudenza” e tutta la sovrastruttura circostante a volte non ti fa addirittura nemmeno rendere conto che è così.

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  5. si ma tanto noi abbiamo il vaticano che ci protegge qui, evviva la famiglia quella tradizionale, le altre le bruciamo tutte, così ci evitiamo altre umiliazioni nei colloqui.

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    • guarda, non so se le cifre qui siano come quelle degli stati uniti (lo studio è stato ovviamente interamente svolto là). mi viene un dubbio, però, se l’avessero condotto qui: credo che non avrebbero potuto non aggiungere tra le variabili dell’analisi la religione. anzi, senza dubbio, mi arrogo il diritto della certezza: religione, nazionalità, e un’altra serie di cosucce per cui qua siamo indietro anni luce…

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    • …ancor più rabbia, a pensare che la nostra specie sarebbe pure quella che si è adattata maggiormente alle cure parentali (su questo il discorso è lunghissimo, ci sono un sacco di bei testi di riferimento. consiglio su tutti “il terzo scimpanzè” di diamond).

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  6. E quando mi hanno chiesto ” ma lei pensa di lavorare sempre o se capitasse un’occasione ( sottinteso: un matrimonio e poi prole) smetterebbe?”…giri immensi di parole per dire e non dire…e quando nelle riunioni per decidere le promozioni ho sentito un capo dire: ” sai quella che ti avevo detto di passare di livello? Ecco, non farlo perche’ adesso e’ a casa incinta”….e avanti cosi’ ma io ormai ho perso le illusioni, resisto e basta. E beate quelle che nonostante tutto i figli continuano a farli, beate e coraggiose e meno pavide di me.

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    • mi tocchi sul vivo. attingo all’esperienza personale (cioè, quasi…) per il commento più triste tra quelli che io abbia mai sentito: “ma quindi, quando hai in programma di tornare dalla… dalla ‘malattia’?”. con quel sospeso tra lo scherzo e il pensiero recondito che mi fa pensare che, di scherzo, nella testa di chi ha partorito la frase, ce ne fosse ben poco…

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  7. Sempre interessanti queste campionature ad hoc!
    Non c’è da andare lontano se la battuta più utilizzata dai capi è
    “Ahh, oggi usciamo alle 17.00…siamo in allattamento?”
    Io ho avuto 5 responsabili nell’arco della mia vita, donne incluse, e nessuno è riuscito a non farmela almeno una volta ogni volta che, bada bene, non stessi prendendo un PERMESSO ma stessi SOLO uscendo all’orario contrattuale!
    E mi risulta che capiti a moltissime altre donne.
    Tasto dolens…
    .

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